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Gli Stati Uniti e la scommessa del contenimento duale

La lunga ascesa degli Stati Uniti al vertice del sistema internazionale avviene in concomitanza con il declino del sistema europeo degli Stati. Declino autoinferto, più che evitabile, dal quale gli Stati Uniti imparano molto. La parabola discendente dell’Impero britannico e in esteso dell’intera Europa è stata la nave-scuola degli Stati Uniti.

L’esperienza britannica ha insegnato a Washington che impegolarsi in dispendiosi e geograficamente distanti tornei di ombre equivale a perdere di vista ciò che succede tra il condominio e il quartiere. Mentre le strategie tedesche nelle guerre mondiali gli hanno insegnato che non è possibile, nel senso che non è economicamente e umanamente sostenibile, impegnarsi in più fronti per un periodo prolungato di tempo.

Apprendimento osservativo. Gli Stati Uniti hanno appreso l’arte della sopravvivenza guardando gli imperi europei suicidarsi. Attrazione e coltivazione di talenti, una buona dose di malizia e il prezioso trasferimento di conoscenze diplomatiche e geopolitiche da parte dell’Impero britannico hanno fatto il resto.

La farina accumulata nel sacco degli Stati Uniti è integrale, della migliore qualità, e le occasioni per dimostrarne la superiorità non mancheranno nel corso della Guerra fredda. Un potenziale doppio fronte disinnescato sul nascere mettendo due alleati l’uno contro l’altro – la rottura sinosovietica orchestrata da Henry Kissinger. L’egemonia in Medio Oriente mantenuta aizzando l’animosità tra due antichi nemici, arginandone le aspirazioni egemoniche a mezzo del finanziamento della loro guerra – la guerra Iran-Iraq. E, infine, la vittoria sull’Unione Sovietica impegnandola su due fronti geograficamente opposti, accesi quasi contemporaneamente e destinati ad avere medesima durata – Afghanistan e Polonia.

Se gli Stati Uniti del XXI secolo hanno deciso di fare orecchie da mercante a chi gli ha suggerito e suggerisce tuttora di abbandonare il contenimento duale di Russia e Repubblica Popolare Cinese, in quanto ritenuto illogico e controproducente, è perché l’esperienza guerrafreddesca sembra sanzionare l’efficacia di tale strumento.

Il contenimento duale è ritenuto controproducente perché, da quando è stato ufficialmente inaugurato, ha galvanizzato l’intesa amichevole tra Mosca e Pechino, facilitandone la trasformazione in alleanza tattica in funzione antioccidentale. Coloro che non vedono logica nel contenimento duale sono dell’idea che la Terza guerra mondiale a pezzi terminerà col soverchiamento degli Stati Uniti. Nessun altro scenario sarebbe plausibile.

Saranno i posteri a dare ragione o torto ai detrattori del contenimento duale, che alcuni vorrebbero sostituire con una diplomazia triangolare 2.0 – stavolta mettendo Mosca contro Pechino – e che una minoranza ancor più esigua vorrebbe cancellare nel nome di un’utopica risoluzione, pacifica e concordata, della spinosa questione della transizione multipolare. Ai presenti, invece, l’ardua missione di comprendere che, con elevata probabilità, non ci saranno né un’intesa russo-americana in chiave anticinese – quel treno è partito definitivamente il 24.2.22 – né una conferenza di pace internazionale.

Nella grand vision degli Stati Uniti il Duemila potrà essere il secondo secolo americano soltanto ad una condizione: che i due principali sfidanti sistemici, Russia e Cina, vengano costretti dal contenimento duale ad una coabitazione forzata dal potenziale implosivo. L’intensificazione della cooperazione multisettoriale – dal commercio allo spazio – e la collaborazione potenziata nelle più disparate regioni geografiche – dall’Asia centrale all’Europa orientale –, in quest’ottica, non è un male: è il risultato ricercato e desiderato. Più stretta è l’intesa, maggiori sono le probabilità di strumentalizzare gli inevitabili dissidi che sorgeranno quando Mosca scoprirà di essere relegata al ruolo di socio di minoranza.

La speranza-aspettativa degli Stati Uniti è che la coabitazione forzata possa condurre i due “amici temporanei” alla collisione prima che abbia luogo il redde rationem con la Repubblica Popolare Cinese; spettro si potrebbe esorcizzare impantanandola nelle sabbie mobili dell’Eurasia: competizione accesa con la Russia nelle terre postsovietiche, stress test nel Pacifico occidentale e terrorismi lungo le Nuove vie della seta. Vincere senza combattere – l’arte della guerra di Sun Tzu utilizzata contro Pechino.

L’applicazione delle lezioni tratte dalle esperienze irano-iraqena e sovietica potrebbe funzionare come potrebbe fallire. Perché se è vero che gli Stati Uniti confidano nell’ineluttabilità della ripetizione storica, lo è altrettanto che le attuali classi dirigenti di Russia e Repubblica Popolare Cinese si sono formate sui libri scritti dai vincitori e hanno cognizione del fatto che passi falsi potrebbero condurre ad un remake del 1989. Ai posteri l’ardua sentenza.

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