economia

Istat, fatturato industria a giugno sale del 13,4% rispetto a maggio

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Nel mese di giugno sia il fatturato che gli ordinativi dell’industria italiana hanno fatto registrare un aumento. Secondo le stime diffuse dall’Istat, al netto dei fattori stagionali, il fatturato è salito del 13,4% rispetto a maggio, mentre nella media del secondo trimestre l’indice complessivo è diminuito del 23% rispetto al trimestre precedente. Anche gli ordinativi registrano a giugno un incremento congiunturale ( 23,4%), mentre nella media del secondo trimestre sono diminuiti del 22,8% rispetto al trimestre precedente.

La variazione congiunturale del fatturato riflette risultati positivi, registrati su entrambi i mercati: 13,0% quello interno e 14,1% quello estero; per gli ordinativi, invece, la crescita è sostenuta soprattutto dalle commesse provenienti dal mercato interno, che aumentano del 26,4%, mentre l’aumento di quelle provenienti dall’estero si ferma al 19,1%. Facendo riferimento ai raggruppamenti principali delle varie industrie, a giugno gli indici destagionalizzati del fatturato segnano aumenti congiunturali in tutti i comparti: 21,3% l’energia, 14,3% i beni di consumo, 13,4% i beni strumentali e, infine, 11,4% i beni intermedi. Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 16,4%, con cali del 15,7% sul mercato interno e del 17,8% su quello estero. Nel comparto manufatturiero, solo il settore farmaceutico registra una crescita tendenziale positiva ( 7,2%): tutti gli altri comparti fanno registrare risultati negativi, dalla flessione dell’1,1% dell’industria alimentare fino ai cali molto più ampi del comparto dei mezzi di trasporto (-33,2%) e delle raffinerie di petrolio (-41,1%).

In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce dell’11,8% rispetto a giugno dello scorso anno, con cali su entrambi i mercati (-10,1% quello interno e -14,3% quello estero). Sono solo due i settori nei quali si rilevano variazioni positive: l’industria farmaceutica ( 10,9%) e il settore dei mezzi di trasporto ( 6,3%). I peggiori risultati si registrano nel comparto dei computer e dell’elettronica (-17,2%) e nell’industria tessile, dell’abbigliamento, pelli e accessori (-38,1%).

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