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Guerra in Ucraina, alle famiglie toscane costerà più di mille euro nel 2022

Firenze, 4 giugno 2022 – Costerà cara la guerra alla Toscana: 1,7 miliardi di euro di Pil reale andati in fumo e una perdita del potere d’acquisto per ciascuna famiglia di 1.059 euro nel 2022. A dirlo un’indagine dell’Ufficio studi Cgia Mestre, che mette la nostra regione al quinto posto in Italia per danni da deterioramento della situazione economica mondiale a causa del conflitto in Ucraina. Primo è il Trentino Alto Adige, con una perdita di potere d’acquisto di 1.685 euro, seguito da Valle d’Aosta (1.473 euro), Lazio (1.279 euro) e Veneto (1.065 euro). Per la Toscana la perdita di potere d’acquisto è riconducibile, in particolare, alla contrazione della domanda interna e ai rincari di luce e gas.

Le famiglie toscane saranno dunque tra le più penalizzate, perdendo 1.059 euro in un anno, contro una media nazionale che si ferma a 929 euro. Secondo la Cgia di Mestre, il governo “dovrebbe intervenire subito, tagliando in misura importante il cuneo fiscale. Solo con una misura salva-salari, infatti, potremmo evitare il crollo dei consumi delle famiglie e, conseguentemente, anche i ricavi degli artigiani e dei piccoli commercianti”.

“Il quadro economico generale – prosegue la Cgia di Mestre – si presenta a tinte molto fosche; il pericolo che il Paese stia scivolando lentamente verso la stagflazione è molto elevato. E’ un termine, quest’ultimo, ai più sconosciuto, anche perché si manifesta raramente, ovvero quando ad una bassa crescita del Pil, che nei casi più drammatici diventa addirittura negativa, si affianca un’inflazione molto alta che fa impennare il tasso di disoccupazione, così come è successo nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso. Probabilmente questo fenomeno non lo vivremo nel 2022, anche se il trend sembra essere segnato: le difficoltà legate alla post-pandemia, agli effetti della guerra, alle sanzioni economiche inflitte alla Russia, all’aumento sia dei prezzi delle materie prime, in particolar modo di quelle agroalimentari, e sia dei prodotti energetici, rischiano, nel medio periodo, di spingere anche la nostra economia verso una crescita pari a zero, con una inflazione che si avvierebbe a sfiorare le due cifre”. “Uno scenario – conclude – che potrebbe addirittura rendere pressoché inefficaci i 235 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi anni dal Pnrr”.

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