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Il Pd e la partita delle alleanze: tra veti e programma

Le alleanze sono ancora al centro del dibattito del centrosinistra, mentre il centrodestra cerca di minimizzare sulle differenze tra i partiti che formano lo schieramento e i malumori per la sortita di Matteo Salvini sui nomi dei ministri. I mal di pancia sono soprattutto dei centristi con Carlo Calenda e Matteo Renzi che avvertono il Pd di Enrico Letta:  non con Di Maio, Bonelli e Fratoianni, chi è contro i termovalorizzatori e i rigassificatori o chi per 55 volte ha negato la fiducia al governo Draghi. Carlo Calenda lo ribadisce  a meno di 24 ore dalla scadenza che lui stesso aveva fissato e ricorda l’agenda di governo presentata con +Europa.«Fratoianni e Bonelli non la condividono integralmente. Di Maio è la principale ragione per cui abbiamo specificato che ci impegniamo a candidare a posti di governo solo persone con solide competenze», scrive sui social. La destra, avverte, «non si batte senza costruire una prospettiva di governo. Non si costruisce una prospettiva di governo se non si condividono dei contenuti. La stagione del “tutti contro” è finita perché ha dimostrato di essere fallimentare». Il leader del partito chiede, come i suoi sostenitori, «coerenza e serietà. Queste elezioni si possono vincere se, come ha fatto Draghi nel suo discorso al Senato, si è in grado di dire dei sì e dei no e indicare una rotta precisa».

Concetti ribaditi dal leader di Italia viva Matteo Renzi, ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su Rai tre: «Se gli schieramenti sono: a destra Salvini e Meloni, a sinistra quelli che dicono no al rigassificatore e sì ai navigator, certo che corro da solo al centro». Renzi chiarisce: «Il mio obiettivo superare il 5%. In questa legislatura avevamo il 3% dei parlamentari e abbiamo mandato a casa prima Salvini e poi Conte. Pensate a cosa potremmo fare con il 5%». E aggiunge: «Pochi parlamentari faranno la differenza, per questo dico che noi siamo il vero voto utile, perché prediligiamo la competenza all’ideologia. Meloni vuole l’elezione diretta del presidente della repubblica ma si dovrebbe cambiare la Costituzione, diversa sarebbe l’elezione diretta del premier lasciando le garanzie in mano al presidente della Repubblica».

Altro argomento che fa storcere il muso ai centristi è la proposta di una “dote” per neomaggiorenni da finanziare con una tassa di successione per i patrimoni plurimilionari, rilanciata dal segretario Pd Enrico Letta. «Ai diciottenni non serve una dote ma un’istruzione di qualità e meno tasse sul lavoro», replica. E Renzi aggiunge «Letta ha parlato di tassa successione e aumentarla è folle. È vero che c’è in alcuni Paesi, ma in quelli le tasse sono più basse. In Italia ne paghiamo già tante, possiamo almeno morire gratis?».

Contro la proposta del segretario del Pd si è schierato anche il centrodestra. Giorgia Meloni parte all’attaco: «Letta lo ammette: la patrimoniale è il pilastro del suo programma. Il 25 settembre gli italiani potranno scegliere: votare il Pd che vuole più tasse e colpire i patrimoni, oppure votare Fratelli d’Italia che non vuole più tasse e che si batterà per tutelare chi produce ricchezza e crea lavoro».

Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia ribadisce: «Letta persevera, confermando che la vocazione del Pd è quella del partito delle tasse. Il contributo di solidarietà, alias patrimoniale, viene propagandato come uno strumento di equità sociale, ma la realtà è che finirebbe per colpire soprattutto le proprietà immobiliari e i risparmi del ceto medio, un limone già ampiamente spremuto».

Per la Lega parla il responsabile del dipartimento Economia, Alberto Bagnai: per il Pd «non c’è problema la cui soluzione non sia una tassa, in coerenza con la cultura politica degli “espropri proletari” da cui provengono», sottolinea, mentre Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, taglia corto: «è una patrimoniale mascherata. La soluzione migliore è invece quella del robusto taglio alle tasse sul lavoro per creare occupazione». Concetto ribadito anche da Antonio Tajani, anche lui ospite di Lucia Annunziata su Rai tre: «Noi non siamo come Letta che vuole la patrimoniale. La politica fiscale della sinistra è continuare il vecchio ritornello dell’aumento delle tasse. Su questo ci batteremo per evitare tasse su successione, patrimoniale, case. Basta tasse». E Tajani a proposito delle elezioni lancia la proposta di votare anche lunedì 26 settembre: «Votare in due giorni sarebbe «più utile e ragionevole perché per la prima volta si vota a settembre, gli italiani tornano dalle vacanze e quindi sarebbe ragionevole dare la possibilità di recarsi ai seggi anche lunedì mattina».

Anche il presidente del Movimento 5Stelle, Giuseppe Conte, dissente: «I giovani non vogliono una dote, vogliono la speranza per il proprio futuro, vogliono un’opportunità concreta di lavoro, non il lavoro precario di un giorno o una settimana».  Conte, intervenendo all’assemblea del Movimento della Sardegna, ha aggiunto: «Abbiamo la possibilità di confrontarci con gli elettori. Queste elezioni non le abbiamo volute, ma c’è chi parla di agenda Draghi perché teme il voto. Chi è nel M5s accetta ogni giorni il rischio e la fatica di battersi per ideali e valori. Chi è nel M5s non ha un posto assicurato, non ha una garanzia di successo, di carriera, ma la garanzia di trovarsi in una comunità di ideali e valori». «Quanto alla destra siamo alla follia, la Meloni vuole multare i giovani che rifiutano lavori sottopagati e precari. Neppure negli stati totalitari è stata mai pensata una penale di questo genere».

Non si è fatta attendere la replica di Luigi Di Maio, anche lui ospite a Mezz’ora in più: «Ci poteva pensare prima di fare cadere il governo. Forse serviva qualche mese in più al governo per risolvere qualche problema». Di Maio ha lanciato la proposta «a tutti i leader politici di sottoscrivere una lettera alla Commissione europea per sostenere il governo Draghi sulla battaglia sul tetto massimo al prezzo del gas nei negoziati europei. Con il tetto al prezzo del gas, fermiamo l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto degli italiani. Su questo non possiamo dividerci», ha concluso il ministro degli Esteri che domani insieme a Bruno Tabacci presenterà il simbolo e il programma del partito: «Sarà una forza politica riformatrice con una grande attenzione alla transizione ecologica e digitale, gli assi portanti del Pnrr italiano». Deve essere una forza, ha insistito, «il più plurale possibile che aggreghi quei mondi dei territori che spesso sono ignorati. Il terzo settore, lo sport, il mondo dell’ecologia. Domani, alla presentazione, ci saranno tante sorprese».

Del Movimento 5Stelle Di Maio ha detto: «Del M5S fondato tanti anni fa, non ci è rimasto quasi nessuno. Conte ha accentrato tutti i poteri su di sé, ne ha fatto un partito autoreferenziale e Grillo ora se ne sta accorgendo. Conte ha realizzato il suo sogno, smantellato il M5S,Grillo se ne è accorto in ritardo e sta cercando di intervenire. Conte ha il potere nelle mani e non sa usarlo, ha perso tutte le partite politiche in cui si è imbattuto e tutte le elezioni in cui il M5S si è presentato con lui leader. Ma Grillo se ne è accorto, in ritardo ma sene è accorto».

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