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Kabul, cosa può significare l'attacco all'ambasciata russa

Un’esplosione squarcia la mattina di Kabul. Stando alle informazioni che giungono dalla capitale dell’Afghanistan, un attentatore è stato ucciso nei pressi dell’ambasciata russa dopo essere stato identificato dalle guardie di sicurezza della missione consolare, ma i proiettili con cui è stato neutralizzato il kamikaze hanno provocato comunque l’esplosione non lontano dall’ingresso dell’ambasciata. Il bilancio provvisorio delle vittime parla di 20 persone rimaste uccise dalla detonazione, con un numero imprecisato di feriti. Come riportato dalle fonti di sicurezza afghane, molti dei morti e dei feriti erano lì per il rilascio dei visti da parte della missione diplomatica. Il ministero degli Esteri di Mosca ha invece confermato il decesso di due cittadini russi dipendenti dell’ambasciata.

La notizia ha provocato l’immediata reazione del governo russo, che attende ora l’avvio delle indagini e che ha già fatto scattare tutta la rete di intelligence interna all’Afghanistan. Il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha parlato di un “atto di terrorismo assolutamente inaccettabile”, aggiungendo che in questo momento “la priorità è ottenere informazioni su cosa è accaduto ai nostri rappresentanti e diplomatici”. Per ora non trapelano altre indiscrezioni da Mosca. Tuttavia, l’impressione dalle prime analisi di quanto accaduto a Kabul porta a escludere la casualità della scelta di farsi esplodere davanti all’ambasciata russa in questo periodo. La scorsa settimana, l’agenzia di stampa Reuters aveva segnalato che il governo talebano era pronto a concludere un accordo con la Russia per l’acquisto di benzina e benzene dalla Russia. Una notizia confermata dallo stesso portavoce del ministero dell’Economia afghano, Habiburahman Habib, che aveva anzi precisato che la delegazione talebana si trovata a Mosca per discutere di contratti sulla vendita di grano, gas e petrolio russi. Le rivelazioni ottenute da Reuters indicavano l’evoluzione in senso positivo delle trattative iniziate da Kabul già agli inizi di agosto e confermavano quindi due elementi non secondari: il primo che la Russia aveva la possibilità di rafforzare il proprio rapporto con l’Afghanistan; il secondo che nonostante l’isolamento internazionale, l’Emirato islamico continua ad avere rapporti privilegiati con alcune potenze e mantiene anche relazioni di tipo commerciale.

A un anno dal ritiro statunitense dal Paese, il messaggio che giungeva da Mosca era dunque quello di un rovesciamento dell’influenza sul Kabul con una svolta in favore dei russi. Come spiegato da diverse fonti, a partire dall’afghana Tolonews, la Russia per l’Afghanistan è già il principale fornitore di petrolio e generi alimentari, con prezzi anche estremamente competitivi. La scelta serve non solo a continuare a far circolare i propri idrocarburi nonostante le pesanti sanzioni imposte dall’Occidente, ma anche a blindare i rapporti con quegli Stati che necessitano di beni di prima necessità e materie prime che Mosca può offrire in cambio – in questo caso – non tanto di contropartite economiche, quanto politiche e strategiche. Un do ut des che implica però un inserimento massiccio in un ginepraio qual è l’Afghanistan del post-ritiro americano, oltre a un problema particolarmente interessante: il necessario utilizzo di un Paese terzo come passaggio di queste merci, sia per le sanzioni contro Mosca e Kabul, sia per l’assenza di rotte commerciali libere da altri Stati.

La detonazione di oggi, in attesa delle indagini e delle prossime evoluzioni dei rapporti che giungono da Mosca, se può essere considerata un segnale rivolto al Cremlino, ma può essere letta anche in chiave di sfida interna. Nell’Emirato islamico, infatti, si assiste da diversi mesi a una lotta di potere intestina al mondo dei talebani dovuta al fatto che non solo le diverse frange rappresentano differenti sponsor internazionali, ma anche clan e centri di potere che non possono permettersi di perdere rendite di posizione ottenute con la presa di Kabul. Il terrorismo è un’arma con cui si contrappongono anche le stesse fazioni. E un accordo con la Russia che riguarda petrolio, gas e grano, per il presente e il futuro del Paese risulta fondamentale anche nelle gerarchie interne e internazionali dell’Emirato.

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