il-gilet-da-running-che-ti-salva-se-svieni-e-chiama-la-polizia-se-ti-aggrediscono

Si chiama D-One ed è il primo gilet che salva i runner da aggressioni o da infortuni gravi. Lo presenta sul mercato D-Air Lab, start-up fondata da Lino Dainese per diffondere tra le persone «comuni» il know-how accumulato da Dainese in oltre 45 anni di innovazione. L’azienda vicentina ha infatti mandato le proprie tute nello spazio per proteggere gli astronauti e da anni realizza le protezioni che i piloti del motomondiale, in primis Valentino Rossi, usano per cadere a duecento all’ora senza farsi male. E adesso, con la crescita degli amanti della corsa, hanno deciso di entrare anche nel mondo green.

Si aziona con un bottoncino

E l’hanno fatto con un prodotto assolutamente innovativo, che cozza forse con la vocazione «anti-tecnologica» di alcuni runner che non usano neppure le cuffiette per non distrarsi con la musica, ma che si sposa perfettamente con chi invece ama correre dotato di ogni sistema informatico e di geolocalizzazione per sentirsi al sicuro. In caso di emergenza, il gilet consente di inviare, cliccando su un bottoncino, una richiesta di aiuto a tre numeri di telefono decisi dall’utente. «È il caso di una runner che corre di sera in qualche posto poco frequentato e che incontra qualche malintenzionato — dicono dall’azienda —. Immediatamente il gilet accende i led che iniziano a lampeggiare, attiva una sirena, invia un sms con geo-localizzazione a tre numeri di telefono e apre una chiamata voce con il primo numero di telefono che risponde. Un inciso: le luci possono essere usate anche per farsi vedere dalle auto, quando si corre di notte».

In montagna

Più spesso, può capitare di correre da soli, magari in montagna, e di rischiare di farsi davvero male, magari cadendo al suolo senza riuscire a rialzarsi o a muoversi. «In questo caso, il gilet si attiva in modo automatico. Grazie al sofisticato algoritmo di attivazione in grado di riconoscere un’immobilità prolungata attiva le funzioni già citate in caso di aggressione». Tutte le funzioni sono personalizzabili e attivabili tramite un’app, che comunica con una sorta di scatolina via bluetooth. Di fili, non se ne vedono: per collegare i diversi componenti elettronici non ci sono cavi e connettori, ma sottili fili conduttivi di derivazione aeronautica annegati nella struttura, assemblata mediante un processo di pressatura a caldo. «Il gilet pesa 150 grammi e, tolta l’elettronica, è lavabile a 30 gradi», precisano ancora da D-Air Lab.

Sicurezza

Chissà come reagirà il popolo runner a questa innovazione. Di certo, alcuni atleti, chiamati a testarlo in anteprima, l’hanno apprezzato. Anna Zilio, top runner che vanta un personale di 2h55’ sulla maratona, ha provato il gilet tecnologico. Sembra un mini zainetto da trail, praticamente ha la stessa aderenza anatomica di un giubbettino». Elena Bellò, campionessa italiana degli 800 metri piani che spesso si allena da sola: «Per i risultati che voglio raggiungere mi alleno intensamente, alle volte di sera o in zone poco frequentate. Devo ammettere che uno strumento come questo mi dà sicurezza».

22 settembre 2020 (modifica il 22 settembre 2020 | 17:34)

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