Giovani e politica: intervista a Giordano Bozzanca di InOltre

giovani-e-politica:-intervista-a-giordano-bozzanca-di-inoltre

I giovani e l’impegno civico. Un rapporto complicato. Una retorica molto diffusa ci dice che di generazione in generazione i giovani hanno iniziato a perdere interesse per le questioni politiche e sociali. Si sono “atomizzati” compressi in centinaia di impegni, tra mondi virtuali, scuola, università. Il sostegno massiccio poi al M5S nel 2018 ha fatto dire a molti che i giovani vanno dietro ai populismi, a chi grida di più. Perché non si informano…


I giovani sono però un mondo complesso e articolato. Sono una categoria spesso svantaggiata. In molte (troppe) narrazioni si parla di privilegiati che vivono coi soldi di mamma e papà. Ma ci sono migliaia di giovani che vivono in condizioni decisamente meno rosee. Mancano risorse per le borse di studio, non ci sono grandi possibilità di formazione. In ogni calcolo redistributivo, ai giovani vanno le briciole. Poi ci si stupisce, dicono, se i giovani non si vogliono impegnare in politica o nel sociale. Eppure non è vero. Molti sono attivi in ong, associazioni di varia natura, anche partiti politici a volte.

Di seguito una bella intervista a Giordano Bozzanca, Presidente di InOltre, una piattaforma politica e sociale di giovani e giovanissimi che vogliono contribuire a cambiare le cose, in meglio. Per i giovani, ma non solo. Leggete!

Che cosa è InOltre e quali sono le ragioni che hanno spinto un gruppo di giovani e giovanissimi a dare vita a questo progetto?

InOltre Alternativa Progressista è una fucina di idee, nata coagulando energie di tanti giovani progressisti in tutta Italia che vogliono mettere al centro i temi ed essere di supporto propositivo all’interno di un campo di centrosinistra, avendo come primo interlocutore il Partito Democratico, sperando con il nostro impegno di cambiarlo in meglio nella sua dimensione valoriale, organizzativa e programmatica. Farlo scevri da logiche di corrente e mettendo al centro una visione, un progetto politico di Paese e l’elaborazione di proposte concrete. Questa crisi pandemica, richiederà una ricostruzione, il mondo dell’associazionismo progressista e le forze politiche di sinistra devono farsi trovare pronte alla richiesta di novità che la prossima fase richiederà per battere le destre sovraniste e illiberali.

Si parla spesso di giovani, di quanto sono importanti, di quale ruolo possano (e debbano) avere, eppure nelle scelte politiche sono poi la categoria più penalizzata. Cosa ne pensate?

I giovani sono i grandi esclusi dai processi economici e decisionali. Nessuno si farà carico davvero dei loro temi, se prima non saranno loro a stimolarli. Abbiamo il dovere di essere propulsivi in questo, non attendisti.

E nel concreto cosa si può fare per essere “propulsivi”. Cosa avete fatto o volete fare?

Noi ci siamo sempre battuti contro la povertà educativa e la dispersione scolastica, per i giovani studenti assegnatari non beneficiari di borsa studio, per i braccianti agricoli, per i diritti dei riders, per i lavoratori stagionali, per le ragazze madri lavoratrici e la parità salariale, per i tirocinanti sfruttati e non retribuiti, per i medici specializzandi impelagati nell’imbuto formativo, per i praticanti avvocati che attendono una riforma dell’accesso alla professione forense. Spingiamo quotidianamente verso il Governo ed il Parlamento presentando documenti e proposte, spesso veniamo ricevuti e ascoltati, non sempre fa rumore, ma questo non ci fa desistere dal crescere. Diamo nel frattempo vita su questi e altri temi a campagne di sensibilizzazione nazionali e cerchiamo di condividerle e migliorarle con le associazioni di categoria impegnate su quel determinato campo.

Arriviamo alla questione più pratica, adesso abbiamo 209 miliardi a disposizione da poter usare per finanziare settori di vario tipo. So che avete creato un network con altre organizzazioni giovanili proprio per chiedere un segnale reale di attenzione ai giovani. Di che si tratta?

Chi può capire le esigenze dei giovani e raccoglierne le proposte se non i giovani stessi? È da questa riflessione che è nata la volontà di costituire un Coordinamento di Associazioni Progressiste – che vedono coinvolti i giovani come parte attiva – la cui sinergia ha portato alla redazione di due documenti: un Manifesto Generazionale e un Policy Paper.

Un lavoro di un mese su diversi tavoli tematici Ambiente, Cultura, Diritti, Lavoro, Legalità, Scuola e Università. L’iniziativa è denominata “Sidera” e deve il suo nome all’etimologia della parola “desiderio”. Ne parla Cesare nel “De bello Gallico”, definendo come desiderantes i soldati che, deposte le armi, attendevano sotto un cielo privo di astri e stelle polari i compagni ancora in battaglia, a rischio della propria morte. Quanti sentieri non battuti e battaglie che avrebbero potuto essere e che non sono state, quanti giovani combattono o aspettiamo che tornino: i desiderantes sono una metafora dei giovani di oggi e del loro senso di smarrimento.

Ed è proprio contro quella particella “de” della parola “Desiderare”, che svuota il loro cielo da direzione e prospettive future, che il coordinamento di giovani si scaglia, rivendicando il potere di tracciare da sé la propria via maestra. “Sidera” non è il punto di arrivo, le associazioni cercheranno insieme una formula organizzativa per trovare una cooperazione periodica e duratura. Pensavo a Berlinguer che in un discorso ai giovani nel 1979 parlava del “desiderio struggente dei giovani di vivere sereni”, ecco, noi riteniamo che quel desiderio di emancipazione che abita nella nostra generazione sia una forza, una spinta, ma senza una stella-guida, quel desiderio si disperde, invece dobbiamo renderlo forza generatrice. Questo passa per forza di cose dal darsi un’identità valoriale e programmatica ed il confronto con la successiva stesura del documento sono serviti proprio a questo.

Per chiudere: voi siete un bell’esempio di impegno politico e sociale, e questo nonostante si dica che i giovani sono ormai disinteressati o troppo delusi. Cosa diresti a quei giovani che si sentono lasciati indietro per convincerli a diventare parte attiva dell’impegno civile?

Non sono da biasimare, più che cose da dire, abbiamo ragionamenti e cose da fare. Il mercato ci costringe ad una vera prova di resistenza e sopravvivenza scolastica, universitaria e lavorativa, comprimendo i tempi della riflessione e dell’attivismo politico. Per essere forza operante in questo disagio giovanile, dobbiamo prima di tutto chiederci che forma dare al nostro impegno politico nel tempo presente.

E come si traduce in azione questo “chiederci che forma dare al nostro impegno”?

Per noi questo passa dal prediligere un’organizzazione a rete: come fa il raspollo dell’uva che tiene insieme e in modo armonico i vari acini, allo stesso modo la politica deve rapportarsi alla pari con le realtà civiche, associazionistiche, settoriali della società. Al contempo disintermediare, iniziare ad occuparci dei giovani ma non solo di quello che c’è da risolvere fuori da loro. Non si può avere l’ardire, infatti, di modificare gli uomini senza sapere chi sono, perché tutte le rivoluzioni di questo mondo qui fuori non ce li farebbero capire davvero. Dobbiamo invece cogliere che cosa gli succede dentro, le loro aspettative, i loro sogni, quei loro slanci interrotti, altrimenti i problemi che rincorriamo nel cercare soluzioni non saranno mai quelli per cui loro attendono risposte. Ma soprattutto restare ancorati al Paese reale, perché rivoluzionario non è mai chi elabora la soluzione avanzata, ma chi fa compiere un concreto passo in avanti. Su questi due binari credo si debba cimentare la nostra empatia – e anche il nostro entusiasmo –  per stabilire connessioni umane e politiche. Essere consci del fatto che per togliere l’opaco dagli occhi di tanti giovani non politicizzati, delusi o rassegnati, per ridestare gli animi bisogna ricordarsi che le cose che ci appassionano sono sempre le cose che ci svegliano. Dare e ricercare distrazioni vive, occupazioni grandi, movimento, per mettere a frutto gli ardori giovanili, perché una società che non mette a frutto la nostra voglia di cambiare è una società da cambiare.