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Da bambina amava la capoeira. Poi il richiamo dello sport di endurance l’ha dominata totalmente, si è specializzata in gare di seicento chilometri che uniscono kayak, corsa e mountain bike. Alla fine, ha capito che la vera sfida erano le montagne, era correre finché poteva, correre finché non era costretta a mettersi addosso l’attrezzatura da alpinista per scalare la vetta. La protagonista è Fernanda Maciel, atleta brasiliana del team The North Face (lei ora vive a Chamonix, in Francia) che ha appena realizzato un’impresa epica: 83 chilometri e 6.000 metri di dislivello positivo portati a termine in un mix di skyrunning e arrampicata sulle montagne Picos de Europa (in Spagna) in 14 ore e 47 minuti. Il dato più impressionante è il tempo con il quale ha superato i 200 metri della «via directa de Los Martínez» sul Naranjo de Bulnes: poco più di un’ora. «Non sono una climber ed ero stanca, ma sono riuscita ad andare abbastanza veloce», ha minimizzato Fernanda, che in questa impresa è stata accompagnata dall’amico (anche lui atleta per The North Face) Eneko Pou. «Quando l’ho vista sorridere sono rimasto davvero stupefatto — ha detto —. Dopo un’impresa del genere non sembrava neppure provata». In questa stagione senza gare per il Covid, peraltro, Fernanda si era distinta anche per altre due imprese, portate a termine in una sola giornata, il 20 agosto. Sul Gran Paradiso ha migliorato il suo fastest known time raggiungendo la vetta a 4.061 metri in 2 ore e 40 minuti, per completare poi il percorso totale in 4 ore e 3 minuti, migliorando così il precedente record, che già le apparteneva. Lo stesso giorno, ha scalato i 4.478 metri del Cervino su una via con un grado di difficoltà IV. «Ero molto spaventata – ha detto dopo l’impresa — ma queste montagne per me rappresentano una sfida fisica, emotiva e spirituale. Volevo compiere questa impresa come un unico progetto di corsa in montagna. Ho pianto in cima, ricordando il mio passato».

Sport e impegno

Lacrime che meglio di ogni altra parola descrivono una donna che non si limita alle imprese sportive. La sua vita è stata un continuo rincorrere esperienze nuove, anche dal profondo valore umano. A otto anni ha iniziato a viaggiare per il mondo come ginnasta olimpica. Due anni dopo si allenava negli Stati Uniti. Poi ha praticato la capoeira, è stata campionessa brasiliana di jiu-jitsu e ha iniziato a correre in pista. A 23 anni l’esordio sui percorsi di 600 chilometri senza sosta (kayak, mountain bike, corsa in montagna), multisport (snowboard, mountain bike, downhill, bici da strada), triathlon e maratona di montagna. Dopo la laurea in legge, si è specializzata in tutela ambientale e ha lavorato come avvocato ambientalista per lo stato di Minas Gerais in Brasile. In seguito, ha lavorato per una ong ambientalista e si è impegnata in progetti per la promozione del riciclo. Da quando è una runner professionista, attraverso «White Flow» sensibilizza sui temi della tutela dell’ambiente e sul cambiamento climatico.

Regina dello skyrunning

Negli ultimi quattro anni si parla di lei anche per le imprese nell’endurance. Nel 2016 entra nella leggenda: è la prima donna a salire e scendere di corsa l’Aconcagua in meno di 24 ore percorrendo i 45 chilometri dall’ingresso del Parco Provinciale dell’Aconcagua al picco di 6.691 metri e ritorno. Nel 2017, ha aggiunto un altro record al suo già ricco palmares: salita al Kilimangiaro e ridiscesa in 10 ore e 6 minuti. E tutto il mondo dello skyrunning, adesso, attende di conoscere la sua prossima impresa, anche se la più importante se l’è già scelta: difendere l’ambiente.

28 settembre 2020 (modifica il 28 settembre 2020 | 08:37)

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