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Dieci anni dopo l’ultimo titolo i Los Angeles Lakers tornano in corsa per vincere il campionato Nba. Trascinati da un LeBron James in formato stellare, i gialloviola hanno chiuso i conti con i Denver Nuggets nella finale della Western Conference: 117-107 in gara 5 e serie conclusa sul 4-1. I Nuggets, squadra ormai di prima fascia ed eccellente protagonista nell’anomalo scenario della «bolla» del Disney World di Orlando, hanno lottato una volta di più. Ma il match, pur equilibrato, non è mai stato veramente in discussione.

Gara combattuta

Tenere alta la concentrazione e rispettare l’avversario è, a ben vedere, è stato il merito principale di Los Angeles: non voleva fare la fine dei concittadini dei Clippers, clamorosamente rimontati e infine battuti in gara 7 proprio partendo dalla situazione di 3-1. I Nuggets erano pronti a riprovarci e si sono di nuovo trovati a loro agio in uno scenario da spalle al muro. Sotto di sole tre lunghezze (33-30) nel primo quarto, hanno accusato la spallata dei Lakers nel secondo (61-51 il punteggio). Però al rientro in campo è cominciata una lenta ma costante rimonta, alimentata dalla serata di grazia di Jerami Grant (20 punti e 9 rimbalzi, lo stesso bottino di Nikola Jokic, la stella della franchigia del Colorado). Ha così provveduto LeBron James ad evitare che la partita prendesse una piega pericolosa con una volata punto a punto: il Prescelto ha speso tutto il suo talento, infilando quattro canestri di fila per spiegare chi comandasse. Il suo quarto tempo da 16 punti (sui 38 complessivi) incornicia una prova arricchita anche da 16 rimbalzi e 10 assist. Per lui è la ventisettesima «tripla doppia» nei playoff, ma non è certo questo il dato più significativo. Semmai bisogna ricordare che LBJ parteciperà alla decima finale in quattordici presenze nei playoff. I titoli però sono «solo» tre e l’ultima finale disputata, nel 2018 con la maglia di Cleveland, la perse contro i Golden State Warriors. E’ tempo insomma di dare un senso profondo al suo passaggio ai Lakers, avvenuto proprio con l’intenzione di tornare a vincere. I social network sono impazziti per lui e anche tanti colleghi hanno espresso ammirazione.

LeBron dominatore

LeBron è più che mai un re e quest’anno ha imposto la sua immagine anche per le battaglie sociali, sull’onda di Black Lives Matter. Manca l’ultimo tassello, la quadratura del cerchio: la conquista del titolo. Sarebbe un evento ancora più importante perché cadrebbe nella stagione segnata, oltre che dall’emergenza per la pandemia, dalla tragica scomparsa di Kobe Bryant. Dal Black Mamba – che si era ritirato nel 2016 ma che restava un’icona dei Lakers – al Prescelto; dal numero 24 di Bryant al numero 23 di James: sembra che il destino stia congiurando per questo epilogo. Comunque si concluda la finale Est (Miami conduce 3-2 su Boston), sarà un atto conclusivo pieno di significato sia per LeBron sia per i Lakers. Los Angeles si troverebbe infatti di fronte o gli Heat, il cui presidente è Pat Riley, il coach dello “showtime” gialloviola degli anni 80, oppure quei Celtics che spera di raggiungere in vetta alla classifica dei club vittoriosi (la situazione oggi è di 17-16). Lakers-Celtics, inoltre, fu la finale del 2010: vinse Los Angeles e fu l’ultimo acuto prima di un lungo periodo buio, legato al tramonto sportivo di Bryant e a un complicato ricambio nella squadra. Dopo stagioni in cui erano diventati i Clippers la prima forza cittadina, è stato l’avvento di LeBron James – per quanto non più in età verde – ad aprire un nuovo corso. Coronarlo contro gli acerrimi e storici nemici di Boston avrebbe forse un significato in più. Miami permettendo…

27 settembre 2020 (modifica il 27 settembre 2020 | 10:58)

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