Salute

l mal di testa «tensivo» come va curato? È possibile prevenirlo

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Ho 28 anni e nessun problema di salute. Durante il periodo della tesi, sono stato molto stressato e a due giorni dalla proclamazione, mi è comparsa una cefalea tensiva, regredita senza farmaci, ma che ogni tanto torna. Che cosa posso fare?

RispondeMari Clara Tonini, Responsabile Centro Diagnosi e Cura Cefalee,

Clinica S.Carlo. PadernoDugnano, Mi.

Per fare diagnosi di Cefalea di tipo tensivo (Ctt) devono essere rispettati i criteri elencati dalla Classificazione internazionale delle cefalee. Il primo è la presenza di almeno 10 attacchi con cefalea della durata variabile (da 30 minuti, a 7 giorni), con almeno due delle seguenti caratteristiche: sede bilaterale; dolore non pulsante; intensità lieve o media; nessun peggioramento durante attività fisiche di routine. Inoltre non deve manifestarsi nausea nè vomito, ma può essere presente fastidio alla luce o ai suoni, mai entrambi. Vengono poi descritti diversi sottotipi di cefalea tensiva in funzione della frequenza degli attacchi mensili e dell’associazione a contrattura dei muscoli pericranici (e cioè della fronte, delle tempie, del collo, delle spalle), apprezzabile alla palpazione: Ctt episodica infrequente, presente per meno di 12 giorni all’anno; la Ctt episodica frequente, da 1 a 14 giorni di cefalea al mese; la Ctt cronica, 15 giorni o più di cefalea al mese per più di tre mesi.

Le cause

La Ctt è tra le più comuni forme di cefalea primarie (cioè non causate da alcuna malattia), con una diffusione nella popolazione tra il 46% e il 78%, lievemente maggiore nel sesso femminile. Si manifesta a tutte le età, ma più di frequente prima dei 40 anni. Le cause non sono chiare, ma si pensa che siano diverse e coinvolgano aspetti genetici e ambientali. Fattori tra i quali lo stress, psicologico o da prestazione, particolari eventi della vita, anche positivi, hanno un ruolo importante nel favorire una Ctt; così come determinate posture che mantengono per molte ore la muscolatura del collo o della colonna cervicale o delle spalle in tensione. Ma è soprattutto una cattiva qualità del riposo notturno a facilitarne la comparsa.

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La mancanza di sonno

Un recentissimo studio ha dimostrato che il 26-72% dei soggetti identifica in un’alterazione del sonno il fattore scatenante principale di un attacco di cefalea tensiva e basterebbe la mancanza di sonno per due soli giorni consecutivi a favorirne il rischio di insorgenza. È da sottolineare la relazione «bidirezionale» tra i due disordini: la cefalea può determinare un disturbo del sonno e un disturbo del sonno può precedere o scatenare cefalea. La difficoltà ad addormentarsi, un sonno frammentato, un risveglio precoce sono in relazione con un’aumentata frequenza ed intensità degli attacchi e creano un circolo vizioso che può portare non solo alla cronicizzazione della cefalea (0,5-1 %), ma a stanchezza durante il giorno, difficoltà ad affrontare gli impegni, responsabili a loro volta di uno stress maggiore e della comparsa di ansia (9,5%) e depressione (14,2%). Il legame della cefalea tensiva con questi fattori scatenanti emotivi, psicologici e neurofisiologici può essere messo in relazione al comune malfunzionamento delle strutture cerebrali che controllano l’emotività, il sonno e la soglia al dolore e alla diminuzione di alcuni neurotrasmettitori (serotonina, melatonina).

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Quattro trattamenti
I consigli

Per questo si consigliano: riposo, sospensione dell’attività di lavoro-studio, anche per brevi periodi, tecniche di rilassamento e di meditazione. Inoltre, viaggi, variazioni metereologiche e freddo possono peggiorare i sintomi di una Cct. Se è fondamentale l’individuazione dei fattori scatenanti «personali» , è altrettanto importante una corretta diagnosi: se si è avuto un solo attacco bisogna escludere, attraverso storia clinica ed esame neurologico, che non si tratti di altro tipo di cefalea.

La cura

La Cct si può affrontare con farmaci che risolvono i sintomi in poche ore o con un trattamento di prevenzione. Nel primo caso, con i Fans (ibuprofene, aspirina, naprossene, paracetamolo) ma anche con miorilassanti. Per la profilassi, indicata nelle forme molto frequenti o croniche, gli antidepressivi triciclici o di altre categorie come gli Ssri, che bloccano la ricaptazione della serotonina, ma con risultati contrastanti. Il dolore della Ctt non è disabilitante e spesso chi ne soffre si cura da sé con il rischio di assumere farmaci non appropriati o usarne troppi, causa di peggioramento e cronicizzazione del disturbo. Consiglio di consultare il medico di famiglia e nei casi più gravi un ambulatorio o un centro cefalee.

27 giugno 2020 (modifica il 28 giugno 2020 | 10:40)

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