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Non si vede nemmeno all’orizzonte nessuno dei “missi dominici” che dovrebbero portare alla Camera dei Deputati i documenti della prossima legge di bilancio per il 2021. Siamo perciò di fronte all’ennesima mortificazione delle prerogative del Parlamento. Il commento di Riccardo Pedrizzi

Siamo quasi alla fine di questa settimana e non si vede nemmeno all’orizzonte nessuno dei “missi dominici” che dovrebbero portare alla Camera dei Deputati i documenti della prossima legge di bilancio per il 2021. Siamo perciò di fronte all’ennesima mortificazione delle prerogative del Parlamento, costretto a subire i provvedimenti del governo con pochissimi margini di intervento per poterli migliorare. La legge di bilancio sarà presentata, se va bene, alla Camera, perché il Senato è impegnato sui provvedimenti “Ristori”, non prima di metà novembre. Il termine (ancorché ordinatorio) era, come sempre, il 20 ottobre, per dare modo al parlamento di avere almeno due mesi per dedicarsi alla sessione di bilancio.

Ed è chiaro che ora il tempo a disposizione del parlamento, tra Camera e Senato, fino al 22-23 dicembre, se non si vuole andare in esercizio provvisorio, è minore di quello di una decreto-legge (60 gg) e si prevede che l’altra Camera, il Senato, avrà a disposizione – secondo indiscrezioni – solamente una decina di giorni, cioè dal 10/11 dicembre alla vigilia di Natale, per apportare qualche modifica al testo che uscirà dalla Camera. In pratica dovrà limitarsi a mettere un semplice timbro di conformità e sicuramente tramite voto di fiducia perché, come noto, i numeri della maggioranza sono risicatissimi. Ed è la ulteriore conferma che di fatto il bicameralismo perfetto è stato superato in maniera subdola e surrettizia.

Chi dovrebbe richiamare il governo al rispetto delle scadenze dovrebbe esprimersi in maniera forte e chiara. In questo caso il presidente della Camera Roberto Fico che in altri tempi ha sempre rivendicato le prerogative e la centralità del Parlamento. Ne va -e viene messo in discussione in questo modo- del diritto del Parlamento di avere il tempo per esaminare i documenti di Bilancio che mai come quest’anno saranno complessi e “difficili” e, soprattutto, di avere la possibilità di un confronto politico tra maggioranza ed opposizione.

Invece assistiamo all’inerzia dei maggiori vertici istituzionali e ai silenzi della stessa maggioranza, con il rischio che l’emergenza Covid faccia passare sotto silenzio misure importanti, nell’ordine dei 40 miliardi di euro, per il rilancio del Paese nella fase più dura dell’emergenza e in attesa della chimera del Recovery Fund”. Nella legge di Bilancio predisposta dal governo dovrebbero essere contenute misure importanti come la sospensione della cartelle esattoriali, la proroga della Cigs e del blocco dei licenziamenti, sgravi per le assunzioni, moratoria sui mutui e altri interventi a sostegno del reddito su cui “sarebbe utile e doveroso recepire le proposte di modifica e di miglioramento nelle aule parlamentari, con i tempi giusti, anche in virtù di quell’invito alla collaborazione con le forze politiche dell’opposizione arrivato a più riprese dal Quirinale.

Per non parlare dei provvedimenti che sono all’esame del Senato come i cosiddetti “Ristori 1 e 2” che dovranno essere varati entro l’inizio della discussione della legge di Bilancio che come noto, blocca, dal punto di vista procedurale, tutte le altre discussioni e gli esami. Anche in questo caso strozzando discussioni e confronti su questi importanti provvedimenti di urgenza.

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