Sport

Gp d’Austria, Mercedes e Red Bull hanno guai di affidabilità? La Ferrari può recuperare? Quello che è rimasto da capire

gp-d’austria,-mercedes-e-red-bull-hanno-guai-di-affidabilita?-la-ferrari-puo-recuperare?-quello-che-e-rimasto-da-capire

Errori e guasti. Colpi di testa e di fortuna. L’esito a sorpresa del primo Gp trasforma da gara-replica a gara vera il bis austriaco di domenica prossima. Con qualche interrogativo da sciogliere sulla reale consistenza delle forze in campo. Mercedes, per cominciare. Che si tratti della squadra migliore è una evidenza emersa in qualifica, riaffermata in una gara che si è chiusa comunque con le due vetture nere davanti. Il loro vantaggio è stato annullato ripetutamente dalla safety car (piaccia o meno fa parte del gioco e a Zeltweg le occasioni per farla lavorare non mancano mai), ma è anche vero che nel finale Bottas e Hamilton sono stati costretti a ridurre il ritmo per qualche timore motoristico del quale si vagheggia da mesi. Caldo, alte temperature come minacce ancora presenti a proposito di affidabilità. Forse stiamo parlando di un problema trascurabile, di una vettura che può permettersi questo ed altro. Ma anche di un piccolo interrogativo che resta in pista, al pari di un pretesto, pur di introdurre un filo di incertezza in un pronostico altrimenti scontato.

Il tema Mercedes si abbina al tema Red Bull. Due macchine k.o. che probabilmente avrebbero potuto vincere. Anche qui trattasi di rodaggio da smaltire, di casualità, salvo clamorose nuove rotture, con Verstappen nel ruolo di outsider certo, al contrario di Albon. Il quale avrebbe ottenuto la sua prima affermazione iridata se avesse atteso mezzo giro per passare Hamilton, dati i ritmi nel finale. Pensare di superare un campione del mondo all’esterno, significa avere a che fare con una presunzione da perdita di lucidità. Il che non c’entra con la penalità — discutibile — inflitta a Lewis. È stato il ragazzino Red Bull a pagare il prezzo più alto, considerato il valore dell’opportunità perduta.

Alla verifica va anche la Racing Point. La vettura di Stroll ritirata (problema alla power unit Mercedes, per dire…); quella di Perez, rallentata da una strategia perdente. Trattasi di una squadra non abituata a battersi nei piani nobili ed è probabile che gli errori tattici spariscano, trasportando la «Mercedes rosa» in zona podio. Un progresso tecnico palese sul quale continua a pesare il sospetto che non bastino le foto per replicare al dettaglio una macchina vincente. Se così fosse, avremmo in pista 20 vetture identiche, tutte velocissime.

Così, il secondo posto arraffato da Leclerc, considerati i guai che hanno afflitto almeno tre team di vertice, sarà difficilmente ripetibile. Stessa pista, un handicap motoristico che vale circa 7 decimi. Pur considerando qualche miglioramento, pare impossibile per la Ferrari recuperare lo svantaggio in gara 2, mentre è plausibile che il panorama cambi in Ungheria dove l’aderenza in curva avrà pesi più rilevanti. Del resto, il bello sta qui. Dicevamo cose analoghe anche sabato scorso, prima di una corsa che avrebbe smentito molti chiacchieroni della vigilia.

7 luglio 2020 (modifica il 7 luglio 2020 | 23:28)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *