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Si complica il «caso Quintana», la vicenda legata al blitz dell’Oclaes (che in Francia è l’equivalente dei Nas dei nostri carabinieri) nelle stanze di Nairo Quintana, eroe del ciclismo colombiano, durante l’ultimo Tour de France. Si complica perchè dietro alla perquisizione, al fermo di polizia di un massaggiatore e un medico aggregati alla squadra e al sequestro di materiale potenzialmente «utilizzabile in pratiche proibite» ci sono una guerra tra investigatori e un muro che si sta alzando tra l’atleta (col fratello Dayer) e la squadra, la francese Arkea-Samsic. Una vicenda dove nessuno sembra del tutto al di sopra di ogni sospetto.

Da fonti investigative trapela prima di tutto che sulla pista Quintana l’Oclaes lavorava da settimane, dopo aver ricevuto una segnalazione dalla polizia doganale spagnola che indicava «materiale sospetto» nei bagagli di due colombiani (il massaggiatore e il medico) atterrati da Bogotà a Madrid e diretti al Tour de France. Invece di intervenire subito, i gendarmi si sono messi sulle tracce della coppia e hanno deciso di intervenire a colpo sicuro (a loro opinione) a Meribel, sulle Alpi, subito dopo la durissima tappa de Col de La Loze, in cui Quintana aveva perso molto terreno uscendo definitivamente dalla classifica del Tour.

Se l’obbiettivo era di cogliere qualcuno in flagranza di reato, i gendarmi non si sono riusciti. Nella stanza d’albergo di Nairo e Dayer Quintana e in quella del terzo colombiano del team, Winner Anacona, sono stati trovati integratori, farmaci (non proibiti) e della soluzione fisiologica attualmente al centro della contesa. Considerata metodo proibito (aiuta a diluire il sangue) la soluzione può essere trasporta solo in piccole quantità ed esclusivamente dal medico sociale. Al corridore, poi, nel corso di un interrogatorio sarebbe stata contestata la presenza di sangue sugli asciugamani e sulle lenzuola della stanza.

Sul tema, con un durissimo comunicato ufficiale, è intervenuto mercoledì lo stesso Quintana. «I poliziotti – scrive il vincitore di Giro d’Italia e Vuelta – mi hanno sequestrato degli integratori vitaminici perfettamente legali, sia pure sconosciuti dagli investigatori francesi: ecco perchè ci vorrà tempo per chiarire la situazione dopo averli esaminati. Nessuna sostanza dopante è stata rinvenuta e io ho la coscienza tranquilla perchè sono un corridore pulito e dal passaporto biologico impeccabile. Per concludere, ci tengo a chiarire un punto: mai al Tour o in altre corse ho avuto consulenti personali o estranei alla squadra».

Affermazione importante perchè Arkea-Samsic (squadra di secondo piano, invitata al Tour solo per la presenza di Quintana) si era affrettata a dichiarare che i due agli arresti domiciliari erano «personale non stipendiato dal team ma aggregato ai singoli corridori». Quintana ha in parte ragione: su sua pressione, era stato il team ad aver deciso di sostituire uno dei due medici sociali con un dottore colombiano di fiducia del campione e di aggregare anche un massaggiatore con cui Nairo aveva confidenza. Una mossa incauta che potrebbe costare cara alla squadra in tempi in cui è richiesta assoluta trasparenza negli ingaggi del personale come incauta la mossa, per il corridore, di tenere tra i propri effetti personali integratori o farmaci che, in base al regolamento federale, anche nel caso di una banalissima aspirina, devono sempre essere registrati e conservati dal medico in una cassetta sigillata.

Altro problema, dietro la vicenda c’è la guerra tra Oclaes, l’agenzia francese antidoping (Afld) e l’unità investigativa della federazione ciclistica internazionale. I due organismi sportivi lamentano l’assoluta mancanza di collaborazione da parte dei gendarmi e addirittura, in un’intervista alla radio pubblica francese, la Afld minimizza la portata dei fatti. Insomma, una vicenda che (fatti dopanti a parte) non finirà a breve e forse nemmeno bene.

23 settembre 2020 (modifica il 23 settembre 2020 | 10:22)

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