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Si è imbarcato da clandestino, su un barcone di clandestini partito dalla Costa d’Avorio per raggiungere l’Italia. Juniò Diara, sei anni appena, è riuscito a imbucarsi sgattaiolando tra i 169 connazionali imbarcati su un peschereccio che li avrebbe condotti in Italia. È riuscito a farla franca sfuggendo al controllo degli scafisti rimanendo nascosto per tutta la traversata nel ventre del peschereccio, protetto dai suoi connazionali. Voleva riabbracciare la madre Aisha Binate, 22 anni, e la sorellina gemella Rama, che cinque mesi fa hanno attraversato il Mediterraneo, partiti anche loro dalla Costa d’Avorio, per raggiungere Lampedusa. Juniò ce l’ha fatta grazie al coraggio e alla sua testardaggine e stamattina ha potuto riabbracciare la mamma e la sorellina gemella ospiti del Centro di prima accoglienza per richiedenti asilo di isola Capo Rizzuto (Crotone).

Sbarcati 169 migranti

Era stato lui stesso all’inizio dell’anno a spingere la madre verso le coste italiane. Aisha era rimasta sola con due figli, dopo la morte del marito, assassinato in un agguato. La donna, ha dovuto superare mille ostacoli. Si è anche ammalata di depressione e, per di più, non voleva saperne di lasciare il suo Paese a bordo di un barcone. Era terrorizzata dall’acqua e ai suoi parenti aveva confidato che non sarebbe mai riuscita a raggiungere l’Italia, attraversando il mare. Juniò l’ha tranquillizzata e le ha chiesto di partire con la sorellina perché un giorno «molto presto», l’avrebbe raggiunta. Aggiungendo: «Per un bambino è più semplice cavarsela». Così è stato. Aisha si è imbarcata con la piccola Rama affidando Juniò ad un’amica. Il piccolo, però, dopo qualche giorno è riuscito a scappare e far perdere le tracce, cercando il modo d’imbarcarsi per ricongiungersi alla madre e alla sorellina arrivate lo scorso febbraio a Porto Empedocle.

La quarantena sulla Moby Zaza

Juniò ha viaggiato per settimane senza mai uscire allo scoperto. È saltato fuori solo quando l’equipaggio della Ocean Viking, la nave di SoS Mediterranee ha intercettato il barcone in acque internazionali. Poi la quarantena sulla nave Moby Zaza, davanti a Porto Empedocle, alle porte di Agrigento. Aisha, intanto, è stata informata dell’arrivo del figlio dal Commissario della Croce Rossa di Isola Capo Rizzuto Francesco Pascuzzo. Juniò la sera di lunedì scorso è partito dalla Sicilia per ricongiungersi alla madre. Martedì mattina l’abbraccio tra i pianti di gioia di Aisha che, forse, non si aspettava di rivedere così presto il suo piccolo eroe. Grandissima anche l’emozione nella tensostruttura della località siciliana, la Vigata dei romanzi di Camilleri, tra le poliziotte e i volontari delle Croce Rossa che per due settimane si sono occupati del piccolo africano. Angelo Vita, volontario della Croce rossa italiana di Agrigento, ha raccontato con emozione: «Il bambino è stato per due settimane sulla nave senza i genitori, ma è stato accudito con affetto dai poliziotti e dalla Croce rossa. È un bimbo molto educato. Nella tensostruttura abbiamo dei giocattoli, c’è un angolo dedicato ai bambini: faccio volontariato per questo, sono cose che restano nel cuore». La madre è stata rintracciata nell’ambito del programma «Restoring family links», progetto della Croce Rossa, partito dopo il grande naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, «e il tutto è avvenuto in sinergia con la questura e la prefettura», tiene ad aggiungere Vita.

7 luglio 2020 (modifica il 8 luglio 2020 | 13:15)

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