giro-d’italia:-filippo-ganna,-cosi-raggiunge-i-101,7-km/h:-un-«motore»-perfetto-favorito-dagli-85-chili

Sessanta (denti) davanti, undici (dentini) dietro. Quasi dodici metri sviluppati con una sola pedalata. Per un essere umano (e anche per molti ciclisti di mestiere), spingere il Bolide con cui Filippo Ganna ha vinto la cronometro è come trascinare un Tir a spinta: non si avanza di un millimetro.

Il 60×11 è il solo rapporto che ha consentito a Filippo di avanzare in certi tratti senza che le gambe girassero a vuoto. E che domenica gli ha permesso di volare negli otto chilometri tra primo e secondo intertempo a 70,1 chilometri l’ora di media, composto come un ballerino sulla linea di mezzeria, sobbalzando con grazia su buche e tombini sporgenti, respingendo al mittente le violente folate di scirocco.

Generatore di potenza smisurata, Ganna richiede soluzioni speciali per poter portare il suo motore a tutta. Domenica nel tratto più veloce della discesa ha toccato i 101,7 chilometri l’ora, favorito dai suoi 85 chili. C’è chi (il tedesco Denz, il colombiano Restrepo) ha pennellato meglio le curve ed è andato più veloce. È quando la strada si fa meno ripida che il piemontese diventa un missile. È quando le pedalate diventano 120, 130, 140 e oltre al minuto che gli altri devono accucciarsi immobili sul manubrio mentre lui continua a far girare i gamboni come stantuffi.

Ganna è considerato il primo uomo nella storia in grado di abbattere il muro dei 4 minuti sui quattro chilometri dell’inseguimento su pista(il suo record del mondo è 4’01’’934), girando in anello a 60 chilometri orari di media con partenza da fermo: impresa anche per uno scooter. Decodificando i dati del suo computer di bordo, un fisiologo potrebbe riscrivere i limiti umani della potenza massimale sviluppata, della resistenza all’acido lattico sotto sforzo.

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Domenica la sfida di Filippo per conservare la maglia rosa è quella di trascinare il più veloce possibile il suo metro e 92 lungo i 3.720 metri che portano dal quadrivio di Porta Aura alla piazza Vittorio Emanuele di Agrigento, salendo di 195 metri sul livello del mare con pendenze fino al nove per cento.

Pippo sa bene che già dopo i primi novanta secondi (la salita richiederà sette minuti) le sue gambe cominceranno ad annegare nell’acido lattico, il fiato diventerà corto, i polmoni bruceranno. Pippo sa anche che scalatori e assaltatori di giornata si lanceranno all’attacco e che il suo capitano Geraint Thomas (con almeno due gregari) dovrà abbandonarlo al suo destino anche se farebbe carte false pur di lasciargli la maglia rosa. Ecco perché nei 145 chilometri che precedono la Valle dei Templi, l’azzurro risparmierà ogni stilla di energia per il finale. Certo, la maglia la perderà comunque domani sulle prime rampe dell’Etna, ma un giorno in più in rosa fa troppa gola per non provarci fino in fondo. E se c’è uno che sa resistere al dolore ma non ai peccati di gola quello è Filippo Ganna.

4 ottobre 2020 (modifica il 4 ottobre 2020 | 00:02)

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