Dalla protesta al presidio a oltranza. A Roma i ristoratori scendono in piazza

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Prima notte di presidio per i ristoratori che, a centinaia, hanno proseguito la protesta a Roma di fronte a Montecitorio, sede della Camera dei deputati. La manifestazione, organizzata da Tni Italia – Tutela nazionale imprese e da Ristoratori Toscana, ha puntato il dito contro la lentezza dei ristori e le titubanze sulle riaperture.

Il presidio dei ristoratori a Roma - Dalla prosteta al presidio a oltranza A Roma, i ristoratori in piazza

Il presidio dei ristoratori a Roma

Dalla protesta al presidio

Iniziata il 22 febbraio e protrattasi anche a notte fonda, con la permamenza di alcuni manifestanti in piazza Parlamento, la manifestazione dei ristoratori ha subito messo in chiaro i motivi del proprio disappunto. «Non vogliamo sussidi, ma risarcimenti immediati adeguati ai danni subiti e tornare a lavorare», il messaggio lanciato dal mondo Horeca, che ha visto in piazza, fianco a fianco, imprenditori e dipendenti del settore. “Vogliamo coerenza, abbiamo perso la pazienza”, “Se l’Rt sale non è detto che il contagio sia serale”, “Esistiamo”, alcuni degli striscioni apparsi ieri alla manifestazione, che si propone di continuare a oltranza finché non sarà data risposta alle necessità della categoria.

Le ragioni del dissenso

«Siamo stanchi. Le promesse non ci bastano più. Non ce ne andremo da piazza Montecitorio fino a che non partirà il primo bonifico del bonus filiera e avremo la certezza del ristori quinquies», ha ribadito il portavoce di Tni Italia e presidente di Ristoratori Toscana, Pasquale Naccari. «Siamo soddisfatti di aver fatto uscire dalle loro stanze alcuni esponenti politici, che sono scesi in piazza a parlare con noi. Ma le parole se le porta via il vento. Vogliamo fatti. Ed è quelli che aspettiamo», ha concluso Naccari.

Pasquale Naccari - Dalla prosteta al presidio a oltranza A Roma, i ristoratori in piazza

Pasquale Naccari

Ex #ioapro in piazza

Solidarietà alla manifestazione di Tni Italia e Ristoratori Toscana è arrivata anche da alcuni ristoratori che hanno aderito alla campagna di disobbedienza #ioapro. Una scelta salutata come un “ritorno all’ovile”: «La speranza – ha aggiunto Naccari – è che abbiano compreso che non basta riaprire. Bisogna che le riaperture sino decise dalle istituzioni, evitando così inutili sanzioni per loro e per i loro clienti».