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Giorgione rieletto alla guida della UIL FPL di Foggia: “da riformisti continueremo a stare al fianco di Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie”.

Luigi Giorgione rieletto alla guida della UIL FPL di Foggia: “da riformisti continueremo a stare al fianco di Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie e di tutti i dipendenti degli Enti locali”.

Infermieri, OSS, Professioni Sanitarie e dipendenti degli Enti Locali continueranno ad avere un ottimo punto di riferimento sindacale in provincia di Foggia e in Puglia. Si tratta di Luigi Giorgione, rieletto ieri pomeriggio Segretario Generale della UIL FPL di Capitanata.

Presenti a Foggia i massimi esponenti della UIL e della UIL FPL regionale e nazionale. Tra gli altri Gianni Ricci (Segretario Generale UIL Foggia), Davide De Gregorio (Segretaria Nazionale UIL FPL) e Giuseppe Vatinno (Segretario Generale UIL FPL Puglia).

Con lui eletta anche la nuova segreteria provinciale, l’esecutivo, il collegio dei revisori dei conti.

Grande la partecipazioni di tesserati e di esponenti del mondo della sanità pubblica e privata della provincia dauna.

Il congresso territoriale della UIL FPL di Foggia è stato celebrato presso l’aula magna del Centro FORMEDIL il 27 e 28 maggio 2022.

Eletta, come accennavamo, la nuova segreteria con Giorgione riconfermato Segretario Generale. Al suo fianco ci saranno Luciana Lioce e Giovanni Grifa componenti della Segreteria e Francesco Tompone, Tesoriere.

Rinnovato il Consiglio Territoriale con un nutrito numero di presenza femminile e nuovi dirigenti.

“Un augurio di buon lavoro al nuovo gruppo dirigente che per i prossimi quattro anni guiderà la federazione foggiana nei settori della sanità pubblica e privata, nelle funzioni locali e nel terzo settore” – ha commentato a caldo il rieletto Giorgione.



La relazione di Luigi Giorgione al VI Congresso UIL FPL della Provincia di Foggia.

Coerenza – Finalità – Partecipazione – Disponibilità – Zero morti sul lavoro. Crescere insieme per costruire.

Carissime delegate e carissimi delegati, gentili ospiti, siamo qui felici ed orgogliosi di condividere queste due giornate, tutti insieme, per affrontare temi che hanno interesse al dialogo, alla tolleranza, alla ricchezza di più visioni, ad ascoltare i problemi del mondo del lavoro, ad evidenziare i nostri valori, i nostri ideali e le nostre attività e finalità.

Siamo qui perché siamo coraggiosi, siamo qui perché siamo più forti dell’arroganza di alcuni dirigenti e datori di lavoro che non hanno il senso del rispetto altrui e credono di amministrare il bene comune come se fossero loro i padroni assoluti.

Siamo qui perché ci mettiamo il cuore, la passione, la forza e tanta energia per superare tutti gli ostacoli e gli abusi che spesso dobbiamo contrastare.

Tutto questo lo facciamo con audacia, con senso del dovere e della responsabilità.

Tutti insieme perché da soli si può avere una bella idea ma i risultati avvengono se vi è un impegno collettivo.

Le cose da fare sono tante e ci sembrano difficili, ma dobbiamo osare se vogliamo realizzare qualcosa di bello e duraturo per il lavoratore e per il mondo del lavoro in generale.

Viviamo ancora una pandemia, più morbida rispetto a due anni fa, ma siamo qui, in presenza, per sognare, per lavorare, l’uno insieme all’altro, qui per guardare il futuro, e per indicare la strada da percorrere.

Assistiamo ogni giorno a scenari in cui prevalgono le delusioni, le rivalità, gli egoismi e chi costruisce le proprie azioni per i propri bisogni ed interessi.

Noi, invece, siamo ancora, persone vere, serie, difensori dei diritti e tutele, e sappiamo che con pazienza e saggezza continuiamo a fare bene il nostro lavoro.

Solo unendo le forze e rispettando il lavoratore possiamo lanciare da questo congresso, una nuova rivoluzione culturale.

Ai lavoratori, al mondo del lavoro serve più che mai un nuovo modo di fare sindacato.

Bisogna stimolare le coscienze, bisogna proiettarsi verso un futuro diverso da anni fa, perché la pandemia ha cambiato radicalmente il nostro paese, e tutto il mondo in generale.

Dobbiamo porci delle domande ed a un certo punto dobbiamo fermarci, riflettere, pianificare, e se  convinti, agire e iniziare a tutti costi un nuovo percorso.

Noi lo abbiamo fatto e ci crediamo partendo dal basso per risalire verso la vetta delle montagne per raggiungere di nuovo obiettivi e finalità.

Noi sindacalisti sappiamo che il mondo del lavoro è difficile e pieno di trappole e soprusi che dobbiamo contrastare.

Sappiamo che lavoriamo senza sosta perché a volte troviamo di fronte persone che vivono di egoismi, di malvagità, di opportunismo, di interessi propri e che personalmente definirei, ignoranti, fanatici con ambizioni.

Sappiamo benissimo che la vita è un intervallo di fallimenti e successi e le partite più difficili sono quelle che si giocano dopo una vittoria.

Confermarsi è un’impresa ardua.

Le ultime elezioni RSU hanno visto, ancora una volta, questa Organizzazione Sindacale, confermare, di essere ancora primi in assoluto nella sanità provinciale con un netto aumento di consensi in termini di voto e percentuale, con un notevole aumento di eletti.

Questo è solo frutto del lavoro di tutti Voi, noi e soprattutto tanto impegno e credibilità che in tutti questi anni abbiamo conquistato.

Nello stesso tempo è difficile sapere rialzarsi dopo una sconfitta.

Questo bisogna imparare e saperlo sempre.

Anche con questo maledetto virus, noi ci siamo sempre stati, non ci siamo persi di vista nei momenti più difficili.

Ora più che mai bisogna essere più coerenti di ieri,  più disponibili, dobbiamo partecipare sempre di più avendo finalità ben precise.

Dobbiamo insorgere, dobbiamo contagiarci di fiducia tra di noi, dobbiamo continuare e dobbiamo osare.

“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle, è perché non osiamo farle che diventano difficili” come insegnava Socrate.

Da qui, da questo 6° Congresso della UIL FPL di Foggia dobbiamo rilanciare l’altruismo della volontà, dobbiamo rafforzare il nostro coraggio, la nostra lealtà, la nostra responsabilità.

E senza responsabilità non c’è libertà.

Senza doveri non ci sono diritti.

E il nostro senso di responsabilità verso gli altri e verso di noi stessi ci fa dire una parola che si deve alzare forte verso chi ancora non l’ha fatto VACCINATEVI.

I lavoratori devono sapere che i tanti uomini e ancora poche donne che fanno sindacato, devono sapere che fare questa attività, non è una moda, non è una esibizione di uno Status, ma è un modo di essere, una missione  che sanno sfidare, che non hanno paura di osare anche di fronte a sfide difficili.

Questi, siamo noi. Siamo persone che hanno un’anima, un cuore, il senso della responsabilità, il rispetto dell’altro, che credono nel rispetto dei diritti e dei doveri, che rispettano a prescindere le Istituzioni, e che mai e poi mai sì chineranno all’altra parte in maniera soccombente e strisciante.

Noi diamo rispetto e pretendiamo rispetto.

Consideriamo sempre chi abbiamo di fronte l’altra parte “se condivisa”, ma nello stesso tempo sappiamo anche contrastare con tutte le nostre energie e forze se ci troviamo di fronte la “controparte”.

A buon intenditore, poche parole.

Anche se l’emergenza è finita, la pandemia non è affatto superata.

Occorre senso di responsabilità e rispetto delle regole da parte di tutti.

Non prendiamo sotto gamba il coronavirus!

Ancora mentre parliamo, nonostante i vaccini, il virus dimostra di essere temibile e mutevole.

Se non vogliamo disperdere tutti i sacrifici fatti finora, dobbiamo tutti mantenere una condotta improntata al senso di responsabilità individuale e collettiva.

Sotto un altro versante, sappiamo che l’impatto della pandemia sul tessuto economico, sociale e produttivo è stato devastante e, come organizzazione sindacale, siamo dall’inizio di questo incubo in prima linea nel chiedere al Governo e all’Unione Europea interventi urgenti e concreti a sostegno delle fasce più deboli della popolazione.

E, tuttavia, qui mi preme sottolineare un altro aspetto!

Sappiamo tutti che l’effetto del Covid-19 sarebbe stato ancora più devastante se non fosse stato per il coraggio, la professionalità e la determinazione di tutto il personale sanitario.

Nelle prime ore della pandemia, si registrava un coro unanime: tutti li definivano “angeli”, “eroi”.

Ora, come troppo spesso accade nel nostro Paese, gli angeli e gli eroi sono finiti nel dimenticatoio e noi non possiamo e non dobbiamo permetterlo.

La risposta oggi, ai signori che sono al Governo di questo Paese, tutte le forze politiche, che fanno un minestrone tra di loro, unendosi nella gestione della macchina pubblica, lasciando sospese le loro chiacchiere che ritorneranno  non appena ci saranno nuove elezioni e quindi a breve, un urlo che deve arrivare da questo Congresso e da tutte le Città d’Italia, da questa platea, dai lavoratori, è rinnovateci il contratto nazionale della sanità pubblica e delle Funzioni locali.

Rinnovatecelo con il giusto riconoscimento economico e con la giusta dignità che ognuno di noi merita.

Il rinnovo del Contratto Nazionale dei dipendenti pubblici, è frutto di un lungo percorso durato anni: abbiamo dovuto superare la Legge Brunetta, ridurre i comparti da 11 a 4 e riavviare un confronto con il Governo, da anni incapace di dialogare con le parti sociali per tutelare gli interessi ed i diritti dei lavoratori, per coniugare il merito ed i bisogni, per ammodernare le relazioni sindacali ed il ruolo del sindacato quale interlocutore legittimo, riconosciuto dalla Costituzione.

Non bisogna dimenticare che con il ministro Brunetta, il famoso D. LGS 150/ 2009, aveva ridotto tantissimo le azioni al sindacato, danneggiato il lavoratore pubblico, veniva visto come il cancro di un paese, come nullafacente, come privilegiati ecc….. non vi sono stati più rinnovi contrattuali, blocchi delle assunzioni, solo campagne denigratorie e riduzione di diritti acquisiti in tanti anni di battaglie sindacali, riduzione di distacchi e ore di permessi sindacali, taglio ai Caf e patronati.

Oggi, a distanza di anni, abbiamo ripreso la nostra dignità, il nostro ruolo, il lavoratore pubblico è diventato una risorsa per il paese e non più un costo, oggi siamo un punto di riferimento certo.

Solo per ricordare, siamo di nuovo fermi alla vigenza 2016 – 2018 definito contratto ponte e siamo  senza rinnovo contratto dal 01 gennaio 2019 sino ad oggi.

Vogliamo, subito, subito, subito, il rinnovo del contratto.

E’ un atto dovuto, morale e soprattutto rispettoso nei  confronti di oltre 1 milione di lavoratori pubblici che giornalmente garantiscono tutti i servizi essenziali ai cittadini italiani e stranieri.

Il sistema sanitario regionale e nazionale va riformato e potenziato a partire da una piena valorizzazione di queste straordinarie professionalità che, molto spesso, soprattutto nelle prime ore, hanno dovuto combattere il virus a mani nude, rimettendoci anche la vita.

Chiediamo al Governo Draghi e alla Regione segnali concreti, impegni reali a favore della Sanità.

Non permetteremo a nessuno di dimenticare il coraggio di infermieri, operatori sociosanitari, medici, e di tutto il personale sanitario, amministrativo e tecnico e qui rafforziamo il nostro urlo di stabilizzazione.

Stabilizzare è un obbligo e dovere morale.

Nelle ore cruciali della pandemia il loro coraggio ha fatto la differenza.

Ora è arrivato il momento che il Paese, attraverso le sue istituzioni faccia qualcosa per loro!

Ma viene spontaneo porsi una domanda: sarà l’ultima??

Stabilizzazione significa rendere stabile, rendere durevole, costante nel tempo.

Da anni assistiamo a questi provvedimenti.

Signori politici. Siamo stanchi, siate credibili.

Creiamo posti di lavoro ed assumiamo le persone definitivamente sin dall’inizio dell’inserimento lavorativo e non con vari stratagemmi a tempo determinato per tenere con il fiato sospeso migliaia e migliaia di persone per avere certezza del proprio futuro.

Dal 24 febbraio siamo tutti costretti a dover fare i conti con uno scenario che mai avremmo pensato di dover affrontare.

La guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa, oltre a sconvolgerci per le immagini drammatiche che ci inondano quotidianamente, segna, che ci piaccia o no, il secondo fallimento del principio cardine sul quale il 18 aprile 1951 Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, avevano dato vita alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il primo embrione dell’attuale Unione Europea.

La volontà dei padri fondatori di evitare che nel nostro Continente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, scoppiasse un nuovo sanguinoso conflitto, è stato spazzato via nel giro di pochi secondi.

Come appare evidente dal riposizionamento all’ombra della Nato di Paesi in precedenza neutrali come Finlandia e Svezia, possiamo già dire con certezza che la Guerra in Ucraina ridisegnerà gli equilibri mondiali.

In questo scenario davvero preoccupante l’Italia ha dimostrato coraggio e fermezza battendo la via della soluzione diplomatica ed essendo, al tempo stesso, uno dei baluardi della linea della fermezza e delle sanzioni nei confronti della Russia.

Le sanzioni contro la Russia sono una questione pratica.

Se vogliamo difendere il principio di autodeterminazione degli Stati ed avere la pace come obiettivo non c’è altra strada.

Ci saranno ricadute economiche e occupazionali pesantissime.

Ed è per questo che vanno individuati strumenti concreti per evitarle.

Uno tra questi è il rifinanziamento del programma “SURE” uno strumento europeo di sostegno temporaneo pensato per aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori, per attenuare i rischi di disoccupazione in un emergenza ed è a disposizione degli Stati membri che si trovano nelle condizioni di dovere mobilitare notevoli mezzi finanziari per contrastare le conseguenze economiche e sociali della pandemia del coronavirus, sul territorio e che a nostro giudizio, deve diventare strutturale.

A questo punto non posso che fare un riferimento al momento storico e geopolitico drammatico per il futuro non solo dell’Europa ma dell’intera umanità.

Viviamo una situazione molto pericolosa che ci fa temere catastrofi se non si riuscirà a fare vincere il buon senso e la pace.

Noi siamo e saremo sempre per la pace.

Noi dobbiamo essere costruttori di ponti di pace e non di trincee e ci ricordiamo, e lo ricordiamo a chi ha la possibilità di definire i destini del mondo, che la pace si costruisce in tempo di pace.

Quando piovono le bombe, quando ci sono massacri, quando le città vengono rase al suolo, quando ci sono milioni di profughi, è più difficile parlare di pace, è più difficile cercare i compromessi.

In questo momento così tragico, il nostro pensiero va a tutti i cittadini coinvolti, esprimiamo la nostra solidarietà, la nostra vicinanza e a tal proposito come UIL FPL lo abbiamo fatto donando 20.000 € per finalità di aiuto e sostegno  e da qualche settimana abbiamo fato un ulteriore atto di generosità, con un’altra donazione per le famiglie che hanno bisogno di assistenza e a tale proposito la UIL ha aperto un centro di accoglienza che ospita sei donne ucraine e i loro bambini in Polonia come loro punto di riferimento.

Così come il pensiero di tutti noi non può non andare ai tanti civili morti e ai milioni di profughi, donne e bambini, sparsi in giro per l’Europa per causa della guerra.

Questa è una tragedia che colpisce i nostri cuori, i nostri corpi e noi speriamo che alla fine possa prevalere la ragione e che le armi tacciono presto.

Come pure consentitemi di ricordare i tanti lavoratori che in questi due anni da questo maledetto virus hanno perso la vita, per aiutare il prossimo e a tal proposito chiedo di ricordare sia tutti i morti causa COVID, e tra questi anche qualche nostro dirigente sindacale, sia causa GUERRA con pochi secondi di raccoglimento.

Nonostante il lockdown e il distanziamento che ci ha impedito a più riprese di incontrarci, siamo riusciti a resistere dimostrando un senso di appartenenza e permettetemi di sottolinearlo con estrema fierezza, un grande senso di responsabilità.

E questo è stato possibile grazie all’impegno, al coraggio e al sacrificio di tutti voi.

Siete stati esemplari e vi ringrazio tutti a nome mio e della segreteria provinciale.

Tutti insieme ci meritiamo un forte applauso a tutti noi, perché abbiamo vinto questa sfida, abbiamo vinto una partita impossibile contro un avversario, cattivo, e infido, che voleva annientare i nostri contatti, la nostra le nostre strette di mano, le nostre litigate sempre a fin di bene, le nostre discussioni, e i nostri abbracci.

Così come importante evidenziare la bellissima vittoria alle elezioni della RSU.

Abbiamo avuto il coraggio, l’intuito, l’intelligenza di rinnovarci, abbiamo colto e coltivato tanti nuovi lavoratori e lavoratrici che si sono prima iscritti con noi, si sono candidati e alcuni sono stati anche eletti.

Questo è per noi è gioia pura, orgoglio e felicità.

Ci siamo riusciti perché abbiamo usato la testa.

Senza farci prendere dallo sconforto, talvolta un po’ dalla rabbia ma mai rassegnati.

Nei momenti caldi servono menti fredde, ma ci vuole anche strategia e riflessione.

La ragione ci fa usare al meglio le parole.

Le parole si imparano a scuola dove tutti devono  poter andare e dove tutti possono imparare.

È più attenzione per la scuola ci deve essere da parte di chi ha la responsabilità di governo per creare alle nuove generazioni un mondo migliore e per creare un futuro roseo, di occupazione e benessere.

Siamo ben consci che non si finisce mai di imparare.

Il sindacato è una grande scuola di vita, di umiltà, di morale, di passione, del senso del rispetto dell’altro.

I veri sindacalisti, anche se in giro ci sono tanti che non sono degni di definirsi tali, sono uomini e donne, saggi, equilibrati, straordinari e capaci di trovare sempre soluzioni per migliorare la vita lavorativa di ogni lavoratore.

E qui, viene spontaneo porsi una domanda, ho detto capaci.

Saremo capaci?

È una bella domanda.

Capaci di fare cosa.

Credo in una rivoluzione culturale e per fare tutto questo, dobbiamo prima trasformarci noi, dobbiamo crederci noi.

Quindi se la trasformazione comincia da noi con grande senso di responsabilità, allora giorno dopo giorno, riusciremo a costruire qualcosa che possiamo lasciare un domani, a chi seguirà il nostro percorso.

Nulla si ottiene senza volontà, sacrificio, fatica, lungimiranza, rischio e ambizione.

Questo significa puntare ad un salto di qualità non di poco conto.

E per arrivare a tutto questo bisogna crederci, crederci fino in fondo.

Crederci con coraggio perché siamo convinti e certi che facciamo tutto questo, per una giusta causa e nell’esclusivo interesse del mondo del lavoro, dei lavoratori e dei cittadini.

Ora non posso esimermi, non solo perché è doveroso farlo ma è soprattutto sentito,  nel fare una riflessione sulla donna e sulle donne nel mondo del lavoro.

Parto da un affermazione  di Oriana Fallaci  “Non si può fare la rivoluzione senza le donne.

Forse le donne sono fisicamente più deboli, ma moralmente hanno una forza cento volte più grande.”

Parliamo di emancipazione, di parità dei sessi, di violenze, eppure, viviamo ancora in un secolo in cui nonostante i progressi sperimentati negli ultimi anni, le discriminazioni contro le donne e il divario di genere nel mondo del lavoro persistono ancora in molti paesi, anche nei paesi emancipati come il nostro.

Secondo le recenti stime dell’OIL, le donne sono ancora lontane dal raggiungimento dell’uguaglianza di genere nel mondo del lavoro e, troppo spesso, sono intrappolate in lavori poco qualificati o retribuite in maniera inferiore rispetto agli uomini.

Quindi, salari oggettivamente più bassi, ruoli inferiori e, infine, ad un certo punto della vita della donna, come se non bastasse, le si chiede di scegliere tra la vita lavorativa e la vita privata.

Eppure, l’equilibrio tra vita privata e mondo del lavoro non dovrebbe essere una questione di genere.

Non si dovrebbe parlare solo di maternità, bensì di “supporto alla genitorialità” e dovrebbero esserci congedi parentali maggiori soprattutto nei primi 3 anni di vita del bambino, congedi che siano equi tra l’uomo e la donna e che non si riducano a pochi giorni l’anno.

Facendo, infine, riferimento a quanto è accaduto di recente, ciò che dovrebbe cambiare è proprio la nostra mentalità: “ … Oggi le donne le ho messe ma sono anta, questo va detto, comunque ancora ragazze ma cresciute.

Se dovevano fare figli o sposarsi lo avevano già fatto e quindi io le prendo che hanno fatto tutti i giri di boa, sono al mio fianco e lavorano h 24, questo è importante …”.

Sono queste le parole dichiarate da Elisabetta Franchi, grande icona della moda, durante un’intervista.

A nulla valgono le sue scuse pubbliche, in realtà, e se questo è il suo modus operandi,  suo e di chissà quanti altri esponenti, allora significa che abbiamo fallito non solo come società educante, bensì come persone.

A questo punto viene d’obbligo fare delle considerazioni inerenti il concetto di democrazia e partecipazione.

Sì perché il concetto di democrazia, corre di pari passo con quello di partecipazione.

Cos’è la democrazia se non il frutto dell’incontro e del confronto dei diversi momenti e spazi di partecipazione, offerti alla comunità?

Un’offerta che però in questi anni è  andata sempre più scemando.

Bisogna partire dal presupposto che una partecipazione consapevole è concepibile
solo allorquando vi sono diversi strumenti e luoghi a cui poter accedere, per potersi
costruire un’idea su quello che ci circonda, attraverso l’informazione, l’ascolto e il
dialogo.

Eppure, lo scorrere della storia e della cronaca politica sembra essere di tutt’altro parere, abbiamo assistito al declassamento prima dei partiti e delle sue strutture verticali a livello territoriale, poi agli attacchi alle organizzazioni sindacali.

Oggi, purtroppo, la Pandemia ha fatto venire meno, non solo la partecipazione, ma anche il dubbio.

E venuta meno anche la giustizia sociale.

Quante persone vivono in uno stato di povertà ed emarginazione, ma anche, quelle che fino a ieri erano in grado di garantire a sé stessi e alla propria famiglia un tenore di vita decente, per effetto di queste vecchie e nuove restrizioni, stanno perdendo tutto.

Tutto questo come si cambia?

Dobbiamo far rinascere, noi tutti una concezione con la quale si deve considerare centrale l’uomo, con i suoi diritti a partire, proprio dalla libertà e dalla giustizia sociale.

È necessario ripartire, non è questione di chi lo fa, ma è realizzare di nuovo questo processo che ha consentito il rinnovamento istituzionale, democratico e civile.

Si deve uscire dall’apatia e risvegliare le coscienze e le intelligenze.

Stanno arrivando delle bollette assurde del gas e dell’energia elettrica.

Come possono pagarle i pensionati con pensioni da fame?

Come possono pagarle i senza lavoro o chi il lavoro lo ha, ma è un lavoro precario?

Come può pagarle la maggior parte della popolazione.

Sono aumentati tutti i prodotti di prima necessità, in sostanza, è aumentato tutto

Non aspettiamo la reazione che non si sa dove porta e che prima o poi potrà verificarsi.

Bisogna pensare agli italiani.

La vera emergenza è questa.

Qui bisogna che tutti insieme, governo e parti sociali, come si fece nel 92 si trovi un patto che individui una soluzione che riproponga la politica dei redditi ed il controllo dei prezzi.

Qualcuno obietterà che il Governo ha già previsto una serie di misure, ma purtroppo non bastano sì perdono nella vastità del problema.

Battere la speculazione, imporre all’Europa un piano Kenesiano e lavorare per la Pace.

Mai come in questo momento il governo si può dire è di unità nazionale, ebbene occorrono fatti e non parole!

Non aspettiamo altro tempo.

Noberto Bobbio scriveva: “Diritti dell’uomo, democrazia e pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico: senza diritti dell’uomo, riconosciuti e protetti non c’è democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pratica dei conflitti.

Con altre parole, la democrazia è la società dei cittadini, e i sudditi diventano cittadini quando vengono riconosciuti alcuni diritti fondamentali”.

A quest’opera di smantellamento del vecchio modello di welfare e di Stato, si è
accompagnata un altrettanto pervasiva campagna di disfattismo nei confronti del
Parlamento, delle Istituzioni e dei partiti, che ha minato la credibilità agli occhi dei
cittadini delle forme di rappresentanza e di tutto quello che è pubblico.

La mancata soluzione dei problemi istituzionali, dei quali si è discusso per anni, e
l’inadeguatezza dei provvedimenti adottati, stanno disgregando i valori sociali e la stessa credibilità dello Stato, attraverso la sostituzione della democrazia rappresentativa con quella diretta, creando un palese sistema di delegittimazione generale.

Sempre più, si vuole avere un rapporto diretto con i singoli individui e non con chi li rappresenta, dimenticando le lezioni della storia che al facile condizionamento del singolo ha risposto con la nascita delle rappresentanze collettive.

L’Amministrazione pubblica ha sempre mutuato il suo potere dallo Stato che, in
quanto tale, è per antonomasia un soggetto autoreferente.

Ma se il suo ruolo si restringe e si praticano solo politiche economiche di tagli, addirittura lineari, alla Pubblica Amministrazione, vengono a mancare i mezzi umani, culturali e finanziari con cui lavorare.

Oggi, le  difficoltà sono tutte figlie del fatto che senza un rilancio dell’autorità dello Stato, di cui i pubblici dipendenti sono un elemento fondamentale, non è possibile recuperare l’immagine o ancor meglio il senso della funzione pubblica.

Siamo in presenza di un degrado cosi profondo di rapporti basilari della vita civile
quali le istituzioni rappresentative, la pubblica amministrazione, il sistema politico,
gli interessi sociali organizzati, per cui ogni singolo momento e tessuto connettivo socio-politico si trova ad essere coinvolto nella crisi del suo immediato interlocutore istituzionale, attraverso una progressiva cancellazione di ruolo e di rappresentanza, che lentamente, passo dopo passo, sembra mettere in discussione i principi stessi da cui ha preso origine l’esperienza dello Stato Repubblicano.

A questo punto, non posso esimermi di fare una considerazione nella politica regionale dei nostri cari amministratori regionali della Puglia.

Noi, in Puglia, abbiamo attualmente un governo regionale di centro sinistra, ma questo, non ci appassiona.

Il virus covid in questi due anni ha fatto anche altri danni e  mutazioni.

Uno di questi l’ha fatto ai nostri cari amministratori e politici.

Quello del trasformismo, del protagonismo, della furbizia e della crisi d’identità.

Pezzi del centro destra aderiscono al centro sinistra, lo stesso avviene anche in altre regioni d’Italia in modalità alternata, e occupano posti di governo e gestione della macchina pubblica.

Il cittadino a questo punto non viene più considerato come elettore, ma come oggetto, e poi ci si chiede perché le persone non vanno a votare.

La giustificazione politica che viene data, è quella di togliere voti all’altra parte per indebolire e aumentare il consenso elettorale perché in politica contano i numeri.

Sicuramente, sarà così, ma a questi signori, “opportunisti”, ricordo, che la dignità non si compra e non ha prezzo e gli ideali, i programmi, le idee, i progetti che il cittadino valuta ed esprime al momento del voto, non sono negoziabili, a prescindere.

Rispetto e solo rispetto si deve al cittadino elettore ed a ciò che crede.

Come pure, dobbiamo chiederci, la sanità è un diritto alla salute?

E’un servizio di cura e salute per i cittadini?

Sicuramente, per noi,  è così, e quindi apriamo come sindacato un dibattito con le istituzioni parlando di investimenti veri e concreti e tutela alla salute.

Facciamo un esempio concreto.

Due anni fa, mi sono occupato in regione di coordinare con molti professionisti sanitari, di scrivere con loro e con i vertici dell’Aress Puglia, il Piano Diagnostico Terapeutico Assistenziale, sull’obesità, con acronimo, PDTA.

Uno strumento che ridurrebbe la mobilità passiva, e quindi meno soldi che sborserebbe la Puglia,  ed a oggi, qual’è il risultato?

Silenzio assoluto e ancora non approvato.

Questo atteggiamento grida vendetta e giustizia per i tanti obesi che sono costretti a rivolgersi a strutture fuori regione.

La UIL e la UIL FPL di Foggia, è a sostegno della campagna zero morti sul lavoro.

Di lavoro si continua a morire.

Solo tra gennaio e marzo del 2022 sono state 189 le morti bianche, un aumento del 2,2% rispetto allo stesso periodo nel 2021, come emerge dai numeri riportati dall’Inail.

Anche le denunce di infortuni sono cresciute, del 50,9%: nel primo trimestre del 2022 sono state 194.106 .

Circa un anno fa, la UIL ha lanciato la campagna “Zero morti sul lavoro” che ci ha visto e ci vede tutti coinvolti nel cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica su questa immensa tragedia.

Abbiamo dato vita ad assemblee sui luoghi di lavoro e sono stati implementati un sito web dedicato, un videogame e una campagna social che ha visto attori, intellettuali, sportivi prestare il proprio volto, metterci la faccia per una causa che è innanzitutto un impegno di civiltà.

Dietro gli oltre 1200 morti sul lavoro nel 2021, ci sono donne, uomini e giovani con le loro storie e le loro vite stroncate, che non hanno più fatto ritorno a casa dai propri cari.

Persone che hanno perso la vita lavorando, perché spesso il loro datore di lavoro ha anteposto il profitto al rispetto della vita.

Non possiamo dimenticare, non possiamo smettere di lottare.

E, tuttavia, proprio i dati dei primi mesi del 2022, ci dicono che l’emergenza non è affatto rientrata.

Bisogna che il governo abbia il coraggio di dire che le aziende che violano le norme sulla sicurezza non possono partecipare ai bandi pubblici e che le associazioni datoriali siano in grado di affermare che le aziende associate che violano le norme vanno fuori”.

È necessario, infine, istituire una procura unica per i temi della sicurezza.

E’ doveroso ora, fare una riflessione sui comuni sciolti per mafia nel nostro territorio.

La Capitanata detiene un triste, lugubre primato.

Negli ultimi anni sono state sciolte per infiltrazioni mafiose ben 5 Amministrazioni Comunali: Monte Sant’Angelo, Mattinata, Cerignola, Manfredonia e Foggia.

Siamo, di certo una delle prime province in Italia in questa classifica.

Se poi nel computo generale ci mettiamo anche altri comuni che, come testimoniano le cronache quotidiane, sono caratterizzati da una presenza sistemica della criminalità organizzata e il numero, anche questo da record, di amministratori pubblici vittime di minacce e atti intimidatori, abbiamo un quadro a dir poco devastante.

Su una popolazione complessiva di 622.133 abitanti, il 46%, pari a 286.190 mila abitanti vive in comuni commissariati per mafia.

La presenza di una criminalità organizzata così feroce e onnipervasiva “riduce” la produzione complessiva di ricchezza del 33%: in buona sostanza, se non ci fosse la mafia, il pil procapite salirebbe di oltre 5 punti.

Immaginate solo questo dato che cosa può significare in termini di occupazione, processi di sviluppo e rilancio del territorio.

Inoltre, come abbiamo appreso dalla lettura delle relazioni delle diverse commissioni prefettizie, la criminalità organizzata qui in Capitanata è riuscita a corrodere e a condizionare, dall’interno e dall’esterno, le scelte delle pubbliche amministrazioni in materia di gestione di appalti, erogazione di servizi, assunzioni e tanto altro.

Siamo arrivati vicinissimi a un punto di non ritorno.

E se è vero come è vero che la risposta delle Forze dell’Ordine è sempre stata più che all’altezza, tempestiva ed efficacissima; è altrettanto vero che un’emergenza così grande non può essere derubricata a mera questione di ordine pubblico.

Occorre un nuovo patto per la legalità e la trasparenza nella gestione della cosa pubblica perché, come diceva il filosofo Norberto Bobbio, l’onestà dovrebbe essere una precondizione dell’agire politico.

Ma è anche necessario uno scatto d’orgoglio della parte sana della società, delle istituzioni e di tutta la comunità di Capitanata.

Va riformata completamente la rete di protezione sociale, il cosiddetto welfare per dare risposte immediate alle nuove povertà.

Vanno potenziate le politiche di contrasto alla dispersione scolastica.

Perché è dove si annida e prolifera la povertà e dove la scuola non riesce a svolgere la sua funzione sociale primaria di educazione, formazione e orientamento che la criminalità organizzata trova i suoi principali canali di reclutamento.

Insomma è una sfida globale che solo con una risposta corale si può vincere.

Senza un impegno di tutto il sistema Capitanata (istituzioni, associazioni, forze sociali, scuole, università, mondo datoriale) non potremo mai liberarci di questa morsa mefitica, di questa cappa plumbea e mortifera.

Prima di avviarmi alle conclusioni, un passaggio sulla sanità privata mi è fatto obbligo fare.

Le aziende aspettano da anni e dicono che la Regione deve dare risposte sullo stallo delle tariffe sulla base delle quali vengono calcolati i rimborsi attribuiti alle aziende del settore.

E’ ancora aperto il tavolo  in Regione per interpretazioni su atti già emanati e non ci sono più alibi e scuse per non aggiornare le buste paghe dei lavoratori e in più di qualche azienda, ritornare al contratto Aiop – Aris dell’8 ottobre 2020.

Altresì, non possiamo dimenticare di operatori del Terzo Settore che operano nell’ambito delle cooperative sociali.

Gli stipendi vanno retribuiti con regolarità e non con dilazioni nei vari mesi.

Da questo 6° Congresso Territoriale, chiediamo ai delegati, che nella giornata di domani, di approvare un ordine del giorno con oggetto: richiesta di riordino attività merceologiche.

A prescindere dalla problematica legata alla numerosità e difformità dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. applicati nel settore, va affrontato e risolto definitivamente, dalla nostra Organizzazione Sindacale, il problema di chi, nell’ambito delle diverse Federazioni di Categoria che attualmente sono abilitate alla Contrattazione e Rappresentanza dei lavoratori, in quanto firmatarie dei Contratti applicati, debba effettivamente ed univocamente rappresentare e tutelare i lavoratori in questi Enti e Settori.

Si chiede, quindi, che la Segreteria Nazionale UIL FPL adotti tutte le azioni necessarie verso la Confederazione per ottenere sin da subito in previsione dei rinnovi contrattuali il raggiungimento di questo obiettivo, nell’interesse primario delle Lavoratrice e dei Lavoratori interessati a questo settore, nonché della UIL.

Senza ombra di dubbio possiamo affermare che con l’impiego della tecnologia informatica e dei social network siamo riusciti ad avvicinare oltre agli iscritti anche coloro che si sentivano emarginati o esclusi dalle notizie di carattere sindacale, nazionali e aziendali, informandoli in tempo reale delle nostre proposte o iniziative sindacali.

Il tempo ci ha dato ragione e il giusto riconoscimento nelle priorità e obiettivi da raggiungere, differenziandoci dagli altri, per coerenza, serietà, costanza e professionalità, nel difendere in ogni momento coloro che sono la parte più debole di una Azienda,  i lavoratori.

Siamo in fermento alla ASL Foggia perché pure avendo sottoscritto accordi al tavolo negoziale, ancora non partono i bandi per le vecchie posizioni organizzative ed i coordinamenti, come pure sono fermi le progressioni verticali, la mensa e altro, mentre abbiamo portato a casa solo la progressione economica orizzontale e non a tutti.

Al Policlinico di Foggia invece, abbiamo la stessa situazione con l’aggravante che ancora non sono uscite le graduatorie del primo step per gli aventi titolo per la progressione economica orizzontale.

Purtroppo, c’è molta confusione tra i vari eletti RSU, i quali, molti di loro, forse non hanno ben chiaro il loro ruolo, che è quello di rappresentare tutti i lavoratori.

Ovviamente mi limito nell’esprimere altre considerazioni, ma una sterzata va assolutamente data ed un grosso ruolo dovranno svolgere le segreterie territoriali.

Un dato è certo.

La UIL FPL unitamente ai suoi dirigenti sindacali ed eletti RSU, sono un unico soggetto che assumono al proprio interno una decisione ed all’esterno e sostengono la loro posizione in forma unitaria.

Noi siamo, la UIL FPL ed  è per l’unità sindacale e con CGIL FP  e  CISL FP.

Ma per esserci unità ci vuole anche autorità, fattività e conseguenzialità nelle azioni.

Parlare, parlare, parlare, poi bisogna chiedere, bisogna verificare, bisogna sondare, va bene tutto nella propria organizzazione, ma poi bisogna agire ed essere operativi e invece, quasi sempre non si fa nulla.

Anzi si fa esattamente l’opposto.

Insieme ed unitariamente  è sicuramente meglio.

E’ vero, il rinnovo della RSU porta delle posizioni diverse, ma la nostra grande intelligenza deve essere quella di governare un sistema, basato sui rapporti corretti e sempre per il bene dei lavoratori.

A volte, le nostre spaccature, non fanno altro che aumentare il consenso ai sindacati autonomi, i  quali non perdono occasione per denigrare il nostro operato, le nostre iniziative e su ogni cosa assistiamo inerti al loro rilancio su tutto ciò che è in discussione con il classico più uno e puntualmente i lavoratori sono presi in giro.

Con il nostro agire non facciamo altro che alimentare polemiche sterili, inutili e che non portano da nessuna parte, se non ad evidenziare che il sindacato in generale è allo sbando e che siamo tutti uguali.

Noi  della UIL FPL,  non ci stiamo ad essere uguali.

Noi siamo persone perbene, corrette, professionali e soprattutto crediamo in molti valori che molti hanno dimenticato, o meglio non sanno, cosa vuole dire essere sindacalista e sopratutto gli obiettivi che il sindacato ha nel suo DNA e che sono di natura estensiva e non riduttiva ad interessi e/o scopi personali.

A questo punto mi avvio alle conclusioni.

Abbiamo avuto molti consensi alla nostra sigla sindacale con nuove adesioni che hanno sopperito la perdita di iscritti in quanto pensionati e abbiamo avviato e concluso  varie vertenze con risultati positivi.

Siamo stati attori principali al cambiamento sia nazionale, regionale e in particolare modo a livello territoriale e nelle aziende.

Ad alta voce con pizzico di orgoglio siamo il punto di riferimento di tanti lavoratori, una certezza  di professionalità, di serietà e soprattutto di riferimento della dirigenza degli enti pubblici, privati e del terzo settore in cui siamo presenti e che vedono in noi persone serie ed oneste e nello stesso tempo critiche e propositive.

Questo è un valore aggiunto che noi abbiamo e non va dimenticato.

Noi abbiamo sempre messo la nostra faccia, la nostra serietà, abbiamo detto quello che volevamo fare e abbiamo sempre mantenuto gli impegni assunti.

Nessuno, può affermare il contrario.

Abbiamo una serie di convenzioni con università, forniamo aggiornamento professionale a varie  figure con  nostra piattaforma ed ECM alle professioni sanitarie, sempre senza nessun costo aggiuntivo al costo della tessera e senza dimenticare il pacchetto assicurativo adeguata alla Legge Gelli 24/2017.

Abbiamo anche un applicazione che si può scaricare direttamente sul proprio telefonino UIL FPL per essere aggiornati tempestivamente su tutto ciò che interessa il mondo del lavoro e le nostre attività.

Uno strumento molto utile e che ha avuto la sua attivazione in occasione della campagna RSU di qualche mese fa.

E poi abbiamo i servizi di Caf e Patronato che sono un fiore all’occhiello nel nostro territorio.

Collaboratori splendidi, professionalmente formati e sempre disponibili, a cui va il nostro plauso e ringraziamento.

Voglio concludere questa relazione ringraziando i graditi e gentilissimi ospiti, Autorità, Direttori, Amministratori e Dirigenti, oggi presenti.

La vostra presenza è sicuramente un riconoscimento alla nostra organizzazione sindacale e al nostro quotidiano e costante lavoro.

Con molti di voi ci siamo anche scontrati in forma esuberante, ma devo dire, che subito dopo, il buon senso e l’interesse comune è sempre prevalso.

Come pure è obbligato, doveroso e profondamente sentito, ringraziare tutti gli iscritti che da tanti anni ripongono in noi tutta la fiducia, gli eletti RSU, tutti i dirigenti sindacali nei loro rispettivi ruoli, i fraterni amici di segreteria e tutto lo staff di supporto che in questi anni hanno dovuto subire le mie arrabbiature, le mie urla, momenti di tensione e nello stesso momento anche di gioia e soddisfazioni.

Non cito neanche un nome.

Per non offendere nessuno perché rischierei di dimenticare sicuramente molti e dal momento che tutti siete importanti, vi ringrazio nello stesso modo.

La nostra organizzazione sindacale è sempre aperta a tutti quelli che hanno voglia di mettere  la propria dignità, il proprio onore, le proprie energie, le proprie capacità e disponibilità per le persone più deboli e indifese.

Per fare ciò, bisogna avere coscienza di quanto sia importante il perseguire ad ogni costo, la tutela dei diritti, il rispetto della dignità umana, morale professionale di tutti i lavoratori.

Nella UIL FPL c’è spazio per tutti, nessuno escluso e soprattutto nessuno può rimanere indietro, ma possiamo starci solo e soltanto se le nostre azioni sono rivolte verso chi ci sta accanto e non verso il riflesso dello specchio narcisistico di noi stessi.

Un vero sindacalista, ha il dovere di operare per i diritti e per il rispetto del lavoratore e del lavoro e questo dovere deve essere perseguito costantemente con forza, coraggio, intelligenza, strategia, tanta passione e crederci fortemente.

Ognuno di noi, può e deve impostare le proprie azioni in piena libertà, ma con onestà intellettuale, senza sotterfugi e senza doppi fini tradendo i valori, gli ideali e le finalità del sindacato.

Spetta a noi, quindi, tracciare il futuro di questa Organizzazione sindacale, in piena libertà e coscienza e non possiamo e non dobbiamo tradire noi stessi ed ancora di più “l’altro” inteso come lavoratrice e lavoratore.

Crescere insieme per costruire, ecco perché abbiamo scelto questo slogan come 6° Congresso Territoriale.

Da oggi tracciamo questo percorso, tutti insieme, consolidando i grandi risultati raggiunti e nel contempo facciamo crescere, nuovi giovani e donne che hanno grinta, volontà, passione e tanta voglia di fare.

Termino con un mio ringraziamento molto personale e a voi tutti.

Sono profondamente emozionato e sono orgoglioso di rappresentarVi, molte volte è capitato a Luciana, Tonino, Franco, Antonio, Giovanni, Paolo, Angelo, Leonardo, Mimmo, Domenico, Carmine,  Pasquale che collabora con me in Segreteria e tanti altri dirigenti sindacali, di ricevere una mia telefonata all’ora di pranzo o anche dopo le 23,00 di sera, senza rendermi conto dell’ora tardi.

Non vi adagiate e sperare che non lo faccia più.

Continuerò a farlo, ma sapete che nel mio sangue, come nel vostro, scorre la tutela dei diritti dei lavoratori, degli indifesi e dei più deboli, e di questo vi ringrazio per la stima, la fiducia, l’affetto e la pazienza che avete nella mia persona.

Da questa platea, da oggi, dal 6 Congresso Territoriale, continuiamo a crescere insieme con determinazione, con passione, con coraggio, con lealtà,  con energia, con tanto impegno per costruire, una certezza per i lavoratori con coerenza, con la partecipazione e con la nostra disponibilità.

Buon congresso e un fortissimo, fortissimo, fortissimo, abbraccio a tutti.

Luigi Giorgione

L’articolo Giorgione rieletto alla guida della UIL FPL di Foggia: “da riformisti continueremo a stare al fianco di Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie”. proviene da AssoCareNews.it – Quotidiano Sanitario Nazionale.

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