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Milano, 27 ott – L’Italia scende in piazza a protestare contro il coprifuoco imposto dal governo giallofucsia. Chiudere tutto alle 18 ammazza l’economia e ristoratori, commercianti, imprenditori, tassisti ieri si sono riversati nelle strade per gridare la loro rabbia contro un Dpcm insensato e liberticida. Un giro di vite esagerato vista l’attuale situazione dell’epidemia di coronavirus, di certo non paragonabile a marzo. Da Torino a Palermo gli italiani si ribellano alle restrizioni anti-contagio. I tassisti a Torino hanno occupato piazza Castello, a Cremona i ristoratori hanno battuto le pentole davanti alla prefettura e poi le hanno lasciate a terra a rappresentare ciò che resta del settore dopo il coprifuoco: un cimitero di stoviglie. A Catania i manifestanti hanno tirato bombe carta davanti alla prefettura, a Treviso in mille hanno sfilato in corteo, a Viareggio giovani hanno bloccato il traffico e lanciato fumogeni e petardi. In piazza anche a Genova tra ristoratori, lavoratori dello spettacolo e i cosiddetti no mask.

Scontri a Milano, assalto alla Regione Lombardia

A Milano circa un centinaio di manifestanti al grido di “Libertà, libertà” e “Vogliamo i soldi” hanno sfilato lungo corso Buenos Aires, dove hanno lanciato dei petardi e, a quanto pare, pure una molotov contro un’auto dei vigili urbani, che però è stata mancata. Dopo essersi diretti verso Porta Venezia, sono arrivati in piazza della Repubblica. I manifestanti hanno tentato anche un assalto sotto la sede della Regione Lombardia, respinto dalle forze dell’ordine con lancio di fumogeni. Dopo aver lanciato i fumogeni hanno sfondato diverse transenne, rovesciato i cassonetti e staccato alcuni spartitraffico provvisori. Sono state oltre 20 le persone portate in Questura per accertamenti. Nel corso dei disordini un poliziotto è rimasto contuso, colpito forse da una bottiglia. Durante gli scontri, i manifestanti hanno messo a ferro e fuoco le vie del centro devastando i dehors dei locali e accanendosi sui monopattini – uno dei simboli dell’incompetenza del governo giallofucsia -, oltre a lanciare pietre, petardi e bottiglie di vetro.

Scene di guerriglia urbana a Torino

Anche a Torino ci sono stati momenti di tensione in centro, in particolare a piazza Castello dove si sono riunite circa 500 persone e nelle vie limitrofe, tra cui la centralissima via Roma. Durante la protesta i manifestanti hanno attaccato le forze dell’ordine con lanci di bottiglie, pietre, bombe carta. Dopo alcune cariche di alleggerimento, gli agenti hanno sparato i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Alla fine il bilancio è di una decina di feriti tra i poliziotti, un fotoreporter, colpito alla testa da una bottiglia, e di una decina di manifestanti fermati per accertamenti. A quanto pare, sette sarebbero stati arrestati e due denunciati per accuse che vanno dalla resistenza aggravata a pubblico ufficiale in corso, al travisamento e al danno di oggetti mentre al vaglio degli inquirenti c’è l’ipotesi di devastazione.

Immigrati saccheggiano i negozi del centro

Durante i disordini, i manifestanti hanno devastato dehors dei locali chiusi, incendiato cassonetti dei rifiuti, lanciato pietre contro le vetrine dei negozi. Nella protesta erano presenti anche numerosi immigrati, che hanno saccheggiato alcune boutique, tra cui quella di Gucci. Una volante della polizia poi ha fermato due nordafricani con borsoni carichi di roba, recuperando così buona parte della refurtiva rubata. I commercianti colpiti dal coprifuoco invece erano in piazza Vittorio. Migliaia di persone in strada con cartelli e megafoni. Ad unirle il grido: “Libertà, vogliamo la libertà”. Inoltre è stato esposto uno striscione con la scritta “No al coprifuoco”.

A Napoli la protesta anche contro le ordinanze di De Luca

A Napoli un’altra manifestazione, a piazza Plebiscito, con oltre un migliaio di partecipanti si è poi spostata in corteo fin sotto la sede della regione Campania. A intervenire in un comizio vari rappresentanti di settori e categorie, colpiti dalle chiusure e dai divieti imposti sia dal Dpcm che dalle recenti ordinanze del governatore Vincenzo De Luca. “Ribellati al Dpcm”, “De Luca dimettiti”. Sulle transenne del cantiere della metropolitana in piazza sono stati affissi diversi striscioni: “La salute è la prima cosa, ma senza soldi non si cantano messe”, “Tu ci chiudi tu ci paghi”, “Per gestire l’emergenza subito reddito per tutte/i” e uno striscione a firma “Ristoratori esauriti”. La manifestazione è stata abbastanza pacifica e non si registrano gravi disordini.

A Trieste scende in piazza anche il governatore Fedriga

Titolari di ristoranti, bar, palestre e piscine (tutti colpiti dal coprifuoco alle 18) si sono riuniti anche in piazza dell’Unità a Trieste per protestare in modo pacifico. “Il manifestare pacifico di queste persone è stato interrotto da un piccolo numero, un gruppetto di manifestanti che hanno lanciato dei fumogeni”, ha riferito all’AdnKronos Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia sceso in piazza con gli imprenditori. “Nulla di drammatico – ha sottolineato Fedriga – ma è necessario tutelare le migliaia di persone che stavano manifestando pacificamente per dar voce alle loro ragioni, da quei pochi, da un piccolo numero di persone che non devono poter tramutare la protesta in qualcosa di sbagliato e danneggiare invece chi protesta per il proprio disagio”. “La forza di queste manifestazioni – ha concluso il governatore leghista – è quella di essere rispettose delle regole, rispetto necessario per farsi ascoltare, per far ascoltare la voce di rischia di perdere il lavoro e la propria attività”.

A Palermo manifestazione davanti alla Prefettura

A Palermo protestano i commercianti, ristoratori e dipendenti dei locali davanti alla Prefettura. All’iniziativa, anche questa pacifica, hanno partecipato un centinaio di persone compresi alcuni lavoratori del settore dello spettacolo. “Per molti di noi è un nuovo lockdown – hanno fatto presente imprenditori del settore dei locali e dei bar -. La chiusura alle 18 rappresenta un colpo mortale alle nostre attività. Il governo non ci può abbandonare in questo momento. Abbiamo bisogno di aiuti veri”.

Adolfo Spezzaferro

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