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Presentato addirittura da Kareem Abdul Jabbar, una delle icone eterne della Nba, Giannis Antetokounmpo, il greco di origini nigeriane che in breve è diventato una stella del campionato di basket professionistico con la maglia dei Milwaukee Bucks, è stato inserito da Time nella lista delle 100 persone più influenti per il 2020. Giannis, soprannominato «The Greek Freak», è in buona compagnia in una classifica, suddivisa nelle categorie “pionieri”, “artisti”, “leaders”, “titani”, “icone”, che è particolarmente curiosa perché come al solito mescola il diavolo e l’acqua santa: Trump, Biden, Xi Jinping, Bolsonaro, Merkel, Von der Leyen, le astronaute Koch e Meir, i fondatori di Black Lives Matter, insomma bravi e (più o meno) cattivi a braccetto nel ranking. Giannis è stato inserito nella categoria pionieri, mentre alla voce titani troviamo un grande ex della Nba, Dwyane Wade, e Lewis Hamilton, in procinto di uguagliare i sette titoli iridati di Michael Schumacher in Formula 1.

La motivazione

Jabbar ha indicato Antetokounmpo probabilmente anche a causa di un comprensibile conflitto di interessi di ordine personale e umano: «The Greek Freak» veste la maglia che lui stesso indossò nei primi anni di professionismo, prima di diventare un simbolo dei Los Angeles Lakers. E Kareem a Milwaukee ha pure vinto il primo dei suoi sei titoli Nba, cosa non ancora riuscita a Giannis con sommo scorno dell’interessato e dei Bucks che dal 1971 non sono mai più stati campioni . Ma a Jabbar, personaggio di estrema cultura e sensibile a certe battaglie nel nome del rispetto e dell’uguaglianza, di sicuro deve essere piaciuto anche l’impegno del giovane talento e della sua ex squadra nello schierarsi contro la brutalità della polizia. Dopo la violenza sul povero Jacob Blake, infatti, i Bucks si sono rifiutati di giocare una partita, facendo posticipare una serie di incontri del primo turno dei playoff. Kareem ha voluto giustificare l’ “endorsement” per Antetokounmpo citando la frase di una canzone di Paul Simon: «Ogni generazione manda un suo eroe in testa alle classifiche». Jabbar commenta così: «E’ vero anche nello sport. Ogni generazione trova un atleta che incarna le qualità che tutti vorremo avere: dedizione, concentrazione, doti atletiche eccezionali e una certa grazia sotto pressione. Giannis Antetokounmpo, che ha appena vinto il suo secondo titolo di Most Valuable Player in fila, ha tutte queste qualità e altre ancora. Vederlo giocare non è solo ammirare un campione ma immaginare quello che può diventare. Ci sono alcune qualità quasi mistiche che mandano su di giri il cuore dei tifosi quando vedono entrare in campo una certa persona: i veri eroi sportivi ci scuotono carne e ossa perché sappiamo di essere davanti alla grandezza. Non ho dubbi che Giannis finirà per migliorare ancora i record che già detiene innalzandoli a livelli che potrebbero essere imbattibili perfino per le generazioni future».

Re senza corona

E’ poco ma sicuro che il più bravo dei fratelli Antetokounmpo seguirà questo percorso. E’ cresciuto in una Atene che ha amato e che ama ma che non gli ha risparmiato momenti duri: fino ai 18 anni era di fatto apolide (la Grecia prevede, come l’Italia, lo ius sanguinis) e nel quartiere di Sepolia vendeva per strada orologi e altri oggetti assieme al fratello maggiore Thanasis. Da quel passato si è sganciato imparando un concetto semplice: bisogna lottare e mai accontentarsi. E’ anche per questo che non è molto felice della rielezione a miglior giocatore: è un riconoscimento parziale, quello che a lui interessa è conquistare la vetta della Nba assieme alla sua squadra. Il suo vero cognome è Adetokunbo. Ade in nigeriano significa: corona, re. Tokunbo esprime l’idea di un bambino nato in un Paese lontano dal luogo di provenienza dei genitori che è ritornato nel luogo di origine familiare. L’unione dei due termini quindi vuol dire corona o re nato all’estero che ritorna alle sue origini. Il re c’è, la corona arriverà.

24 settembre 2020 (modifica il 24 settembre 2020 | 11:48)

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