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Due mesi di lavoro per armare i caccia ucraini coi missili Harm?

Nelle scorse settimane vi abbiamo raccontato di come i caccia dell’aeronautica ucraina stiano usando i missili antiradiazioni di fabbricazione statunitense Agm-88 Harm.

A fine agosto era circolato un video in cui si poteva osservare chiaramente il lancio di questo tipo particolare di vettore da parte di un MiG-29 ucraino, mentre nei giorni precedenti, esattamente il giorno 8 dello stesso mese, il sottosegretario alla Difesa Usa Colin Khal aveva ammesso, per la prima volta, che Washington aveva incluso nei pacchetti di aiuti militari “una serie di missili anti-radiazioni che possono essere lanciati da aerei ucraini e avere effetti sui radar russi e altre cose”.

Ora siamo venuti a sapere che ci sono voluti solo un “paio di mesi” agli appaltatori della Difesa Usa per equipaggiare i caccia MiG-29 “Fulcrum” e Su-27 “Flanker” ucraini con gli Agm-88, grazie alle dichiarazioni rilasciate il 19 settembre dal capo delle forze aeree statunitensi in Europa. “È stato un vero sforzo”, ha detto il generale James Hecker durante una conferenza dell’Air Force Association. “Ci sono alcuni dei primi appaltatori che sono stati in grado di renderlo possibile. Ora [il missile n.d.r.] è integrato come su un F-16? Ovviamente no. Quindi non ha tutte le capacità che avrebbe come su un F-16”.

La questione può sembrare del tutto marginale nel più ampio contesto del conflitto ucraino, ma così non è. Innanzitutto le caratteristiche del missile lo rendono un’arma particolarmente temibile sul campo di battaglia: l’Agm-88 è un vettore ad alta velocità aria-superficie (ma Israele ha effettuato sperimentazioni per il lancio da piattaforme terrestri mobili) progettato per cercare e distruggere i sistemi di difesa aerea dotati di radar. L’Harm può rilevare, attaccare e distruggere un bersaglio con il minimo input da parte dell’equipaggio: il sistema di guida si concentra sulle emissioni radar del nemico utilizzando un’antenna fissa e una testa di ricerca nel muso del missile. Attualmente l’F-16C è l’unico aereo nell’inventario dell’U.S Air Force ad utilizzare il missile, che però viene usato anche dall’Aeronautica Militare Italiana e dalla Luftwaffe tedesca sui Tornado ECR e presto lo vedremo a bordo anche degli F-35A.

In combattimento, l’unica misura efficace per evitare di essere colpiti dal missile (eccezion fatta l’abbattimento prima del lancio dei caccia che lo trasportano) è lo spegnimento dei radar da difesa aerea: questa tattica però può avvantaggiare comunque l’aeronautica ucraina, in quanto, come detto dal generale Hecker, “anche se non ottieni l’eliminazione cinetica, puoi ottenere la superiorità aerea locale per un periodo di tempo in cui puoi fare ciò che devi fare”. Sempre che, ovviamente, i MiG-29 o Su-27 di Kiev non vengano intercettati dai caccia russi.

Il missile, dicevamo, non è nato per essere trasportato dai velivoli di fabbricazione sovietica/russa quindi i MiG-29 ucraini hanno dovuto subire lavori di adeguamento piuttosto complessi: immagini circolate nelle scorse settimane hanno mostrato un “Fulcrum”, dotato di un Agm-88, con un adattatore ben visibile che consente al missile Harm di connettersi al pilone subalare dell’aereo. Inoltre altre immagini circolate sui social, hanno mostrato l’abitacolo di un MiG-29 montante gli Harm con una sorta di dispositivo tipo tablet fissato sul cruscotto, e si ritiene che sia l’interfaccia digitale richiesta dal missile per venire utilizzato, se pur non in modo del tutto conforme alle sue capacità come detto dal generale Hecker e come già anticipatovi su queste colonne.

Il tablet, collegato al missile, verrebbe utilizzato per eseguire il targeting, settando l’Harm in modalità “ricerca automatica”. In questo modo il sensore del missile fornisce al pilota un elenco di emettitori di segnali radar che vengono rilevati dall’Agm-88 automaticamente, e da cui ne viene selezionato uno. Un’altra modalità di utilizzo potrebbe essere quella “Pre-Briefed”, ovvero l’inserimento dei dati di lancio di bersagli di cui si conosce già la posizione, tuttavia non sembra molto pratica in un campo di battaglia in rapida evoluzione come quello ucraino, dove le batterie dei sistemi missilistici da difesa aerea russa sono in continuo movimento. Quest’ultima modalità consente anche, in teoria, di poter usare l’Harm su aerei che non hanno il pod di rilevamento e designazione e permette di sparare il missile su un bersaglio posto alla massima distanza e inattivo, ovvero coi radar spenti. Quando il missile entra nella zona di ingaggio, il sito radar può attivarsi e l’Agm-88, ormai a breve distanza dal sistema Sam, può dirigersi verso la sorgente di radiazioni in modo automatico.

Si capisce bene come questo adeguamento richieda una serie di lavori che interessano profondamente la cellula del velivolo: i collegamenti richiedono nuovi cablaggi e centraline elettroniche. Dando per buone le dichiarazioni del generale dell’U.S. Air Force riguardanti i soli due mesi di tempo per l’adeguamento, viene però da farsi altre domande, forse più pregnanti: quando sono stati fatti i lavori? Dove si sono svolti?

Ci risulta difficile pensare che personale civile o militare statunitense abbia messo in opera una serie di modifiche così importanti e profonde durante il conflitto col rischio di subire un attacco russo portato con missili da crociera e balistici a corto raggio. Ci risulta anche difficile pensare che i caccia abbiano segretamente volato dall’Ucraina all’Europa Orientale (e viceversa) durante il periodo bellico senza essere visti da Mosca, che avrebbe altrimenti sicuramente sfruttato questa evenienza per la sua propaganda anti-occidentale. Nei primi giorni di guerra c’è stato il caso di un Su-27 ucraino atterrato in Romania e poi ritornato in patria dopo pochi giorni, ma in quel momento convulso non si è molto badato a un fatto che era sembrato un tentativo di mettere in salvo il caccia andato male. In ogni caso quell’episodio non è passato inosservato.

Viene pertanto da chiedersi se, per caso, i lavori di adeguamento dei caccia ucraini per poter utilizzare gli Harm siano stati effettuati prima dello scoppio del conflitto, ma temiamo che resterà una domanda senza risposta almeno fino al termine delle ostilità.

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