I vaccini, fra Europa e interessi nazionali. L’amb. Minuto Rizzo fa chiarezza

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“Il Covid ci ha insegnato varie lezioni”, sostiene il presidente della Nato Defense College Foundation Alessandro Minuto Rizzo. “Da una parte l’egoismo di chi, come la Cina, diventa più ricca; ma anche l’unità della comunità scientifica, come mai prima nella storia dell’umanità; e l’unità dell’Europa”

Sul Covid e sui vaccini l’Ue è da promuovere. Ne è convinto l’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation, che affida a Formiche.net una riflessione articolata sulla risposta europea al vaccino e sull’esigenza di mettere da parte la polemica che qualcuno accende su ogni caso (come quello dei vaccini acquistati dalla Germania). E sulla Brexit osserva che…

Il premier Giuseppe Conte ha detto che gli acquisti di vaccini della Germania sono vietati dagli accordi: “L’Italia non l’ha fatto perché c’è un divieto”. Parole forti, se le aspettava?

Credo si sia trattato di un equivoco, visto che non siamo in presenza di certezze né scientifiche né giuridiche. Mi sembra che la Germania abbia fatto ciò che probabilmente avrebbe potuto fare anche l’Italia o la Francia, acquistare dosi addizionali. Non ne farei un caso, visto che tra pochi giorni arriveranno altri vaccini.

Qualcuno ha scritto che Berlino non si è comportato da soggetto europeo…

Ho letto la polemica e francamente la trovo infondata visto e considerato che il coordinamento europeo c’è stato: è un buon segno e ha funzionato abbastanza bene. Ciò non toglie che uno Stato sovrano possa fare anche qualche altra mossa.

Le proteste sono arrivate alla commissione europea. La sterzata della presidente von der Leyen è stata risolutiva o lascia aperta una crepa?

Mi sembra che abbia fatto bene, ma non dimentichiamo che ci troviamo anche in un contesto umano, oltre che scientifico, in cui non dovremmo pensare che su ogni punto ci sia dietro una politica decisa da millenni o un retropensiero poco chiaro.

La corsa europea al vaccino è stata segno di unità continentale?

Direi di sì. Il Covid ci ha insegnato varie lezioni. Da una parte l’egoismo di chi, come la Cina, diventa più ricca; ma anche l’unità della comunità scientifica, come mai prima nella storia dell’umanità; e l’unità dell’Europa. Sul Covid e sui vaccini l’Ue è da promuovere, ha reagito bene sotto molti punti di vista. Penso al provvedimento sulla cassa integrazione del Commissario Paolo Gentiloni, penso al Mes (che, piaccia o meno, c’è), fino al Recovery Fund. Aggiungo che la sanità non era stata mai compresa nei trattati, è una materia intergovernativa. Per cui è un tema su cui la contingenza sanitaria ha portato a favorire una politica comune dell’Ue, che si è manifestata appunto in questi mesi. La condivisione del tema Covid sta aiutando l’Ue ad affrontarlo, mentre lo stesso ad esempio non è accaduto sull’immigrazione. All’esterno però tutti suppongono che l’Europa abbia uno status di federale, invece non è ancora così: i trattati esistenti danno alcune competenze alla comunità, lasciandone altri agli Stati nazionali.

Partendo dalla reazione europea alla pandemia, come crede si potrà in prospettiva lavorare per far convivere in questa Ue i paesi più deboli con quelli più forti?

È la questione più difficile da affrontare. Siamo in presenza di una zona euro divergente, con Italia, Spagna e Grecia che offrono spunti per riflettere sulla tenuta dell’euro. Avere politiche comuni nate dalla pandemia può accelerare, forse, quel processo di accettazione del fatto che ci sono realtà più deboli all’interno dell’Ue. Ma un’Europa senza l’Italia, ad esempio, non andrebbe bene: e questo i tedeschi lo sanno benissimo. Nessuno ha la sfera di cristallo, intendiamoci, ma si potrebbe immaginare anche in Europa uno schema all’italiana, con un nord e un sud che convivono.

Dal Regno Unito via libera ad AstraZeneca ma secondo l’Ema sarà improbabile l’ok entro gennaio per l’Ue. Al di là del caso vaccini, l’accordo sulla Brexit quanto cambierà il rapporti tra Londra e l’Ue?

Boris Johnson sta esprimendo la sua gioia, ma sinceramente considero l’accordo il minimo sindacale. Si è individuata un minimo di convivenza, ma i camion continuano ad intasare la Manica. Non vedo un buon clima tra noi e l’Inghilterra di oggi. Osservando il negoziato, si evince che i tedeschi non si sono mai schierati apertamente, mantenendo un basso profilo per non dare spunto di critica ai conservatori inglesi più nazionalisti. Chi ha alzato la voce sono stati i francesi: un déjà-vu, visto che Londra e Parigi si sono scontrati da sempre per il dominio in Europa. Credo che i francesi proveranno a sfruttare la Brexit per ottenere un proprio tornaconto, non lasciando agli inglesi il pallino.

Dietro i sorrisi di Johnson cosa vede?

Non credo avrà una vita politica lunghissima, perché in fondo sulla pandemia è stato disastroso senza dimenticare il tema commerciale. Dalla Thathcer in poi l’Inghilterra ha esportato poco, si è giocato tutto su servizi e banche. Leggendo le pagine dell’accordo mi sembra che i servizi finanziari siano più fuori che dentro. Inoltre per stessa ammissione di qualche player della City si deciderà strada facendo cosa fare: non mi sembra una grande strategia. Anche la Scozia è molto scontenta, con il rischio di un nuovo referendum, come anche l’Irlanda del Nord. Se a ciò si aggiunge il possibile nuovo corso dei Laburisti senza Corbyn, allora per Johnson si fa dura.

twitter@FDepalo