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Friedman insulta la Meloni: “Urla come una pescivendola”. Ma lui si è mai ascoltato?




Roma, 5 set — E’ inevitabile, è più forte di lui: quando parla delle donne di destra (o delle consorti di politici conservatori) Alan Friedman lascia l’educazione e il buongusto nel cassetto dei mutandoni di camera sua. Così come Melania Trump diventò a suo tempo «una escort», ieri ha definito la Meloni «una pescivendola» per sbeffeggiare lo squillante tono vocale della leader di FdI.

Friedman dà della pescivendola alla Meloni

In collegamento con Myrta Merlino a L’aria che tira, su La7, nella puntata del 5 settembre, il giornalista è partito con la solfa d’ordinanza su Salvini e Meloni: «A Cernobbio abbiamo visto il buon poliziotto e il cattivo poliziotto, tipico gioco di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Negli Stati Uniti si chiedono se Salvini che è alleato a Putin possa essere credibile. Lui è il portavoce di Putin». In particolare Friedman critica l’atteggiamento ambivalente della leader del centrodestra, definendo un «esercizio furbo» il suo tentativo di «riposizionarsi come moderata». Prima finge di complimentarsi: «Io credo che sia molto intelligente», attacca Friedman. Poi la insulta: «Mentre urla come una pescivendola a Vox e contro i migranti e Lgbt, fa la faccia gentile per rassicurare l’Europa, l’America e la Nato. Ma se essere atlantista è essere trumpista, meglio di no».

Cade la facciata della sinistra

Insomma: come da copione basta una sola frase perché in un sol colpo cada il velo della sinistra che si professa contro gli stereotipi di genere, contro il sessismo, contro i pregiudizi di «classe»: è tutta una facciata politica, a nessuno di questi individui frega nulla della dignità femminile. E, si badi, nemmeno se il «femminile» è declinato a sinistra. In questo caso i diritti e la dignità di genere vengono strumentalizzati alla bisogna per fini politici e poi scaricati quando all’orizzonte si profilano nuove onde da cavalcare, più attuali, più alla moda: i diritti trans che soffocano le condizione femminile, o quelli degli immigrati i cui crimini contro le donne vengono silenziati nel nome dell’accoglienza.

Per cui oggi tocca alla Meloni, ieri toccava alle «badanti e amanti ucraine» tirate in causa con disprezzo dalla collega Annunziata, domani a qualsiasi donna — comprese le pasionarie di sinistra — che non sia più funzionale alla narrazione da imporre. Come se Friedman, poi, fosse nelle condizioni di criticare la voce di qualcuno: abita in Italia da 40 anni e ancora parla come Stanlio e Ollio.

Cristina Gauri

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