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Zappinazzu svetta dritto verso il cielo per trenta metri sulla strada verso Piano Provenzana dove oggi il Giro d’Italia piazza il suo primo traguardo in salita. Zappinazzu è un pino laricio, il più vecchio dell’Etna, forse di Sicilia. Da almeno trecento anni resiste alle colate laviche, al freddo e alle malattie senza smettere di crescere e allargarsi.

Quando passerà al suo fianco, a 7.600 metri dall’arrivo e con la strada già bella ripida, il vecchio Vincenzo Nibali (36 anni a novembre) avrà forse già capito se potrà superare Fiorenzo Magni (vincitore a 34 anni e mezzo nel 1955), se puntare almeno al podio o se la sua corsa verso Milano sarà sul viale del tramonto. Dopo una crono opaca (il vento ci ha messo lo zampino), lo Squalo domenica ha guizzato sullo strappo di Agrigento, per i tecnici «non adatto alle sue caratteristiche». Quello del Piano è uno dei sei modi di scalare l’Etna sull’asfalto, non il più difficile, non una passeggiata: 19 chilometri al 6,6% di pendenza con punte del 13%. Cinquanta minuti di sofferenza.

Per il gran favorito Thomas l’occasione di incrementare il vantaggio cronometrico (66”) e psicologico sul siciliano è ghiotta. Ieri Mr G. ha liberato nel finale metà gregari della sua Ineos (Dennis, Puccio, Castroviejo, Swift) per averli freschi oggi. Scatenare l’inferno da Linguaglossa alla vetta è come aggredire un avversario al primo o secondo round. Se bluffa, va al tappeto e ci si toglie il pensiero. Che si parli di Nibali e Fuglsang, di Yates o altri. Così (sull’Etna nel 2011) Contador chiuse il discorso maglia rosa a Giro appena iniziato, così sempre sull’Etna lo stesso Yates si illuse (e ci illuse, correva il 2018) di poter far la stessa cosa, prima di crollare, due settimane dopo.

Il percorso di avvicinamento al Giro di Nibali è stato tormentato. Lo Squalo e il suo coach Slongo sanno che per portare al massimo regime un motore formidabile ma vecchiotto tocca modificare (non stravolgere) ogni inverno gli allenamenti: meno quantità, più qualità, la stessa porzione di altura ma calibrata in modo diverso. Il risultato non è mai garantito, specie se il Covid — più nocivo per un 35enne che per un ventenne come Pogacar — ti mette in standby.

Dalla Strade Bianche (1° agosto) del debutto a oggi, in 22 giorni di gara lo Squalo è cresciuto, con alti e bassi e grande fatica. Oggi tutti i nibalo-dipendenti gli chiedono un guizzo che allontani il giorno delle pensione, coscienti che — come lo Zappinazzu dell’Etna — di Nibali nella foresta nel ciclismo italiano ce n’è e ce ne sarà per lungo tempo uno soltanto.

4 ottobre 2020 (modifica il 4 ottobre 2020 | 23:30)

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