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Non abbiamo organizzato noi l’esame di Luis Suarez e tantomeno il suo viaggio a Perugia, è la ricostruzione che filtra da casa Juve. Perché, si ragiona in società, un conto è chiedere informazioni a un ateneo — come il club ha fatto — un altro pianificare tutti i dettagli, dal corso on line all’esame, passando per il volo da Barcellona. Del resto, se gli argomenti sono glottologia e linguistica, le materie della professoressa Stefania Spina, docente dell’attaccante, le parole hanno il loro peso. E, va da sé, un preciso significato. Il riassunto della vicenda, invece, l’aveva fatto il responsabile dell’area tecnica, Fabio Paratici, domenica notte sulla soglia dell’esordio in campionato: «Suarez non è stato vicino alla Juventus, anche se quando ci è stata prospettata questa opportunità, l’abbiamo valutata».

La storia, fatta di telefonate (intercettate) e di date (sfogliate), inizia il 25 agosto, quando Messi comunica di voler rompere con il Barcellona, un terremoto che squasserà pure il futuro di Suarez. La Juve inizia subito a far un pensierino al Pistolero, e comincia a lavorarci. Parla con i procuratori, tra cui Pere Guardiola, fratello di Pep, e apprende il grattacapo: «Sono un paio d’anni che abbiamo iniziato l’iter per il passaporto italiano, ma niente», spiegano dall’entourage del sudamericano. I bianconeri si informano, arrivando all’ultima carta bollata che manca, l’esame di italiano, con timbro B1. Siamo a fine agosto, e la trattativa è già annodata. Mentre un legale — su mandato del club, si suppone — chiede informazioni all’università di Perugia, una delle tre sedi in Italia che garantisce date prima dell’ambasciata italiana a Madrid e del consolato di Barcellona. Bisogna fare in fretta. Passano i giorni, tentando di accorciare il calendario dei tempi, cercando di consegnare il documento a Suarez. Da ottenere prima del 5 ottobre, ultimo giorno di calciomercato; e del 6, quando sarebbe suonato il gong per le liste della Champions. Altrimenti, tutti gli sforzi sarebbero stati inutili.

Ma il 15 settembre, verso sera, all’improvviso la Juve si sfila: i bianconeri hanno riscontrato segnali negativi per l’iter che dovrebbe permettere a Suarez di diventare italiano. Ovvero, tempi indefiniti e pessimismo diffuso. Tradotti nel titolo che subito infiamma il web: la Juve molla Suarez. Due giorni più tardi, giovedì pomeriggio, l’uruguaiano si presenta comunque a Perugia per sostenere l’esame. Già prima, siamo all’8 settembre, un professionista vicino al club spiegava: «Non ci sono i tempi tecnici per arruolare Suarez». Addirittura il primo del mese, un tesserato non era per l’happy-end: «Suarez non lo riusciamo a prendere, purtroppo». Alla luce dell’indagine penale (e delle telefonate che verranno, soprattutto), si allunga l’ipotesi dell’apertura di un’inchiesta della giustizia sportiva. Anche se i campioni d’Italia paiono piuttosto tranquilli: nessun rischio di responsabilità.

23 settembre 2020 (modifica il 23 settembre 2020 | 07:28)

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