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Dopo il voto della Consulta, Atlantia scivola in Borsa: oggi vertice al ministero, attesa ultima proposta

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Vendite su Atlantia che scivola in coda al Ftse Mib all’indomani della pronuncia della Corte Costituzionale sul decreto Genova. I titoli della holding che controlla Autostrade per l’Italia scendono del 7,3% a 13,25 euro quando il Ftse Mib sale dello 0,1%. Vivaci gli scambi, sono passati di mano oltre 1 milione di pezzi, a fronte di una media degli ultimi trenta giorni per l’intera seduta di 2,1 milioni di titoli. Ieri la Corte Costituzionale ha indicato che non è illegittima l’estromissione di Aspi dalla ricostruzione del ponte di Genova, sostenendo che la decisione del legislatore «e’ stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione». Questa decisione sarà oggi al vaglio del cda di Atlantia, che si ritrova con meno frecce al suo arco nella trattativa con il governo sulla questione concessioni.

Questo pomeriggio è previsto in agenda un incontro al ministero dei Trasporti con una delegazione di Aspi per discutere delle proposte avanzate dalla società per definire in maniera consensuale un nuovo accordo sulla concessione. Proprio ieri, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato che il governo intende stringere sulla questione della revoca della concessione. Da Palazzo Chigi più volte è filtrata una richiesta non formalizzabile. Per un accordo sulla revisione della concessione il governo ritiene ineludibile uno stravolgimento dell’assetto azionario, con un cambio di controllo che porrebbe Atlantia, e quindi la famiglia Benetton, in posizione di minoranza e Cassa Depositi e un veicolo costituito ad hoc da F2i (sottoscritto da fondazioni bancarie, casse previdenziali e assicurazioni come Poste Vita) in maggioranza.

Si tratta di una condizione irricevibile se messa su carta perché configurerebbe un esproprio come hanno denunciato i vertici di Atlantia in una lettera indirizzata di recente al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. È per questo che tutti i tavoli tecnici che si sono tenuti finora con i vertici di Autostrade, con possibili punti di caduta su una riduzione delle tariffe e maggiori investimenti sulle tratte, si sono arenati davanti alla condizione del cambio di controllo. Non perché i Benetton non abbiano già accettato di doverlo digerire ma perché non è chiaro quanto dovrebbe valere la quota che venderebbero.

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