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	col-sovranismo-non-si-vince»
l’intervista

26 agosto 2020 – 12:19

L’ex coordinatore toscano di Forza Italia: «Al referendum voterò no»

di Paolo Ceccarelli

«Forza Italia deve dare voce ai moderati, perché questo è il modo di aiutare il centrodestra: col sovranismo e basta in Toscana si perde. E sul referendum sul taglio dei parlamentari dobbiamo avere il coraggio di dire: votate no». Dal tono della voce, Stefano Mugnai non sembra nel bel mezzo della bufera che sta agitando Forza Italia dopo le sue dimissioni da coordinatore toscano, in polemica con la scelta dei vertici nazionali di mettere Marco Stella capolista a Firenze.

Mugnai, ora che può permettersi il lusso della verità, ci racconta cosa sta davvero succedendo in Forza Italia?

«Io ho portato ai nostri vertici nazionali una proposta sulle liste per le Regionali nata dalle indicazioni dei nostri coordinamenti provinciali. Poi mi è arrivata una telefonata da Roma in cui mi si chiedeva di inserire Marco Stella capolista a Firenze. Ho cercato di difendere le ragioni della scelta che avevamo fatto indicando Jacopo Cellai. Non sono riuscito a convincerli. Ma il partito toscano stava saltando sul nome di Marco: io mi sono dimesso per evitare il peggio».

«Evitare il peggio» si fa per dire: il vostro vertice fiorentino si è auto-azzerato per protesta.

«Non sono una mammoletta, so benissimo che in tutti i partiti ci sono sempre state imposizioni romane. Ma un conto è essere una forza del 30%, come siamo stati per molti anni, e un altro è essere al 6-7%… Noi avevamo fino a qualche anno fa un enorme voto di opinione grazie a Silvio Berlusconi, nostro primo asset. Dal 2011 in poi è iniziata un’epoca difficile durante la quale il partito si è retto soprattutto sulla rete degli amministratori e dirigenti locali. Sono persone che si fanno il mazzo tutti i giorni: nei consigli comunali, ad attaccare manifesti, a organizzare gazebo. Nel momento in cui fai le liste, questa gente — la tua gente — va premiata».

Resta un punto: lei, berlusconiano doc, è stato smentito da Berlusconi, che ha scelto Stella come capolista.

«Io sono legato al presidente da affetto e riconoscenza. Ci ho parlato più volte in questi giorni: mi ha chiesto di tornare sui miei passi, ma gli ho spiegato che non sarebbe stato serio. E in ogni caso non credo che Berlusconi abbia modo di conoscere tutti i dettagli di tutte le liste…».

Intende dire che è stato mal consigliato su Firenze?

«Dal mio punto di vista, sì».

Da chi?

«Non faccio mai nomi. In ogni caso li avete già scritti voi giornalisti».

Tajani e Ronzulli?

«Li avete scritti voi…».

Nel partito fiorentino c’è chi punta il dito anche su Deborah Bergamini.

«So solo che lei è vicinissima a Stella e quindi credo sia molto contenta della lista. Però, davvero, per me il punto politico è il metodo. Ad esempio, c’è anche chi ha chiesto di fare il listino bloccato per le Regionali per avere l’elezione sicura. Almeno questa follia sono riuscito a stopparla».

Chi lo aveva chiesto? Stella?

«No comment».

In Forza Italia c’è chi fa notare che quella di Cellai è una candidatura identitaria, mentre Stella parla anche ai e coi leghisti. Magari in vista delle elezioni politiche potrà servire un pontiere.

«Non capisco il ragionamento. È vero che la politica cambia continuamente, ma finché si è in una squadra si gioca per quella maglia. Infatti la cosa che ha dato più noia in questa vicenda è che si è superata la soglia della decenza».

Resta il fatto che Forza Italia lotta per la sopravvivenza.

«Io credo che Forza Italia debba essere la casa dei moderati e che se noi siamo forti è più forte tutto il centrodestra, perché parliamo a un elettorato che non è lo stesso di Salvini e Meloni. Capisco che i leader di Lega e FdI non ragionino sempre così perché vogliono massimizzare i consensi, ma in Toscana col solo sovranismo non si vince. Se ne ricordino».

Quindi Susanna Ceccardi è destinata a perdere?

«Guardi, io non ho mai nascosto le critiche a Susanna e lei ha fatto lo stesso con me. Ma devo riconoscere che da candidata governatrice si sta muovendo benissimo: sta sui temi concreti e non ha toni barricaderi. Detto questo, Forza Italia deve avere il coraggio di dare voce ai moderati».

Un esempio concreto?

«Il referendum sul taglio dei parlamentari. Io sono per votare no e credo anche che questa dovrebbe essere la mission di Forza Italia».

Scusi, ma la linea ufficiale di Forza Italia è per il sì.

«Questo referendum è ormai diventato l’arma dei 5 Stelle, così come quello istituzionale del 2016 lo fu di Renzi. E poi fare politica non può voler dire solo occuparsi del consenso a breve termine. È l’ora di finirla di sfamare la bestia del populismo. A forza di iniettare massicce dosi di demagogia, questo Paese lo ammazziamo».

Non è che dice così perché teme di perdere la poltrona al prossimo giro?

«Se fosse stato questo il problema non avrei certo dato le dimissioni da coordinatore regionale. Perché è vero che nessuno ha garanzie, ma finché hai un ruolo nel partito hai una possibilità in più di riconferma».

Ha parlato con Massimo Mallegni, suo successore alla guida di Forza Italia toscana?

«Certo. Gli ho detto che sono a sua disposizione, perché ora la battaglia è una sola: vincere le Regionali. Massimo aveva da tanto l’ambizione di ricoprire questo ruolo e ha le qualità giuste per farlo bene»
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26 agosto 2020 | 12:19

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