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Anche i campionissimi di tanto in tanto commettono delle solenni cavolate. Abituato a ragionare sempre in grande, Lewis Hamilton se n’è «regalate» addirittura due e ha così visto svanire la possibilità di uguagliare le 91 vittorie in F1 di Michael Schumacher. La Russia ha così portato di nuovo bene a Valtteri Bottas, che stavolta non ha mandato in tribuna il calcio di rigore. Ecco allora le pagelle dopo il verdetto della pista ricavata attorno agli impianti del parco olimpico dei Giochi invernali 2014. La prima voce, però, non riguarderà un pilota o un team.

Stefano Domenicali 110 e lode

Sì, è doveroso cominciare con colui che arrivò giovanissimo a Maranello, dimostrando di imparare presto l’arte e la parte (nel senso di chi sa usare la diplomazia in modo efficace per avanzare). Stefano Domenicali è ormai un manager di lungo corso che vanta esperienze di grande spessore, che ha conosciuto la gloria assieme a momenti meno felici e che soprattutto – fatto non comune per un italiano – ha saputo costruirsi una solida fama al cospetto degli stranieri: se così non fosse, i tedeschi non l’avrebbero mai arruolato prima all’Audi e poi affidandogli il rilancio della Lamborghini. Stefano è stato uomo Ferrari, un imprinting indelebile, ma ha saputo dimostrarsi adatto anche ad altri ambienti: la sua forza è anche questa. Ora affronta la sfida che in cuor suo probabilmente ha spesso sognato: governare quella F1 dal ponte di comando che fu di Bernie Ecclestone, per anni suo interlocutore. Anche gli americani lo stimano. E tra questi ci sono pure quelli di Liberty Media, che gli hanno affidato il timone del «giochino» dopo la gestione di Chase Carey. Per Stefano è una vera e propria laurea. Da adesso in poi diventa Bernie Domenicali.

Michael Schumacher 10

Sentiva aria di aggancio e ci piace immaginare – anche per stemperare la tristezza che nasce dal pensiero della dura lotta che sta conducendo dal 2013 – che abbia inviato a Sochi un diavoletto capace di far commettere a Hamilton le due fesserie costate 10 secondi di penalità.

Mick Schumacher 10

Una vittoria e un podio minore che valgono un allungo in vetta al Mondiale di F2. Temendo l’aggancio di Hamilton a papà, il figlio d’arte ha pensato bene di marcare il territorio sempre nel segno del cognome Schumacher. Se vincerà il titolo dovrà passare per forza in F1: dicono che finirà alla Haas, ovviamente in attesa di meglio.

Valtteri Bottas 9

«Questo è un bel modo di rispondere a chi mi critica»: così parlò Valtteri Bottas dopo aver tagliato il traguardo di Sochi, terra per lui preziosa perché qui conquistò, nel 2017, il primo successo in F1. Be’, stavolta non si può dirgli nulla, anche Calloni (lo sciagurato Egidio, ex centravanti del Milan) qualche volta non sbagliava a porta vuota. Il voto massimo però se lo scorda perché il forte sospetto è che senza la doppia penalità di Hamilton il 44 (numero di Lewis) ancora una volta sarebbe finito davanti al 77. Il boscaiolo finlandese, infine, non sa che il difficile viene adesso: avendo in qualche modo riaperto il discorso iridato, sono in arrivo gli esami con professori molto severi.

Max Verstappen 8,5

Gara molto consistente, conclusa con il secondo posto. Ha tenuto a bada Hamilton (che però una decina di giri dal termine ha forse mollato il colpo). Al via, nel tentativo di sfruttare la scia per bruciare la coppia Hamilton-Bottas, è finito lungo e ha imboccato la chicane dove la Fia (voto zero) per evitare le furbate dei piloti aveva piazzato degli ostacoli a dir poco demenziali (e poi si parla di sicurezza…): come un gatto s’è infilato tra uno di questi e il muro. Operazione cannata da Sainz ma non dall’Olandese Volante, costretto a indossare i panni di SuperMax.

Sergio Perez 8

Bella gara, con tanto di sorpasso autorevole nelle prime battute. Il messicano in lista di disoccupazione a causa dell’arrivo nel 2021 di Sebastian Vettel e del fatto che Lance Stroll è intoccabile, scriverà un annuncio di lavoro sulla sua Racing Point: «Pilota esperto e referenziato di F1 cerca monoposto, possibilmente non di un team nel quale corre anche il figlio del padrone».

Charles Leclerc 8

Dopo la sfuriata con il muretto rosso per il pasticcio in qualifica, il Principino ha sfoderato una gara di grande spessore. Charles è uno dei pochi che riesce a sguazzare con profitto nelle acque torbide: dategli una macchina così-così (o perfino peggio) e lui proverà sempre a cavare il meglio. Forse Lance Stroll, toccato dal ferrarista al via e finito a muro, nell’occasione sarà meno lieto di sentire il cognome Leclerc: ma è stato un incidente di gara come tanti ne accadono.

Daniil Kvyat 7,5

«The Russian torpedo» (visto anche questo striscione sugli spalti) non ha deluso i tifosi venuti ad applaudirlo. Per una volta l’Alpha Tauri è stata lui e non Pierre Gasly (appena sufficiente).

Alexander Albon 7

Sbattuto all’inferno (quindicesimo posto in griglia) dalla penalità per la sostituzione del cambio era condannato a vedere il Gp dalla coda. Ci ha messo però del suo, più per il punto del decimo posto rimediato nonostante una sanzione di gara, per tre brillanti sorpassi all’esterno. Ha chiamato Jorge Lorenzo e ha chiesto il permesso di utilizzare, visto che pure lo spagnolo passava in quel modo, di usare il soprannome «Porfuera».

Antonio Giovinazzi 7

Tira aria di rinnovo del contratto e Antonio da Martina Franca corre con grinta e ispirazione. Avrebbe meritato almeno quel decimo posto che Albon gli ha soffiato perché l’Alfa Romeo è troppo scarsa al cospetto della Red Bull: Giovi era il primo dei doppiati, il “british-thai” della RB ha pagato in modo indolore la sua penalità

Kimi Raikkonen 7

Iceman ha uguagliato il record di partenze nei Gp (322) di Rubens Barrichello con un’altra gara coraggiosa nei limiti consentitigli dalla monoposto. Iceman dal prossimo Gp aggiungerà un primato alla sua carriera. Però dal 2021 rivedremo Alonso, che non è distante: 313 «start». Anche se Kimi non ama numeri e statistiche, chi ci dice che non vuole continuare per mantenere le distanze?

Sebastian Vettel 6,5

È la risultante di un voto combinato: pensando soprattutto all’errore e allo schianto della qualifica, il pilota è di nuovo insufficiente. Peraltro in gara Vettel ha fatto il possibile, tenendo a bada le Renault e dando così una mano a Leclerc nell’ottenere il sesto posto. Seb è invece piaciuto sul piano umano, nel ricordo «caldo» di Schumacher («Anche se Hamilton lo supererà, per me lui resterà il vero riferimento») e per il rispetto proprio verso Lewis: «Merita di diventare il più vincente di sempre». Detto da un quattro volte del mondo non è poca cosa.

Daniel Ricciardo 6,5

Stavolta ha pasticciato – anche per lui penalizzazione decisiva per la classifica – ed è piaciuto meno del solito. Però è stato sufficiente per stare di nuovo davanti al compagno di team Esteban Ocon (voto 5,5).

Carlos Sainz 5

Dopo il Mugello, un altro bruttissimo e pericoloso crash. A differenza di Verstappen, nel passaggio degli ostacoli alla chicane ha centrato le barriere. La partenza, poi, era stata scarsa e aveva determinato una reazione di frustrazione, troppo frenetica e scomposta. I tifosi della Ferrari sono in allarme: già la macchina non va, ci manca solo un pilota che finisce a muro…

Lewis Hamilton 4

È incredibile come Lewis a volte stacchi il cervello e si perda in errori clamorosi: ha provato per due volte lo start in posizioni proibite, la prima volta addirittura in uscita dalla pit lane in maniera davvero pericolosa. O è un esercizio di arroganza – tipo: io faccio quello che voglio e dove voglio – o non lo è e siamo di fronte a una stupidaggine nella quale è colpevole pure il team (4 anche alla Mercedes). Il giorno della festa per il record eguagliato diventa il giorno di una sconfitta aggravata dai battibecchi con l’ingegnere personale (Peter «Bono» Bonnington: a lui 8 per la pazienza). L’aggancio a Schumacher potrebbe così avvenire in Germania, terra della Mercedes, e al Nürburgring, circuito a due passi dal paese Natale di Michael: per un momento storico e pieno di significati, è meglio così.

27 settembre 2020 (modifica il 27 settembre 2020 | 18:01)

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