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Ingiusta detenzione: nel 2021 indennizzi per 24milioni

Rapporto Antigone: il 29% dei detenuti non ha una condanna definitiva. Tasso di affollamento al 112%, nel 2022 un suicidio in cella ogni 5 giorni. In un terzo degli istituti non sono garantiti i 3mq calpestabili per persona

Circa il 29% dei detenuti non ha una condanna definitiva, il 15% è in attesa di primo giudizio. Mentre resta ampio il ricorso alla custodia cautelare, nel 2021 sono stati pagati 24 mln di euro per gli indennizzi per ingiusta detenzione. Sono i dati che emergono dal rapporto di metà anno dell’associazione Antigone: al 30 giugno scorso, a fronte di 54.841 presenze nei penitenziari del Paese, in attesa di primo giudizio sono 8.329 detenuti, gli appellanti 3.658, i ricorrenti in Cassazione 2.693. La percentuale dei detenuti definitivi – pari al 71% – è in aumento rispetto al semestre precedente.

Quanto alla custodia cautelare e alle ingiuste detenzioni, nel dossier si riportano i dati contenuti nella relazione del ministero pubblicata lo scorso maggio. «Molti dati contenuti nella relazione risultano sorprendenti – afferma Antigone – anzitutto il fatto che la più restrittiva delle misure cautelari personali, la custodia cautelare in carcere, è anche la più diffusa, adottata nel 29,7% dei casi in cui nel 2021 si è ritenuto che fosse necessario applicare una misura, e la seconda misura più restrittiva, gli arresti domiciliari, è anche seconda per diffusione, scelta nel 25,7% dei casi». Secondo Antigone, sono «altrettanto sorprendenti le differenze di applicazione delle misure cautelari, ed in particolare della custodia cautelare in carcere, guardando ai diversi tribunali. Se, come detto, in Italia in media si opta per la custodia cautelare nel 29,7% dei casi in cui si applica una misura, questa percentuale a Napoli è del 51,2%, a Roma del 25,6%». Inoltre, sugli indennizzi che lo Stato paga alle persone che sono state in custodia cautelare o agli arresti domiciliari per un procedimento per il quale sono state poi prosciolte o assolte – o nei casi in cui è accertato che la misura cautelare è stata adottata in violazione dei presupposti di legge – in Italia, nel 2021, sono stati pagati 24.506.190 euro (nel 2020 erano stati 36.958.291) per 565 indennizzi (750 nel 2020), per una cifra media di 43.374 euro per indennizzo (nel 2020 la cifra media era stata di 49.278 euro): «24 milioni possono in effetti sembrare molti – osserva l’associazione – ma il numero degli indennizzi riconosciuti è in effetti piuttosto basso».

Nel 2022 un suicidio in cella ogni 5 giorni 

Un suicidio in carcere ogni 5 giorni: è il drammatico bilancio che riguarda finora il 2022, che Antigone mette in rilievo nel suo rapporto di metà anno sulle condizioni detentive in Italia. Nel primo semestre di quest’anno, si sono tolte la vita all’interno di un istituto di pena 35 persone e, a queste, se ne aggiungono altre 3 decedute a luglio. Con due decessi avvenuti tra giugno e luglio 2002, si contano cinque casi di suicidi nel carcere di Pavia in soli nove mesi. L’associazione Antigone cita il dossier “Morire di carcere”, curato da Ristretti Orizzonti, in cui si osserva come da dieci anni i suicidi avvenuti tra il mese di gennaio e quello di giugno siano stati un minimo di 19 e un massimo di 27. Solo nel2010 e nel 2011 – anni di grande sovraffollamento penitenziario- tale numero si avvicinava a quello odierno, rispettivamente con 33 e 34 suicidi.

Tasso di affollamento al 112%

L’Italia si conferma tra i Paesi con le carceri più affollate dell’Unione Europea, dopo Romania, Grecia, Cipro e Belgio. Lo rileva l’associazione Antigone, nel rapporto di metà anno sulle condizioni detentive nei penitenziari italiani. Antigone, in particolare, cita l’ultimo rapporto Space del Consiglio d’Europa, pubblicato lo scorso aprile con dati riferiti al 31 gennaio 2021: il tasso di affollamento ufficiale in Italia era, a quella data, pari a 105,5%, ben oltre la media dell’Unione Europea del 92,1%. A causa delle molte sezioni chiuse per ristrutturazione, il tasso di affollamento reale sfiorava il 114%. Sempre a quella data, il 31,1% dei detenuti nelle carceri italiane era presunto innocente, non avendo ancora una condanna definitiva, mentre la media Ue era pari al 24%, di oltre 6 punti inferiore. I detenuti in attesa di primo giudizio restano in custodia cautelare nelle carceri italiane mediamente 7,6 mesi, dove la media nell’Unione Europea è pari a 5,2. Guardando al personale, aggiunge Antigone, se mediamente nelle carceri dell’Unione Europea vi è un poliziotto ogni 3,9 detenuti, in Italia ogni agente deve occuparsi di solo 1,6 detenuti. Per quanto invece riguarda il personale che si occupa delle attività trattamentali, esso è il 3,6% del personale che fa capo alle amministrazioni penitenziarie in Unione Europea, mentre in Italia è il 2%.

Al 30 giugno 2022, il tasso di affollamento ufficiale delle carceri italiane è del 107,7%, con 54.841 detenuti presenti a fronte di una capienzare golamentare di 50.900 posti, ma – rileva l’associazione Antigone – nei vari istituti sul territorio nazionale ci sono al momento 3.665 posti non disponibili: il sovraffollamento effettivo sale, dunque, al 112% e il 25 penitenziari questo tasso supera il 150%, con picchi di oltre oltre il 190% a Latina e Milano San Vittore. Oltre a questi casi limite, comunque i numeri delle presenze sono preoccupanti nella maggioranza degli istituti. Situazione critica anche a Busto Arsizio (174,7%), Lucca (171,8%) e Lodi (167,4%). A livello regionale il tasso di affollamento reale più alto si riscontra in Lombardia (148,9%).Per quanto riguarda invece le presenze, le regioni in cui gli istituti penitenziari ospitano il più alto numero di detenuti sono Lombardia (7.962), Campania (6.726), Sicilia (5.955), Lazio(5.667) e Piemonte (4.015).

Allarme caldo, acqua razionata in alcuni istituti

In alcuni istituti penitenziari l’acqua viene razionata, come ad Augusta, oppure manca del tutto, come a Santa Maria Capua Vetere, dove ai detenuti vengono forniti 4litri di acqua potabile al giorno mentre per le altre necessità è utilizzabile l’acqua dei pozzi artesiani. «Criticità» segnalate dall’associazione Antigone – che oggi presenta il suo rapporto di metà anno sulle condizioni detentive del Paese – in questa estate di caldo eccezionale. Mancano anche i ventilatori: «il Dap – spiega l’associazione – con una recente circolare ha autorizzato l’acquisto dei ventilatori nel sopravvitto», ma gli osservatori di Antigone hanno trovato ventilatori in ancora troppo pochi istituti. Rarissimo anche il frigorifero in cella. Dal rapporto presentato oggi, emerge anche che, dalle visite effettuate in 85 istituti penitenziari negli ultimi 12 mesi (luglio 2021-luglio 2022), gli osservatori di Antigone hanno rilevato che in quasi un terzo (31%) degli istituti visitati ci sono celle in cui non sono garantiti i 3mq calpestabili per persona. Al sovraffollamento, si aggiunge anche il fatto che nel 58% delle celle non ci sia la doccia («anche se – si legge nel dossier – per il regolamento penitenziario del 2000 prevedeva che ci fossero docce in ogni camera di pernottamento entro il 20settembre 2005»). Infine, nel 44,4% degli istituti ci sono celle con schermature alle finestre che impediscono il passaggio diaria.

Cresce il numero di bimbi in carcere

È in risalita il numero dei bambini ospitati in carcere con le loro madri. Se all’inizio dell’anno, nel gennaio 2022, vi erano 15 madri detenute con 16 bambini, al 30 giugno scorso erano presenti 24 donne con 25 figli al seguito. La maggior parte di queste (17 su 24) era straniera. L’Icam di Lauro ne ospitava il maggior numero, 10 donne con altrettanti bambini. A Firenze, Foggia, Lecce e Reggio Calabria troviamo un solo bambino, «una situazione di isolamento – osserva l’associazione Antigone, nel suo rapporto di metà anno sulle condizioni detentive in Italia – che rischia di compromettere ancor più al loro benessere».

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