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Con la nuova stagione di serie A ormai alle porte, sta per alzarsi il sipario sul «gioco più pazzo del mondo»: il Fantacalcio. Un demone che si impossessa di ogni partecipante, il passatempo che fa sentire tutti allenatori, direttori sportivi e presidenti. Ogni volta che c’è una gara di campionato, la tensione si alza. Si esulta a ogni gol del proprio giocatore, sia che faccia parte della squadra del cuore sia che indossi un’altra maglia. E se addosso ha proprio quella degli acerrimi rivali? A seconda dei casi (derby esclusi), si può essere felici comunque. A bassa voce, fingendo indifferenza, ma si può. Ma come funziona il Fantacalcio? Ecco una sintesi, con qualche dritta…

Come funziona

Il regolamento va deciso prima per quanto riguarda i crediti (in sostanza, i fantamilioni), la squadra, le sostituzioni e da dove prendere i voti (giornali, siti o app dedicate), ma la tabella bonus/malus è praticamente universale per tutti (che si può comunque sempre personalizzare). Una volta che si schiera la formazione, si segnano i voti e a questi vanno aggiunti 3 per ogni gol, 3 per ogni rigore parato dal proprio portiere, 1 per gli assist, -3 per un rigore sbagliato, -2 per un’autorete, -1 per ogni gol subito dal proprio portiere, -1 per un’espulsione e -0,5 per un’ammonizione. Si fa il totale e il primo gol (regola che cambia da campionato a campionato, ma questo è quello standard) si raggiunge a 66 punti. Da qui ogni sei punti se ne fa un altro. Così a 72 c’è il secondo, a 78 il terzo, a 84 il quarto e così via. Il dramma fantacalcistico? Fare i 65.5 e i 71.5, oppure non vincere per un giallo di troppo.

I campionati

Ogni Lega ha un proprio campionato con i suoi partecipanti, delle regole, dei premi. Per tutti, però, il primo momento più importante dell’anno è l’asta, dove per 24 ore rischiano di saltare affetti, sentimenti, parentele e amicizie. Ci sono alleanze, ma anche franchi tiratori. C’è chi studia, chi finge di arrivare impreparato, ma chi impreparato ci arriva davvero (e non se ne capisce il motivo). C’è l’asta post mercato, quella di riparazione, quella post sessione invernale e quella dell’ultimo minuto per cercare di raddrizzare il proprio cammino. Ci sono Leghe che partono già con qualche giocatore in rosa (le riconferme della stagione precedente), chi riparte da zero facendo magari notte fonda tra un portiere e l’altro, un terzino e un centrale, un centrocampista e un top player. Trattando e alzando il prezzo. Tra una discussione che sfocia in un litigio e una battuta che strappa un sorriso. Poi, tutti amici come prima. Più di prima.

Gli obiettivi

C’è chi per partito preso non acquista i giocatori delle squadre rivali. Un tifoso del Milan non compra giocatori di Inter e Juventus; quello della Roma non conosce nemmeno chi gioca nella Lazio e così via. Al di là del premio in denaro, vincerlo significa conquistare la gloria ma soprattutto vincerlo vuole dire dimostrare a se stessi e agli altri di sapere di calcio, di essere il migliore nelle scelte e cosa c’è di meglio in un Paese famoso al mondo per avere 57 milioni di c.t.? Attenzione, però, ad accusare il campione di turno di essere stato baciato dalla Dea bendata. Non c’è offesa più grande.

Gli imprevisti

Nonostante ci vogliano i favori della buona sorte per dribblare gli imprevisti, sempre in agguato anche durante la settimana, non solo nel weekend. Quando c’è il rischio di avere un rosso, un gol subito di troppo, un rigore sbagliato, un autogol o – apice dell’umore nero di ogni fanta allenatore – un infortunio. Una mannaia sempre pronta a cadere puntualmente sul campione di turno. Senza dimenticare le imprecazioni per un giocatore che fa gol o qualche assist, ma che viene lasciato in panchina perché a lui ne viene preferito un altro. Così nascono anche i riti scaramantici. Su tutti, quello di schierare la formazione con lo stesso modulo e i giocatori con il solito ordine.

I segreti dell’asta

Tutto questo (e non solo) è il Fantacalcio, «il gioco più pazzo del mondo». Con i suoi segreti, le sue intuizioni e i suoi malumori. Come detto, si inizia con l’asta. Tra i pali – al di là di Donnarumma, Handanovic o Szczesny — si punta ad avere un portiere che non prenda una vagonata di gol e magari abbia tra le sue caratteristiche migliori quella di parare ogni tanto un rigore. Che non guasta mai. In difesa è sempre meglio avere il terzino di spinta, che abbia confidenza con il gol, come Gosens (9 gol l’anno scorso), Kolarov (7) o Theo Hernandez (6). Ma anche Faraoni (5) o Milenkovic (5). E in mezzo al campo? Serve il rigorista, l’uomo assist, il centrocampista offensivo. Si svaria da Mancosu a Pulgar, da Luis Alberto a Papu Gomez, da Calhanoglu a Chiesa passando per Kulusevski. O gli outsider come Pandev e Pasalic. Infine, gli attaccanti. Per vincere servono i gol e chi meglio di Cristiano Ronaldo (ovviamente quello che vale di più), Lukaku e Immobile? Magari affiancando qualche promessa, qualche giovane o qualche outsider come Berardi o Caputo. L’intuizione giusta per correre verso lo scudetto e sentirsi il c.t. più c.t. di tutti.

18 settembre 2020 (modifica il 18 settembre 2020 | 08:16)

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