Salute

Il Covid visto da uno specializzando in oftalmologia

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Sono uno specializzando al terzo anno della scuola di oftalmologia dell’ospedale San Raffaele, Milano. In questa lettera voglio raccontare la mia esperienza e quella dei colleghi durante la pandemia da SARS-CoV-2. Venerdì 21 febbraio è stato scoperto il primo caso italiano di COVID-19 non collegato a viaggi da e per la Cina. Ricordo ancora il momento in cui ho saputo della notizia. Ero in compagnia di un collega specialista e stavamo visitando in ambulatorio i pazienti dimessi dopo un intervento di cataratta. Leggendo la notizia, ci siamo scambiati sguardi preoccupati. Ma non eravamo certo preparati a quello che sarebbe accaduto.

Gli inizi

Nel fine settimana i soggetti con test positivo al SARS-CoV-2 hanno subito un incremento di 150 unità. Il lunedì successivo, 24 febbraio, l’atmosfera nel nostro ospedale era surreale. C’era qualcosa di strano nello sguardo delle persone che incontravo: colleghi medici , infermieri, personale iamministrativo, Si spaziava dallo scetticismo alla paura, dalla rassegnazione alla semplice preoccupazione. Il nuovo coronavirus, che tutti credevamo una minaccia distante, limitata alla Cina e a pochi altri Paesi asiatici limitrofi, aveva bussato in modo prepotente alla nostra porta. La nostra attività nel dipartimento di oculistica ha subito nei giorni successivi una forte riduzione, di concerto con l’aumento dei nuovi casi.

L’emergenza

Anche l’ospedale San Raffaele di Milano è stato chiamato a fare la sua parte in questa emergenza. Se a fine febbraio i pazienti COVID-19 ricoverati nella nostra struttura erano meno di dieci, a metà marzo il nostro ospedale contava più di 350 pazienti positivi per SARS-CoV-2. A inizio marzo il nostro reparto di oculistica è stato riconvertito per creare posti letto per pazienti COVID-19 e accorpato al reparto di otorinolaringoiatria. Pochi giorni dopo, anche le nostre tre sale operatorie sono state chiuse e adibite a reparto di terapia intensiva. Per fare fronte al crescente numero di pazienti, sono stati aperti in totale 7 reparti di degenza COVID e nuovi reparti di terapia intensiva dedicati ai malati gravi.

Il reclutamento dei medici

La pressione della pandemia sugli operatori sanitari dedicati ai pazienti COVID-19 stava diventando insostenibile. L’11 marzo tutti i medici del nostro ospedale hanno ricevuto una e-mail dalla direzione sanitaria, nella quale si chiedeva aiuto per la gestione di questi pazienti agli specialisti e ai medici in formazione che durante l’emergenza COVID avevano visto ridurre significativamente il loro carico di lavoro. Incoraggiati dal nostro primario, il professor Francesco Bandello, 11 specializzandi in oftalmologia, tra cui io, e 4 specialisti in oculistica hanno dato l’adesione volontaria per dare una mano nella cura e nella gestione dei pazienti COVID. La scelta di rendersi disponibili per la cura dei pazienti COVID non è stata semplice e ha comportato grossi sacrifici da parte di tutti. Alcuni di noi vivevano con le famiglie o un convivente e hanno dovuto trovare una sistemazione più consona. Abbiamo dovuto imparare il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, fondamentali nel rapportarsi con pazienti positivi al SARS-CoV-2. Abbiamo dovuto tirare fuori i nostri vecchi libri di medicina interna e pneumologia, e nel contempo ricercare le ultime evidenze e articoli scientifici sul SARS-CoV-2. Ma siamo orgogliosi di avere dato il nostro contributo: oltre ad essere oculisti e specializzandi in oculistica, siamo in primo luogo medici.

La scelta

Quando abbiamo prestato il giuramento di Ippocrate, abbiamo promesso di fornire il nostro aiuto in caso di emergenza o calamità. Ma la scelta maturata è stata più intima di un obbligo imposto da un giuramento. Dentro di noi, semplicemente sapevamo che era la cosa giusta da fare. Che questo era il contributo che potevamo dare per aiutare le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri colleghi oberati. Abbiamo deciso di aiutare la società e la nostra nazione sfruttando la preparazione che il nostro lungo percorso per diventare medici ci ha fornito.

I ruoli

Sei specializzandi sono stati inviati nei reparti COVID, dove si sono dovuti confrontare con un contesto totalmente differente rispetto alla loro abituale pratica clinica (gestione dell’ossigenoterapia, gestione della ventilazione invasiva e non invasiva, interpretazione dei valori emogasanalitici). Altri di noi specializzandi sono stati reclutati nel Progetto BIO-Banca, per raccogliere campioni, dati e parametri dei pazienti COVID-19 in terapia intensiva, pronto soccorso e reparto. Due oculisti hanno lavorato in pronto soccorso nell’unità di osservazione breve intensiva per pazienti COVID-19. Infine, altri due specialisti hanno prestato aiuto nel COVID bureau (segnalazione dei nuovi casi alle autorità competenti, gestione e follow up dei pazienti COVID).

I dubbi

Inizialmente eravamo attanagliati da preoccupazioni e da dubbi. Avevamo paura di essere infettati da questo nuovo virus che stava mietendo vittime in tutto il mondo. Ma soprattutto, abituati a gestire tutt’altro tipo di pazienti, temevamo di non essere in grado di garantire una cura adeguata ai malati COVID. Fortunatamente siamo stati assistiti da colleghi più esperti e sempre disponibili, che ci hanno accompagnato in un percorso di crescita. Molti altri specializzandi e specialisti in altre branche mediche/chirurgiche hanno prontamente risposto all’appello, spesso dovendo riadattarsi ad un ruolo completamente diverso rispetto a quello abituale. E anche chi non ha lavorato direttamente nei reparti COVID, in molti casi ha dovuto fornire assistenza ai pazienti positivi al SARS-CoV-2 per consulenze in reparto o prestazioni in pronto soccorso.

La situazione oggi

Al momento attuale, fortunatamente, stiamo assistendo ad un significativo decremento degli accessi in pronto soccorso per infezione da SARS-CoV-2, oltre ad una netta riduzione dei degenti nei reparti COVID. Con la diminuzione dei casi, tutti noi da inizio maggio siamo ritornati nel dipartimento di oculistica. Ma la nostra esperienza con i pazienti COVID ci ha segnato profondamente e ci ha lasciato un importante bagaglio umano e medico.

1 luglio 2020 (modifica il 1 luglio 2020 | 09:35)

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