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Contro il virus che avanza e le polemiche che ci sconquassano. L’Italia è una piccola luce in fondo al tunnel del calcio litigioso. L’amichevole con la Moldova vale poco, quasi niente, visto il valore modesto degli avversari, ma i riservisti scelti da Mancini fanno il loro dovere e molto di più: 5-0 nel primo tempo con il primo gol in Nazionale di Cristante, che guida il centrocampo e mette il piede in altre due reti; il primo acuto dell’esordiente Caputo, 33 anni e due mesi, l’attaccante più vecchio al debutto che favorisce anche l’autorete di Posmac e la prima doppietta azzurra del capitano di giornata, El Shaarawy. Nella ripresa, giocata sempre con piglio garibaldino, c’è spazio e tempo per il 6-0 tennistico di Berardi e anche lui in Nazionale non aveva mai segnato.

Ma oltre ai gol c’è il gioco, la determinazione, l’attenzione tattica. Mancini sta lavorando bene e in profondità. L’Italia, attesa da due partite cruciali di Nations League, domenica in Polonia e mercoledì a Bergamo con l’Olanda, non snobba nessun avversario e impreziosisce la collana di numeri record del ct, che è alla diciassettesima partita utile con 14 vittorie e dopo 22 gare azzurre è quello che ha messo insieme più punti (50) e la media reti migliore. Gli azzurri, a otto mesi dall’Europeo, ci fanno sorridere e sperare. Il lungo lockdown, dieci mesi senza partite, sembra passato indenne. E poco importa che in campo, nel silenzio del Franchi, riempito da un migliaio di spettatori a invito, ci siano solo rincalzi. Della squadra che all’inizio seppellisce sotto una montagna di gol la sprovveduta Moldova c’è un solo potenziale titolare, Acerbi. Però molti i suggerimenti per l’allenatore: Lazzari spinge molto e bene e la catena di destra con Berardi funziona, Cristante illumina la regìa con una serie di lanci millimetrici, soprattutto Caputo che segna e fa i movimenti giusti da attore consumato pronto a insidiare Belotti e Immobile. Bene anche Bonaventura, con la pesantissima maglia numero dieci sulle spalle.

La Moldova, numero 175 del ranking, fa quello che può: si difende con otto-nove uomini dietro la linea della palla, tenta il pressing basso, picchia un po’, ma non riesce a innervosire gli azzurri che giocano da squadra, convinti, determinati, lucidi. La squadra di Mancini impiega una decina di minuti a trovare le misure della partita, giusto il tempo di consentire a Sirigu una paratona su Nicolaescu, sgusciato via al distratto Acerbi. Poi solo Italia. Che attacca bene e in velocità, sfruttando l’ampiezza, i cambi di gioco, le verticalizzazioni improvvise.

Mancini torna a casa con parecchie certezze, senza contare che giovedì mattina in ritiro, oltre a Lorenzo Pellegrini, troverà sia Chiellini che Bonucci, capitano e vice, destinati a giocare a Danzica contro la Polonia. «Conta aver vinto, ma soprattutto aver mostrato la mentalità giusta. Quella di sempre. Caputo nuovo Schillaci? Dipenderà da lui e da quanto saprà fare in campionato. Il virus? Nella vita bisogna sempre essere ottimisti, altrimenti non si vive più».

7 ottobre 2020 (modifica il 7 ottobre 2020 | 23:09)

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