giorgia-meloni:-«rete-unica-e-fibra,-un’infrastruttura-pubblica-in-regime-di-concorrenza»

Caro direttore,

in questi giorni si è intensificato il dibattito, politico ed economico, sulla rete di telecomunicazioni. È grazie a Fratelli d’Italia se questo confronto è stato aperto e se oggi, anche all’interno delle forze di maggioranza, le posizioni sono variegate. Il merito è da ascrivere alla tenacia e alla competenza con le quali abbiamo chiesto e ottenuto che del tema si discutesse nel luogo più opportuno: il Parlamento. Abbiamo portato avanti un lungo lavoro che ha condotto all’approvazione della mozione di FdI sulla rete unica in mano pubblica e che ha spinto la politica ad esporsi, rendendo pubblico il dibattito. Fino a poche settimane fa sembrava già tutto deciso verso la nascita di una rete unica, non meglio specificata, con controllo in capo a TIM e il ripristino di un monopolio. Un modello su cui puntava il Governo, senza tener conto di tutti gli aspetti del problema, dalla sicurezza alla salvaguardia del mercato. FdI ha interrotto un corso che sembrava inarrestabile e oggi la nostra proposta raccoglie sempre più consensi tra forze politiche di maggioranza e opposizione.

La nostra visione è chiara: la rete italiana di telecomunicazioni è un’infrastruttura strategica che deve essere unica, di proprietà pubblica e su cui gli operatori possono vendere i loro servizi in regime di libera concorrenza. Non vogliamo il ritorno al monopolio, ma il più alto livello di competizione tra gli operatori sul terreno dei servizi offerti. Non vogliamo che potenti operatori stranieri o fondi speculativi possano minare la sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche sulle quali viaggiano dati sensibili della PA o del nostro sistema industriale. È la stessa visione che abbiamo anche su tutte le altre reti e infrastrutture strategiche: la proprietà deve essere pubblica mentre la gestione può essere pubblica o privata, purché nel rispetto della concorrenza e dell’interesse nazionale. Per questo, non c’è nulla che debba essere deciso in fretta, magari per rispondere a pressioni derivanti da impegni tra imprese. TIM valuti autonomamente cosa intende fare ed esprima la sua posizione. Vivendi, il suo principale azionista, può oltretutto godere di cospicui risparmi, visto che fa affari con la Cina e ha venduto appena poche settimane fa una delle sue più importanti società, per circa sei miliardi di euro, ad una cinese. Noi crediamo, però, che le scelte sul futuro della rete non possano dipendere da quelli di aziende straniere, anche se potenti.

L’Italia deve guardare ai propri interessi nazionali. Come Fratelli d’Italia siamo pronti a dare il nostro contributo, in Parlamento e nell’opinione pubblica, per costruire un progetto nazionale di sviluppo che assicuri indipendenza, competizione e innovazione. L’Italia non ha avuto lo sviluppo delle reti di tv via cavo, ma ha tutte le carte in regola per lanciare un modello che può essere capofila a livello europeo: rete unica, pubblica e non verticalmente integrata, così come indicato dalla Commissione europea. È un dibattito cruciale per il futuro della nostra Nazione, che non possiamo trascurare.

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