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Remco Evenepoel – belga, 20 anni compiuti da poco – sta al ciclismo come il giovane Lionel Messi stava al calcio: un fenomeno di quelli che nascono ogni trent’anni. E la sua Deceuninck-Quick Step equivale al Bayern Monaco: un team ricchissimo, potentissimo che da due decenni vince tutto quello che si può vincere trascinandosi dietro una scia di invidie e veleni. Normale quindi che la breve clip girata dalla Rai e diffusa martedì dal Corriere della Sera abbia fatto enorme rumore sul web.

Le immagini – girate appunto dall’elicottero della nostra tv di Stato durante il Giro di Lombardia – mostrano Remco a terra dopo la terribile caduta in discesa dalla Colma di Sormano e – soprattutto – il suo direttore sportivo, Davide Bramati, che assieme al medico di gara soccorre l’atleta, in condizioni molto serie: Remco si è rotto il bacino ma all’prima dell’arrivo dei medici – vista l’altezza della caduta dal ponte stradale – era facile immaginare una situazione più tragica.

Il mistero del video

Di quel video, ci sono tre secondi che lasciano piuttosto perplessi: con fare deciso – e si potrebbe dire con una certa freddezza – Bramati infila la mano nel taschino posteriore della maglietta di Remco, estrae un oggetto bianco, della grandezza di un Telepass, e se lo mette rapidamente in tasca invece di lasciarlo a terra, come poi effettivamente avrebbe fatto con una bustina di gel. In quel taschino, i ciclisti in gara tengono solo barrette e gel. Cos’è dunque quella «scatoletta bianca»? Interpellato dal Corriere martedì mattina, il direttore sportivo lombardo (uno dei più vincenti e qualificati del professionismo mondiale) non ha fornito una risposta, chiedendo di poter consultare l’addetto stampa del team. La risposta, dopo una seconda sollecitazione, è arrivata nel tardo pomeriggio: in tasca di Remco c’erano barrette energetiche e gel che Bramati ha tolto per facilitare l’appoggio dell’atleta sulla barella. Ma la «scatoletta» del video, per forma e colore, non sembra aver nulla a che vedere con un integratore energetico.

A cosa servirebbe un modem

Il web si è scatenato proponendo una serie di risposte. Tra le molte scombinate e infamanti, ne prevale una compatibile con la logica: potrebbe trattarsi di un modem 4G. A che servirebbe (condizionale d’obbligo) un modem nella tasca di un corridore? A far fare una salto di qualità enorme alla comunicazione tra ammiraglia e corridore, a trasmettergli dei messaggi, a monitorare i suoi parametri in gara e quelli dei compagni per potergli indicare la migliore strategia. La Deceuninck-Quick Step, tra l’altro, è l’unico team professionistico ad usare un sistema di computer da manubrio totalmente interattivo che può interfacciarsi al web senza uno smartphone che fa da ponte ma, appunto, utilizzando direttamente il segnale Wifi di un modem. Qual è il problema del modem? Che la federazione internazionale non ne autorizza l’uso, limitando le comunicazioni alle sola radio e solo in certe corse. Il principio ispiratore del regolamento (condivisibile o meno) è evitare che i corridori vengano «telecomandati» dai loro direttori sportivi o da strateghi esterni e che eventuali hacker (anche ingaggiati da questo o quel team) possano captare i dati di tutti gli atleti in gara, individuare quelli in condizioni di difficoltà e – ad esempio – far lavorare i gregari per metterli in difficoltà. Questo sul piano teorico: c’è la certezza che almeno due grandi team ciclistici in passato hanno provato ad usare sistemi di questo tipo (basati però sulla telemetria breve e non sul 4G) e cessato gli esperimenti per paura di sanzioni. Nessuno ovviamente può affermare o dimostrare che quello nelle tasche di Evenepoel era un modem. Difficile, però, sostenere che si trattasse di una barretta energetica: una spiegazione più precisa aiuterebbe tutti.

26 agosto 2020 (modifica il 26 agosto 2020 | 12:31)

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