economia

Ex-Ilva, il nodo del valore degli impianti per l’ingresso dello Stato

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di Fabio Savelli27 ago 2020

Ex-Ilva, il nodo del valore degli impianti per l'ingresso dello Stato

Una relazione chiusa ma non ancora resa pubblica. Stilata dai Commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria propedeutica alla fase di due diligence sul valore degli impianti della più grande acciaieria d’Europa curata dagli advisor Kmpg e lo studio Laghi. E una serie di tavoli ministeriali – tra Mef e ministero dello Sviluppo economico – per capire quale orizzonte dare all’impianto di Taranto (e al polo di Genova). Infine la situazione di stallo che si percepisce nei palazzi romani in attesa dell’esito delle regionali in Puglia di settembre il cui il governatore uscente Emiliano – fiero oppositore della multinazionale ArcelorMittal attuale affittuaria degli asset – si gioca la riconferma.

Fonti ministeriali parlano della necessità di accelerare sull’ingresso dello Stato in ArcelorMittal Italia entro la fine di novembre, termine entro il quale dovranno essere firmati gli accordi di co-investimento per la newco che erediterà la gestione. Nessuno ha ancora compreso (e la relazione dei Commissari servirebbe proprio a questo) quanto vale l’ex Ilva. Soprattutto quanto varrebbe se si immaginasse la chiusura dell’area a caldo (con i relativi altoforni percepiti come ormai obsoleti e tali da necessitare ingenti investimenti di riconversione ambientale) come qualcuno al Mise starebbe tratteggiando incentivato dagli importanti fondi dell’Ue in arrivo per la transizione energetica. La complessità dell’operazione sta nella direzione che il Paese intende adottare per l’Ilva.

La chiusura dell’area a caldo priverebbe l’Italia dell’acciaio primario convertendo il polo siderurgico in una mera piattaforma di trasformazione. E comporterebbe un pesante scontrino sociale visti i 5mila addetti impiegati. Qualcuno tra i Cinque Stelle però vagheggia la realizzazione di un polo siderurgico nazionale che metta a fattor comune Ilva e Piombino con la regia di Jindal. Quel che è certo è che ArcelorMittal non ha intenzione di mollare l’impianto. Ritiene solo ineludibile un coinvolgimento pubblico. Con un assetto societario tutto da costruire.

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