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Il fratello del ristoratore suicida: «Era tormentato dalle incertezze»

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covid e crisi

25 agosto 2020 – 09:29

L’acquisto del fondo in una zona centrale di Firenze, le difficoltà e l’incubo di un nuovo lockdown: «Ma non avevamo debiti, ora non strumentalizzate la sua vicenda»

di Antonio Passanese

Il ristoratore fiorentino di 44 anni trovato morto nel suo locale lo scorso fine settimana non aveva debiti né con le banche né con i fornitori. A tormentarlo era paura verso un futuro per lui incerto: «Il problema non era pagare i debiti perché quando uno fa un investimento e cerca di ampliare l’azienda e di stare meglio non è questo il problema — ha raccontato il fratello del 44 enne ieri ai microfoni dell’emittente Italia 7 — Il problema è l’incertezza del futuro: si parlava di una nuova chiusura, di un nuovo lockdown, è questo che ha reso mio fratello fragile. Ma non voglio che si speculi sulla nostra tragica vicenda, lo chiedo per la mia famiglia e per quella di mio fratello».

«Azienda sana»

E poi, per sgomberare il campo da ricostruzioni più o meno fantasiose, il familiare della vittima ha aggiunto che «la nostra azienda era sanissima, un mese e mezzo prima del lockdown era stato acquistato il fondo da mio fratello con un leasing aziendale — ha continuato — Ma poi il problema è stato l’incertezza del futuro, l’azienda c’è dal 1987, da 40 anni si era abituati a pagare tutti, a pagare i debiti, ad essere regolari, ma se poi ti dicono “chiudete, prendete un prestito e cavatevela da soli”, bene questa cosa ha tormentato, reso fragile una persona che non è abituata a fare debiti».

Un uomo riservato

Il 44 enne oggi viene ricordato come un uomo molto riservato (a pochi parlava dei suoi figli e della moglie), preciso, curato nell’aspetto, un grande sportivo e molto educato e gentile. Ma che fosse in crisi a causa della pandemia e della mancanza di turisti e clienti, lo dicono anche i commercianti della strada, che lo avevano visto crescere e maturare nel ristorante di famiglia. «Non riusciva a vedere la fine di questo Covid e temeva per il suo locale — raccontano — Già prima che scattasse il lockdown lo abbiamo visto molto abbattuto, depresso. Era talmente impaurito che non riusciva a immaginare un futuro». Ai negozianti con cui aveva confidenza e un rapporto di amicizia più lungo, il ristoratore ripeteva quasi ossessivamente «la mia era un’azienda sana e ora non ho più nulla in mano».

Il tarlo del lockdown

In tanti, nella sua strada, hanno provato a convincerlo del contrario e a fargli capire che prima o poi tutto questo sarebbe passato e che la sua trattoria si sarebbe di nuovo riempita di turisti, «ma lui era convinto del contrario. Il Covid è stato come un tarlo che piano piano lo ha portato a togliersi la vita. Se avessimo solo pensato che quel ragazzone potesse arrivare a tanto avremmo fatto il possibile per stargli vicini». Neanche la fase 2 e poi la fase 3 erano riuscite a riportare un po’ di tranquillità nel 44 enne, tanto che «al ristorante lo si vedeva pochissimo, ed era sempre pensieroso. Da due giorni non riusciamo a chiudere occhio — concludono i commercianti — questa morte ci tormenta».

25 agosto 2020 | 09:29

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