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Italia e Francia guidano la sfida spaziale europea a Elon Musk

C’è l’Europa in campo con Francia e Italia in prima linea nella nuova frontiera spaziale che vede il Vecchio Continente muoversi per occupare una nicchia ben precisa, quella delle connessioni internet via satellite. Nella notte tra il 7 e l’8 settembre l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha lanciato con successo grazie a un vettore Ariane 5 il satellite di telecomunicazione Eutelsat Konnect Vhts dalla base di Kourou situata nella remota Guyana francese, dopo aver rinunciato a un primo tentativo di lancio che è stato rinviato per maltempo.

Ai piccoli satelliti Starlink, Leonardo e Thales rispondono con un programma ambizioso. “Eutelsat Konnect Vhts è un satellite alto circa 9 metri, quanto un edificio di tre piani, con un’apertura alare di oltre 45 metri e una massa al lancio di 6,4 tonnellate”, nota Space Economy 360. Progettato con un’aspettativa di vita superiore ai 15 anni”. Eutelsat sarà un satellite di nuova generazione che “potrà garantire connettività mobile e a banda larga ad alta velocità per colmare il divario digitale in Europa” e rappresenta l’inizio di una potenziale nuova costellazione di matrice italo-francese. È stato infatti realizzato da Thales Alenia Space, una joint venture che vede la maggioranza delle quote in mano alla francese Thales, per la precisione il 67%, e il rimanente 33% in mano a Leonardo.

Eutelsat è un gruppo francese che si affida a Thales-Alenia per la parte manifatturiera e tecnologica. Fondata nel 1976, tramite 39 satelliti di proprietà offre servizi di affitto della propria infrastruttura satellitare commercializzando la propria banda, fornendo copertura in Europa, Medio Oriente, Africa, India, Asia e America. Ora prova a sfidare Starlink di Elon Musk protagonisti della partita dell’internet via satellite e recentemente apertasi a uno sbarco industriale europeo con l’alleanza con il colosso delle telecomunicazioni a guida tedesca T-Mobile. Eutelsat, ha fatto notare l’ingegnere Marcello Spagnulo, autore di Geopolitica dell’esplorazione spaziale, su Formiche ha nel 2021 “acquistato il 25% della società londinese OneWeb che opera una costellazione da 450 satelliti in orbita bassa (sui 680 previsti) per fare concorrenza a Starlink, e adesso vuole investire tra i 3,5 e i 4,5 miliardi di euro per lanciare entro pochi anni i satelliti di seconda generazione”. L’obiettivo? Fare pressione sulla Commissione Europea e in particolare sul transalpino Thierry Breton, per portare la partita a livello europeo come da tempo si discute.

A dicembre 2020 Breton è stato il regista di un piano della Commissione von der Leyen da 6 miliardi di euro per dotare l’Europa di capacità operative nella  sfida dell’Internet via satellite che però, a oltre un anno e mezzo dall’inizio delle discussioni in seno alla Commissione, deve essere ancora strutturato nelle sue specifiche. Nelle intenzioni di Breton la futura costellazione europea dovrebbe unire comunicazioni avanzate, data center europei e crittografia quantistica per far coesistere sovranità sui dati, tutela dei consumatori e indipendenza strategica. Oggigiorno Breton teme che la coesione con OneWeb possa aprire al mondo anglosassone questa politica, e appare titubante nello spingere a tutto campo su Eutelsat, ma il governo francese pare pensarla diversamente.

Spagnulo ricorda che “le mosse di Eutelsat sono apprezzate dagli azionisti al punto che uno dei principali, la banca d’investimento pubblica Bpifrance, che già deteneva il 22,65% della società, a inizio agosto ha aumentato la propria partecipazione acquistando un ulteriore 2,67%” e questo potrebbe rappresentare un fattore di stimolo decisivo a cui l’Italia non può, a sua volta, restare indifferente. La mossa auspicata da Breton, osservata dall’Esa, incentivata da Eutelsat può, come il recente lancio rivela, rappresentare un acceleratore nostro eccellente settore aerospaziale. Ancor prima che potessero nascere formali strategie politiche europee in tal senso, l’asse italo-francese coinvolgente Leonardo si è mosso con decisione nella direzione della ricerca di un’alternativa ai 42mila satelliti messi in campo da StarLink.

Nei prossimi anni si prevede che le basse orbite vicino alla Terra saranno sempre più affollate e popolate . AI satelliti di Musk si aggiugneranno decine di migliaia di piccoli satelliti orbitanti come quelli del primo grande esperimento italo-francese in materia, quello della costellazione Lightspeed commissionata a Leonardo e Thales dalla canadese Telsat nel 2021. Segno dell’accelerazione della corsa tra chi vuole partecipare alla grande competizione della space economy. Passante anche, se non soprattutto, per il governo dei flussi dati in una fase di accelerazione delle connessioni in cui anche un valido attore europeo non può mancare di giocare una sfida decisiva sul piano industriale, tecnologico, politiico. Dopo Copernicus, la costellazione satellitare deputata all’approfondimento dell’osservazione e del monitoraggio del pianeta Terra, e Galileo, il Navstar-Gps formato europeo che si fonda su un’articolata rete di 26 satelliti posti a circa 24mila km dalla Terra, Eutelsat può essere il nuovo perno di una rete in cui l’Italia può schierare eccellenze tecnologiche come Avio e Argotec per amplificare lo sviluppo.

Mentre la rivoluzione tecnologica accelera e il mondo va adattandosi al maxi-flusso di dati che l’ascesa del sistema 5G imporrà Roma e Parigi possono costituire il nucleo dell’alternativa Ue ai colossi americani con in testa Starlink. In questo caso il propositivo Breton appare, stranamente, l’uomo da persuadere maggiormente: dai capitali privati e dall’iniziativa industriale dei colossi a partecipazione statale di Italia e Francia è partita però un’onda difficilmente arrestabile. E a cui nell’Ue non esistono ad oggi alternative.

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