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Germania, Pil del secondo trimestre giù del 9,7%: meno del previsto

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Germania, Pil del secondo trimestre giù del 9,7%: meno del previsto

La caduta dell’economia tedesca nel secondo trimestre a causa della pandemia è stata meno dura di quanto stimato. Secondo i dati ufficiali di Destatis, l’ufficio di statistica nazionale, che rivedono al ribasso le prime stime, la contrazione nel secondo trimestre è stata del 9,7% rispetto al trimestre precedente (-10,1% la prima stima) mentre su base annua la contrazione è dell’11,3% (11,7% prima stima).

Il caso Italia: -12,4%

E da noi che cosa succederà? Da aprile a giugno il nostro segno meno, secondo i dati diffusi dall’Istat a fine ,è stato del 12,4%. Si è tratta del valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica. Il dato congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi. La variazione acquisita per l’intero 2020 in Italia sarebbe quindi pari a -14,3%.

Ci sarà un contraccolpo positivo?

Ma oggi una ricerca stima che nel terzo trimestre il Pil italiano possa registrare un aumento superiore al 10 per cento rispetto al trimestre precedente. Secondo Ref Ricerche «è molto probabile che il terzo trimestre possa registrare incrementi significativi del Pil in molte economie». E i paesi che hanno mostrato una caduta più marcata nel corso del lockdown saranno anche quelli che registreranno rimbalzi maggiori nei mesi successivi. «Chi è caduto di più in questa fase recupera anche di più», spiegano. Secondo l’istituto, la strategia italiana, «caratterizzata da un lockdown severo per quasi due mesi, sembra rappresentare una risposta corretta all’emergenza». «Il fatto che i paesi che sono caduti di più siano anche quelli che recuperano più velocemente – si legge nella Congiuntura Ref – suggerisce due spunti di riflessione. Innanzitutto, che i costi di impatto di un lockdown più severo sono in parte transitori. Quindi lo «scambio» fra misure a favore della salute – misure a sostegno dell’economia è meno rigido di quanto si sia pensato inizialmente; i paesi che hanno adottato politiche più spartane sotto il profilo sanitario, si pensi ai casi di Stati Uniti o Regno Unito, non sembrano avere guadagnato poi tanto dal punto di vista dell’economia, avendo affrontato invece i costi del minore controllo della diffusione dell’epidemia».

La reazione delle politiche monetarie e di bilancio

Ref Ricerche sottolinea poi il fatto che «vedere un rimbalzo marcato della produzione dopo la chiusura totale è da interpretare come una sorta di effetto meccanico delle riaperture; in altri termini, chi ha bloccato una quota maggiore della produzione registra poi ovviamente un maggiore numero di ripartenze. Questo è stato reso possibile anche grazie alle politiche economiche, monetarie e fiscali, che hanno saputo limitare gli effetti di second round, quelli cioè indotti a loro volta dal lockdown. Questi effetti sono legati all’avvio di una fase di default aziendali e caduta dei livelli occupazionali». «La reazione delle politiche monetarie e di bilancio – fa notare ancora lo studio – è stata in questa fase molto rapida, e di dimensioni decisamente superiori rispetto, ad esempio a quanto osservato nel corso della crisi del 2008».

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