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Grandi firme, colpi di testa e occasioni perdute. Hamilton, Rossi e Dovizioso: a letto presto, tra rimpianti e pentimenti. Lewis, per cominciare: penalizzato per una prova di partenza effettuata dove tutti accelerano, preso da un vuoto mentale rarissimo e singolare. La manovra ha regalato una classifica inattesa; ha concesso a Bottas di portare a casa il bottino grosso, cosa che altrimenti non gli riesce mai; ha rinviato la vittoria numero 91 che vale record assoluto in coabitazione con Michael Schumacher. Per i romantici del motorismo una piccola festa, anche considerando quel cognome là, Schumacher, stampato da Mick sull’albo d’oro della F2 a Sochi, che comporta ipoteca sul titolo 2020 di categoria e sul sedile di una F1 2021.

Valentino: fresco di nuovo contratto Yamaha, era lì tra Quartararo e Morbidelli su una pista che ama, Montmelò. Per terra, di nuovo, in un giorno propizio al sorriso, con nell’aria qualche pensiero su questo titolo mondiale che nessuno sembra volere. A cominciare da Dovizioso, in testa sino all’altro ieri pur in un anonimato da depressione carsica e stereofonica che riguarda la Ducati tutta. È caduto pure lui senza colpa ma costretto a partire in mezzo al gruppo, cosa che amplifica i rischi da strike. Polvere e ghiaia, i gesti mesti che accompagnano la perdita della speranza, la fine di una corsa come terminal di un doppio sogno.

27 settembre 2020 (modifica il 27 settembre 2020 | 22:47)

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