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La Camera ai Repubblicani: sarà la loro tribuna contro Biden?

Sottotono, carica di tensioni e fonte di (ulteriori) divisioni interne, la prestazione del Partito Repubblicano americano alle elezioni di midterm ha però prodotto l’obiettivo minimo per non definire fallimentare la campagna, la conquista della maggioranza alla Camera.

Solo nella giornata odierna il Grand Old Party ha raggiunto ufficialmente la necessaria soglia dei 218 seggi, con otto flip rispetto alle elezioni del 2020, ottenendo l’ufficialità del controllo della Camera a più di una settimana dal voto e in assenza di “onde rosse”. “Mi congratulo con il leader McCarthy per la maggioranza alla Camera e sono pronto a lavorare con i repubblicani per ottenere risultati per le famiglie che lavorano”, ha dichiarato il presidente Joe Biden pochi istanti dopo l’annuncio. “Lavorerò con chiunque, repubblicano o democratico, sia disposto a collaborare per ottenere risultati” per il popolo americano, ha aggiunto Biden.

Un messaggio distensivo che però cela molte tensioni, prima fra tutte quella riguardante il futuro ruolo della Camera come platea anti-Biden in mano ai Repubblicani. Donald Trump e i suoi fedelissimi avevano in passato annunciato la possibilità che la conquista della Camera da parte dei Repubblicani aprisse a un’ondata di inchieste aggressive sull’attuale amministrazione. Nel 2018 la conquista democratica della Camera era stata la base per una duplice procedura di impeachment poi respinta dal Senato che era apparsa come un’inchiesta “di partito” più che bipartisan. I Repubblicani intendono far deragliare la Commissione d’inchiesta sui fatti di Capitol Hill e aprire a una serie di procedure contro Biden.

Faro sul disastroso ritiro dall’Afghanistan

La prima possibile inchiesta che i Repubblicani intendono promuovere sarà quella sul caotico ritiro dall’Afghanistan, in particolare sul caso dei tredici militari rimasti uccisi nell’attentato all’aeroporto di Kabul durante l’evacuazione di migliaia di civili. Molti tra i repubblicani sono inoltre intenzionati a indagare sulla famiglia del presidente, in particolare sulle attività di suo figlio, Hunter Biden. “Il deputato James Comer del Kentucky, che è probabilmente in corsa per presiedere il Comitato di supervisione della Camera”, riporta la CNN, “ha dichiarato che invierà nuovamente una lettera al dipartimento del Tesoro chiedendo all’agenzia di pubblicare eventuali rapporti sospetti sull’attività bancaria legati a Hunter Biden“.

Il papabile prossimo leader della Camera Kevin McCarthy non condivide l’impostazione del redde rationem e teme che questa corsa dei deputati della Destra del Grand Old Party a usare come platea la Camera possa danneggiare il clima politico del Paese e, come nota il New York Times, ritiene che i Repubblicani hanno chiaramente bisogno di lasciarsi alle spalle Trump e il suo stile politico. Ora che ha annunciato un’altra corsa per la presidenza, non sarà facile da fare, ma è facile vedere che è ciò che deve essere fatto”.

Clima e soldi: a cosa può puntare il Gop

Su altri fronti in ogni caso i Repubblicani avranno gioco più facile a convergere. Saranno rallentate le politiche climatiche di Biden e si negozierà al rialzo per spostare i fondi per le infrastrutture dell’amministrazione negli Stati dell’America profonda e “rossa”. L’analista conservatore Yuval Levin, senior fellow presso l’American Enterprise Institute, ha scritto sul New York Times che i Repubblicani dovrebbero pensare a sfruttare in forma propositiva e costruttiva la loro pur risicata maggioranza. Anni fa il Grand Old Party, nota Levin, era ritenuto “troppo libertario per molti elettori conquistabili – sulla spesa pubblica e sulle tasse, ma anche sull’immigrazione, sul commercio e sulla politica familiare”. Il partito è più “appetibile per gli elettori incerti su questi temi ora. Questo potrebbe spiegare perché sembra che i repubblicani abbiano conquistato la maggioranza dei voti per i seggi della Camera a livello nazionale in queste elezioni, superando i democratici di circa tre o quattro punti percentuali” e invitare a lavorare per produrre risultati condizionando l’agenda Biden.

Questo vorrebbe una dialettica politica sana e costruttiva: ma con una corsa alla nomination che si preannuncia serrata tra lo stesso Trump e Ron DeSantis e antiche trincee di odio politico mai colmate, oltre a ben cento eletti che negano la validità delle elezioni del 2020, sarà difficile per McCarthy e i suoi tenere il fronte compatto. La maggioranza può proiettare il Partito Repubblicano a un ruolo propositivo e operativo nella politica Usa. Ma può anche esacerbare ulteriormente gli animi come successo nel 2018 con la guerra dell’impeachment scatenata dai Democratici a Trump dopo la vittoria alla Camera.

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