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Gp Belgio: come la Ferrari in un anno è passata dalla pole alla 7ª fila. Wolff al veleno: «I tifosi non lo meritano»

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L’ultima pole con il «party mode», la mappatura estrema da qualifica che dal prossimo Gp a Monza non potrà più essere utilizzata. Ma è una festa triste per Lewis Hamilton, perché se ne è andato «un supereroe e ho un peso nel cuore». Il saluto del sei volte iridato all’attore Chadwick Boseman, morto di cancro a 43 anni, è un giro magico fra i boschi delle Ardenne. Mezzo secondo rifilato a Valtteri Bottas a parità di macchina, una sentenza. E a Verstappen, vero anti-noia di questo campionato.

Dalle parti di Bruxelles, invece, in settima fila, piove una condanna pesantissima sulla Ferrari. Era attesa dopo un week end iniziato nel modo peggiore, ma fa male lo stesso. Non tanto per l’onta delle due macchine fuori dalla top 10 — era già successo nel 2014 a Silverstone, e due anni prima a Valencia dove poi Alonso vinse la gara—, piuttosto per lo spirito di rassegnazione che accompagna la batosta. È una stagione disgraziata, lo si è capito da subito, ma almeno bisognerebbe reagire, arrendersi con onore. La speranza è che almeno oggi una corsa pazza, la pioggia, addolciscano questo copione horror.

E comunque resta il pessimo spot per un marchio da sogno di un pilota che alla radio dice: «Più di così non potevo». Leclerc, tredicesimo. E dell’altro, Sebastian Vettel, 14esimo: «È un quadro realistico del valore della nostra macchina su questa pista». Una delle più esigenti del Mondiale dal punto di vista tecnico, dove l’anno scorso la Rossa monopolizzava la prima fila per poi conquistare il Gp con Leclerc.

Ora dietro ci sono solo le Williams, e le scuderie clienti, Alfa e Haas. Il clamoroso salto indietro è imputabile all’inchiesta sui motori del 2019, che ha tolto tanti cavalli (si dice una sessantina). Ma non solo. La monoposto celebrativa dei mille Gp in F1 — e se le premesse sono queste anche Monza e Mugello rischiano di essere un calvario — manifesta lacune ovunque, nel telaio e nello sviluppo aerodinamico. Il gruppo tecnico a Maranello procede a fari spenti: l’assetto scarico che in Inghilterra aveva funzionato, ha fatto cilecca a Spa. Poi i tentativi di prendere altre strade si sono rivelati inutili, almeno sul giro secco. «È difficile trovare spiegazioni, capisco quanto siano delusi i tifosi ma non aspettiamoci miracoli».

Lo dice Leclerc e lo ripeteMattia Binotto, il team principal è convinto che il flop belga vada trattato a parte rispetto agli altri modesti risultati della stagione. «Qualcosa ci sfugge, questa è la stessa macchina delle altre gare. Mi aspetto che i tecnici lo capiscano». Già, ma cosa? I piloti, si salvano solo loro, non riuscivano a guidare in curva perché le gomme non si scaldavano a sufficienza. Eppure gli pneumatici sono gli stessi del precedente campionato, il loro comportamento dovrebbe essere noto. La verità è che rispetto a dodici mesi fa la Ferrari corre con una controfigura e non c’è maquillage che regga, servono interventi radicali per quanto i regolamenti siano congelati. Mentre gli altri (Renault, McLaren e la contestata Racing Point) sono cresciuti, per non parlare di Mercedes e Red Bull, irraggiungibili.

L’analisi (di parte) del «grande nemico» Toto Wolff sulla crisi rossa è spietata: «La Ferrari è un’icona. È brutto per la F1 vedere che non è in grado di lottare per le posizioni davanti. E non è bello nemmeno per la competizione. Bisognerebbe domandarsi quali priorità hanno stabilito alcuni membri del team e da dove venga questo calo di prestazioni. I tifosi non meritano questi risultati».

29 agosto 2020 (modifica il 29 agosto 2020 | 22:48)

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