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Giuseppe Saccà: «Finché c’è una pandemia le assicurazioni hanno difficoltà ad assicurare i nostri set»

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L’industria audiovisiva

di Emily Capozucca09 lug 2020

Giuseppe Saccà: «Finché c'è una pandemia le assicurazioni hanno difficoltà ad assicurare i nostri set»

«Un cigno nero» è la crisi che ha travolto l’economia del Paese a causa della pandemia da Coronavirus. Così l’ha definita Giuseppe Saccà, produttore di 37 anni, che con la Pepito Produzioni ha vinto con la sua ultima produzione«Favolacce», l’Orso d’Argento a Berlino, per la migliore sceneggiatura dei fratelli D’Innocenzo. «Si parla di un miliardo di perdita di fatturato nel 2020, un terzo di tutto il fatturato della filiera — ha aggiunto —. Il 79% delle aziende cinematografiche indipendenti sono a rischio. Nei mesi di marzo e aprile c’è stata una perdita 40% sulla raccolta pubblicitaria e solo il box office ha perso nel primo semestre 2020 il 40% di tutto il fatturato annuo. Sono dati importanti che lasciano sotto shock tutto il settore».

Il paradosso

Ma ciò che la pandemia ha messo in evidenza è «la situazione paradossale che l’industria dell’audiovisivo sta attraversando» Se da una parte, l’emergenza ha portato a un calo del fatturato «con il lockdown — ha spiegato Saccà — ci siamo trovati nella condizione paradossale di avere una domanda sempre più elevata ma di non poter dare un’offerta». I set si sono infatti fermati e sono state bloccate all’incirca 20 produzioni che adesso stanno ricominciando a girare. «Le case di produzioni indipendenti, come la nostra, rappresentano il 56% di tutto il fatturato della filiera e il 79% di questo settore sono in difficoltà» anche a causa del calo della raccolta pubblicitaria. Da qui parte una delle proposte di Saccà che aveva lanciato al governo affinché lasciasse i 300 milioni di euro di trattenute del canone alla Rai. «Se il governo rinunciasse a trattenere i vari balzelli che applica al canone la Rai avrebbe risorse che potrebbero essere messe a disposizione di tutto il settore e la Rai potrebbe avere un ruolo davvero centrale, soprattutto i questo momento delicato. Avrebbe l’occasione di diventare il vero architrave dell’industria audiovisiva italiana».

Le assicurazioni

Adesso i set stanno ripartendo ma c’è un nodo fondamentale da sciogliere per il quale Giuseppe Saccà avrebbe una proposta già messa in atto dai nostri cugini francesi. «Abbiamo il problema delle assicurazioni. Finché c’è una pandemia le assicurazioni hanno difficoltà ad assicurare i nostri set e il rischio ha un costo economicamente molto difficile da sostenere per l’industria — ha spiegato Saccà. — È un problema non solo per noi produttori indipendenti ma di tutta la filiera, per i distributori, per l’esercizio, le piattaforme, i broadcaster e anche per lo Stato, per i 250 mila lavoratori diretti e indiretti che lavorano nel comparto. In un’intervista, Giuseppe de Rita del Censis diceva che a colpi di sostegni pubblici un Paese muore. Io credo che gli imprenditori debbano fare gli imprenditori». Il produttore si è fatto dunque portavoce di un’altra proposta: «Ne ho parlato informalmente con le associazioni Anica, Apa e Ape riguardo a un fondo partecipato dallo Stato e da produttori, broadcaster, distributori, tutti i protagonisti della filiera. Possiamo uscire dalla crisi se uniti e disposti a rinunciare a qualcosa. Se tutti noi, mettessimo una quota del nostro fatturato dentro un fondo di garanzia, non pubblico ma misto, non solo ci consentirebbe di ripartire ma avremmo uno strumento potentissimo anche in caso di seconda ondata di pandemia».

La sicurezza

Con i protocolli di sicurezza che si stanno adottando sui set per far ripartire le produzioni, il rischio sarebbe molto basso. «Queste risorse quindi non verrebbero quasi sicuramente utilizzate e potrebbero anche essere ridistribuite». Uno strumento che darebbe tranquillità alle assicurazioni, che potrebbero così tornare garantire i set anche contro la pandemia. «Questa crisi cambierà i modelli di business del nostro settore, come anche quello di altri . E funge da acceleratore. Non possiamo non avere gli strumenti per sfruttare questa opportunità. A colpi di sussidi un Paese muore. Abbiamo sì bisogno di un aiuto pubblico, ma dobbiamo per primi aiutarci da soli» ha concluso il produttore che sogna di far ripartire l’industria anche da quelle regioni del Sud non colpite dal coronavirus, «per creare un polo dell’audiovisivo al Sud, ricco naturalmente di un set a cielo aperto straordinario».

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