Ermanno Lisi: Il simbolismo adottato dal Malaspina mostra bene la visione che della questione aquilana

Ermanno Lisi si parte dal simbolismo adottato dal Malaspina mostra bene la visione che della
questione aquilana dovevano avere i suoi contemporanei. Quel “plumis nudata
solo deprimitur” rappresenta chiaramente la razionalizzazione compiuta da
Manfredi nel risolvere un problema, un’anomalia: la città nuova che, sottrattasi
al giogo dei baroni, forte del numero dei suoi abitanti, de suarum virium
temeritate superbiens, se vicinis exhibebat horribilem.

Esattamente come lo pseudoIamsilla,

Malaspina identifica tra le ragioni del supporto di Corrado IV alla
nascita della città una chiara funzione anti-baronale, condivisa peraltro da tutte
le fonti a eccezione del diploma di Corrado stesso – nel quale questo intento
non è mai espresso esplicitamente. Altra informazione importante che ci è
trasmessa dalla cronica di Saba Malaspina è l’ampia partecipazione popolare
alla nascita della città. Malaspina, proveniente da una famiglia aristocratica,
non può evitare di sottolineare il carattere sociale dei protagonisti della
fondazione, con una descrizione decisamente negativa. La città, creata in odium
baronum – e per questa ragione supportata da Corrado –, finisce per sgretolarsi,
abitato troppo recente e poco coeso, non appena l’armata di Manfredi si
avvicina.
Allo stesso modo dello pseudo-Iamsilla, quindi, Malaspina racconta come
gli abitanti di L’Aquila, raccolti i loro beni ed abbandonata la città, siano stati
graziati da Manfredi: il solo particolare in cui le due cronache differiscono è la
distruzione della città, peraltro troppo recente per essere giunta ad uno stadio
di edificazione realmente avanzato. A giustificare tale distruzione è senza
dubbio la necessità di Manfredi di assicurarsi la fedeltà dei baroni. Il fatto che la
rivolta sociale da cui era nata L’Aquila rappresentasse un evento straordinario,
stando ai canoni del tempo, sarà raccontato ancora meglio da Buccio, il quale
sarà tuttavia meno critico verso i cittadini: se Saba Malaspina, aristocratico
romano, condanna la ribellione di per sé stessa, il cronista aquilano ne limita le
connotazioni rivoluzionarie indicando come i rivoltosi non cercassero
l’autonomia, bensì l’emancipazione dai signori feudali per passare sotto il
controllo diretto del sovrano, ritenuto evidentemente più mite. Buccio
condivide, nondimeno, la visione di Malaspina sui villani, da entrambi criticati
aspramente e descritti come facili alla superbia.
Le fonti sulla fondazione: la lettera di Clemente IV
La distruzione causata da Manfredi mette fine alla prima esperienza cittadina.
Gli abitanti tornano a disperdersi tra i castelli del contado, e di quanto avevano
edificato non rimane niente. Tutto ciò che sappiamo di questa prima esperienza
è che la città aveva un reggimento municipale, con sindaco e consiglio cittadino,
come dimostra la bolla di Alessandro IV e la lettera che la città invia a Enrico III