Io Apro vince la sua sfida: da Nord a Sud, la “protesta gentile” di chi ha sfidato il governo

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Una “protesta gentile”, andata in scena nel massimo rispetto delle normative anti-Covid. E che ha raccolto in queste ore adesioni da Nord a Sud, con i ristoratori che, al grido di “Io apro”, hanno deciso di alzare le saracinesche dei propri locali, chiuse da mesi a causa delle restrizioni imposte dal governo Conte. All’interno dei locali che hanno aderito, tutto si è svolto nel massimo rispetto delle regole: le persone che sono entrate all’interno sono state registrate, è stata misurata loro la temperatura e sono stati fatti rispettare gli obblighi di distanziamento. Un segnale forte da parte di una categoria messa in ginocchio da un esecutivo incapace di gestire la pandemia e aiutare chi, a causa delle scelte della politica, non può più lavorare.

Io Apro vince la sua sfida: da Nord a Sud, una

Tantissime le adesioni online, che si sono poi trasformate in oltre 20 mila al momento di trasformare il 15 gennaio in una giornata di protesta. Con differenze geografiche notevoli, visto che ovviamente le Regioni meno colpite fin qui dalle restrizioni, quelle rimaste a lungo in “zona gialla”, hanno visto molti meno locali alzare le saracinesche. Nelle aree più in difficoltà, invece, la manifestazione ha avuto successo, con formule diverse. A Foggia, per esempio, oltre 50 gestori hanno organizzato un flash mob. A Sestri Levante, alcuni ristoratori hanno portato avanti il servizio di asporto oltre l’orario consentito senza però aprire del tutto le porte. Altri hanno invece riacceso finalmente le luci, per dare colore alla protesta.

Io Apro vince la sua sfida: da Nord a Sud, una

Tra le città dove l’iniziativa ha avuto più successo Milano, Modena, Pesaro e Reggio Emilia. Con tante testimonianze di chi non ce la fa più. Christian Ragni, titolare di un locale nel riminese, ha raccontato al Resto del Carlino: “Se non apro, chiudo lo stesso. E per sempre. Abbiamo speso un sacco di soldi per distanziamenti e dispositivi di sicurezza. E invece ci obbligano ancora a non lavorare. Gli aiuti? Li aspettiamo da novembre”. Da Torino, invece, è arrivata la drammatica testimonianza di Francesca Lazzarin, che in lacrime ha spiegato a Torino Today: “Io non ho più niente da perdere, in banca sono in rosso. Chiediamo solo di lavorare, siamo chiusi da un anno”. Nel padovano, oltre 100 tra baristi e ristoratori hanno aderito a “Io apro”: “Vogliamo poter lavorare, i clienti sono con noi”.

Io Apro vince la sua sfida: da Nord a Sud, una

Tante adesioni anche in Emilia-Romagna, dove il senatore del Gruppo Misto Gianluigi Paragone, fondatore del partito Italexit, ha incontrato prima i manifestanti di Bologna, nella zona intorno all’università, e poi i gestori della Filatteria di Sassuolo, tra i tanti ad aver deciso di aderire. Una manifestazione raccontata con una diretta Facebook che ha fatto registrare oltre 1 milione di visualizzazioni, e che ha visto anche l’intervento delle forze dell’ordine per controllare che la protesta si svolgesse in sicurezza: gli agenti, dopo aver effettuato le verifiche, si sono allontanati senza multare il titolare del locale.

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