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Emergenza medici di base, se ne vanno in 600. Verso gli incarichi a tempo alle guardie mediche

Firenze, 22 maggio 2022 – Arrivano anche i medici di famiglia con incarico a termine. Ci sta lavorando la Regione con i sindacati dei medici di medicina generale per coprire la più grave carenza di medici di famiglia registrata nella storia. Siamo vicini al picco.

Sono già 250 i posti vacanti, tra medici di base e pediatri. Ma da qui alla fine dell’anno la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. In Toscana andranno in pensione 229 medici di famiglia: mai così tanti, tutti insieme. E ancora 175 nel 2023, 176 nel 2024. La generazione del baby boom sta arrivando a conclusione del ciclo lavorativo verso il compimento del settantesimo anno. Se qualcuno se ne andrà prima, questi numeri cresceranno ancora.

Una situazione molto critica. Perché in Toscana sono circa 2.700 i medici di famiglia (650 nell’area fiorentina esclusa Empoli): la metà dei posti si pensa che saranno coperti, pur con la penuria di medici. Anche grazie alle recenti iniziative tra le quali la delibera di aprile che consente l’innalzamento del massimale, anche ai tirocinanti.

Ma la carenza è davvero pesante. Per questo la Regione sta lavorando al piano di riordino della continuità assistenziale che prevede una globale riorganizzazione della medicina generale, nella quale convergono tutti i medici a ruolo unico a ciclo orario, ovvero sia i medici di famiglia, sia i dottori della guardia medica. All’interno della riforma toscana si sta delineando un accordo che prevede di liberare professionisti impegnati attualmente in guardia medica, assegnando loro il ruolo di medico di famiglia con incarico a tempo determinato, cioè fino a quando non ci saranno numeri adeguati per ricoprire il posto.

Ovviamente prima saranno esplorate tutte le altre possibilità, esaurite le graduatorie, portati avanti i bandi. Ma purtroppo i numeri si conoscono. E sono assolutamente insufficienti a coprire le necessità. I cittadini non possono restare senza medico di famiglia. Perché il medico di famiglia non è soltanto il riferimento primario per la salute, con il quale si instaura un rapporto di fiducia, ma è anche la persona che fa ricette, certificati, che espleta una lunga serie di attività burocratiche sanitarie necessarie a tutti nella vita quotidiana.

Un po’ tutte le Regioni stanno facendo i conti con questa emergenza. Nel Lazio la prima toppa è stata messa con una delibera che consente ai medici di famiglia di rimanere in servizio oltre i 70 anni, finché lo vorranno. Perché teoricamente un medico di base va in pensione a 70 anni ma potrebbe farlo anche prima, nel caso abbia riscattato gli anni universitari.

La Toscana non ha ancora optato per questa scelta, sebbene la stia esplorando pur avendo come prima opzione quella del rinnovamento, anche perché non sembra esserci un gran numero di medici intenzionato a restare. Certo è che se non si riuscirà a portare avanti tutte le iniziative che consentano il ricambio generazionale, qualche misura emergenziale andrà varata.

L’Italia, rispetto ai maggiori paesi europei soffre di una carenza di medici di famiglia già consolidata negli anni. Ogni medico di base in Italia ha 1.400 assistiti. E guardando vanti si vedono pochi spiragli perché il numero di medici di base in uscita nei prossimi sette anni continua a eccedere rispetto ai possibili nuovi ingressi. A livello nazionale, anche considerando ulteriori 900 borse annuali per la formazione dei medici di medicina generale, andranno in pensione tra i 9.200 e 12.400 medici di base dal 2022 al 2028.

Una piaga che doveva essere affrontate e risolta prima. I campanelli d’allarme suonano infatti già da tempo. E’ evidente l’inadeguatezza della programmazione.

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