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Filippo Manelli: Bruno Faggioli, 96 anni era evaso il 22 settembre 1943 dalla “Fadini

Non entrava in quella caserma da 77 anni. Da quando, il 22 settembre 1943, riuscì a evadere dalla prigionìa in cui lo avevano costretto i soldati tedeschi, calandosi con una corda dalla finestra della sua cella. Fino a oggi. Bruno Faggioli, 96 anni, reduce della seconda guerra mondiale insignito lo scorso 2 giugno del titolo di Cavaliere della Repubblica, è tornato in visita alla caserma Fadini di Firenze. È lì, nell’edificio che oggi ospita alcuni degli uffici della questura e che all’epoca era occupato dai nazisti, che Faggioli fu portato dopo il suo arresto, l’8 settembre del ’43, il giorno dell’armistizio italiano. Ai prigionieri, schierati in fila nel cortile della caserma, i tedeschi imposero una scelta: unirsi all’esercito delle Ss in ritirata oppure rimanere in carcere, con la prospettiva certa di essere deportati in Germania. E Bruno decise di restare fedele ai suoi ideali. 

“Appena entrato si è subito commosso” racconta Vieri Lascialfari, cerimoniere della Polizia municipale di Montespertoli, nel Fiorentino, dove Faggioli vive. “Ricordava tutto come se fosse ieri. Ci ha indicato dove si trovavano le stalle, le camerate, il parlatorio da cui il padre riuscì a passargli il pezzo di corda con la quale poi scappò. È stato molto toccante”. Firenze, dopo 77 anni reduce torna nella caserma dove lo avevano rinchiuso i tedeschiCondividi  Al fianco di Bruno c’era la moglie Leda, 94 anni, che in 65 anni di matrimonio tante volte aveva sentito descrivere quel luogo dalle memorie del marito. E poi il dirigente di polizia responsabile della struttura, Domenico Messina, il questore di Firenze Armando Nanei e il sindaco di Montespertoli Alessio Mugnaini: sono stati loro a organizzare la visita, dopo che Faggioli ne aveva espresso il desiderio al primo cittadino. 

“Rivedere quel piazzale da cui tanti compagni di prigione sono stati deportati in Germania due giorni dopo la sua fuga è stato molto doloroso  – continua il cerimoniere – Era orgoglioso di portare la moglie in un luogo così significativo per lui. Quando siamo arrivati sotto la finestra della cella da cui scappò 77 anni fa ha trattenuto a stento le lacrime”. 

Nato a San Casciano in Val di Pesa, Faggioli venne chiamato alle armi nel maggio 1943, nel 41esimo Reggimento Artiglieria a Firenze. Arrestato dai tedeschi subito dopo l’armistizio, nella fuga dalla sua cella a dieci metri di altezza si ruppe il ginocchio sinistro. Dopo l’evasione insieme a due compagni, i tre furono ospitati per la notte da una famiglia del centro di Firenze, per poi ripartire verso San Casciano in abiti civili il mattino dopo. E fino alla fine della guerra Bruno dovette darsi alla macchia, per evitare di finire di nuovo in manette. Poi, nel 1955, il matrimonio con Leda. Il lavoro, prima in un negozio di generi alimentari poi in un’azienda agricola di Montespertoli, fino alla pensione. Il 2 giugno scorso l’onoreficenza più grande, il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica, consegnatagli in prefettura a Firenze dopo la nomina del Capo dello Stato. Oggi la visita alla caserma Fadini, 77 anni dopo l’ultima volta. 

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