Salute

È morto Carlo Flamigni, uno dei «padri» della fecondazione assistita

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«Il mio lavoro consiste anche in questo, facilitare il passaggio della conoscenza scientifica, e forse è questo l’aspetto della mia professione di medico che mi piace di più e che ancora oggi mi appare di una certa utilità». Carlo Flamigni, grandissimo esperto di bioetica e di problemi legati alla procreazione morto a Forlì a 87 anni, scriveva così sul suo sito internet (carloflamigni.it). «Personalmente credo in una medicina diversa, in fondo più semplice, ma non meno impegnativa, basata su virtù piccole ma essenziali, come la capacità di ascoltare e la voglia di imparare. Questa è forse la sola lezione che, come insegnante, mi piacerebbe saper trasmettere e, come medico, cercare di realizzare».

Il saluto del figlio

Flamigni era una figura di riferimento in Italia e all’estero per quanto riguarda le tecniche di procreazione assistita e la fertilità. Il decesso (dopo una breve malattia) è stato annunciato con un post su Facebook dal figlio Carlo Andrea: «Ciao papà, speravo che questo momento non arrivasse mai, il dolore è grande almeno quanto il bene che ti ho voluto… ma un giorno ci rivedremo prof». La camera ardente sarà allestita lunedì 6 luglio, dalle 14 alle 19, e martedì, dalle 7 alle 14, all’Ospedale di Forlì. Flamigni viveva da oltre 15 anni nella città romagnola con la moglie, dalla quale ha avuto due figli. Considerato uno dei massimi esperti mondiali di fecondazione assistita, ha preso parte in modo attivo al dibattito che si era sviluppato in Italia ai tempi dell’approvazione della legge 40 del 2004, che ha introdotto l’uso di queste tecniche, e nel successivo lavoro per modificarla.

Il suo lavoro

Di occasioni per mettere in pratica la sua medicina basata «sulla capacità di ascoltare e la voglia di imparare», Flamigni ne ha avute tante. Nato a Forlì il 4 febbraio 1933, si è laureato in Medicina all’Università di Bologna nel 1959 con specializzazione in Ostetricia e Ginecologia. È stato direttore della Clinica Ostetrica e ginecologica dell’Ateneo bolognese dal 1994 al 2001 e professore ordinario, prima di Endocrinologia e poi di Ginecologia. Faceva parte del Comitato di redazione di numerose riviste scientifiche. Ha pubblicato oltre mille memorie scientifiche originali, numerose monografie e alcuni libri di divulgazione. È stato anche autore di racconti, storie poliziesche e libri per l’infanzia. È stato presidente della Sifes (Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione), membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, presidente onorario dell’Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica) e dell’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). Socio onorario della Consulta di Bioetica e dal 2015 membro del Comitato Etico dell’Università Statale di Milano, oltre che esperto esterno della Fondazione Veronesi. I suoi studi negli ultimi anni si sono rivolti in particolare alla contraccezione maschile, alle tecniche di fecondazione assistita, ai problemi della bioetica e dell’etica medica. Nelle elezioni europee del 2009 si è candidato nella lista “Sinistra e Libertà” per il collegio dell’Italia nord-orientale.

Contraccezione e aborto

«Ha portato il suo impegno per la medicina sul piano sociale, politico, in prima fila al fianco delle donne, sui temi della riproduzione e della genitorialità» ricorda l’ex allievo Corrado Melega, già direttore della Maternità all’Ospedale Maggiore di Bologna. La morte è arrivata inattesa, dopo una breve malattia. «Era ancora in pieno fervore lavorativo — racconta Melega —. È stato un innovatore, fin dagli anni ‘70 ha proposto un nuovo modo di affrontare la ginecologia, focalizzandosi su problemi ormonali, di sterilità, che a quei tempi non si consideravano». Alla figura del medico si è affiancata quella del politico: Flamigni partecipava a riunioni con le donne, parlando di temi come contraccezione e aborto. Ha aperto la strada ai consultori familiari, è stato presidente del Consiglio comunale di Bologna. «Perdiamo un grande professionista, con le sue ricerche ha aiutato tante donne a diventare madri» ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza.

I diritti delle donne

Flamigni lottava per i diritti delle donne e aveva una mente molto aperta, in grado di accettare le opinioni altrui pur non retrocedendo mai sulle proprie. Così lo ricorda uno dei suoi più stretti collaboratori nonché amico di lunga data, Renato Seracchioli, direttore del reparto di Ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. «È grazie a lui — dice Seracchioli — che sono arrivato alla clinica di Ginecologia di Bologna, nel 1983, quando si cominciava a lavorare sulla fecondazione assistita. Un incontro casuale il nostro, mi volle perché aveva bisogno di persone che lavorassero nel campo e mi chiese di fare lì la specializzazione». L’ultima volta che ha incontrato Flamigni è stato poco più di una settimana fa, nella sua casa di San Varano (Forlì). Il suo ultimo pensiero è stato un monito, spiega Seracchioli, «a non abbassare mai le difese sui diritti anche quando acquisiti. Sono acquisizioni che vanno difese coi denti». «Flamigni aveva una mente incredibilmente colta, aperta e brillante — conclude l’amico —. È una di quelle persone che ti segnano la vita perché hai sempre qualcosa da imparare». Il loro legame era anche umano. Da presidente del Consiglio comunale di Bologna, nel 1997, Flamigni ha celebrato il matrimonio di Seracchioli e poi ha fatto nascere due suoi figli.

Difesa delle libertà civili

«Un grande medico, sempre dalla parte delle donne. Figura di riferimento per la comunità scientifica regionale e nazionale — conferma il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini —. Ha saputo riunire in sé le caratteristiche che dovrebbe avere ogni medico: la profonda competenza scientifica e clinica, la sensibilità e lo spessore sul piano umano. Qualità queste ultime che lo hanno portato sempre dalla parte delle donne, per difenderne i diritti di libera scelta». Flamigni è stato anche consigliere generale e amico dell’Associazione Luca Coscioni. Ricorda Filomena Gallo, segretario nazionale dell’Associazione: «In questi anni, in particolare dalle audizioni sulla legge che poi divenne la Legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, Carlo si è distinto per il suo impegno in ogni sede a tutela della salute della donna e della libertà di scelta, e nel fare emergere quanto quella norma non avesse alcuna base scientifica. Ma dal 2004 il legislatore ha inteso non modificare la legge 40 e le uniche modifiche sono avvenute solo tramite interventi della Corte Costituzionale, che ha cancellato i divieti, poi oggetto di quesiti referendari. Ci stringiamo alla sua compagna di una vita Marina Mengarelli, nostra dirigente da tanti anni. Gli scritti e gli interventi di Carlo Flamigni rimarranno per sempre, per noi dell’Associazione Luca Coscioni, un faro per comprendere e per trovare le strade necessarie nella quotidiana azione di difesa e conquista di nuove libertà civili».

5 luglio 2020 (modifica il 5 luglio 2020 | 20:32)

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