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Dagli scavi della Pompei delle Alpi riemergono reperti romani degli antichi confini d'Italia




Roma, 23 nov – Da nord a sud, le antiche terre d’Italia continuano quotidianamente a svelare le proprie ricchezze appartenute a epoche lontane e gloriose. Durante gli scavi effettuati in questi ultimi giorni per la messa in sicurezza dell’area della “Cantina del Piocc”, a Piuro, in provincia di Sondrio, sono riemersi dalla terra reperti romani di indubbio valore. Gli operai del cantiere stavano lavorando a dei terrazzamenti per la stabilità dell’area ma, ad un tratto, gli addetti si sono trovati catapultati nella Roma Antica. Non stiamo ovviamente parlando di improbabili macchine del tempo di Wells, ma di una più semplice, e allo stesso tempo straordinaria, scoperta archeologica che ha ricondotto i presenti alle tracce dei nostri antenati. Dal terreno è riemersa una splendida colonna in pietra, finemente decorata, insieme ad altri elementi in arenaria scolpita. Tra questi ve ne è uno di particolare interesse che presenta il bassorilievo di un volto femminile, simile ai volti della sala delle cariatidi di Palazzo Vertemate. Oggi, in queste terre di confine tra Italia e Svizzera, tra le comunità montane c’è già chi ha soprannominato l’antica Piuro: la “Pompei delle Alpi”.

La Piuro romana al confine dell’Italia antica

Presenti al momento dello spettacolare ritrovamento, c’erano i ricercatori dell’università di Verona, incaricati dalla Soprintendenza lombarda. A dirigere le ricerche sono il Dott. Mattia Cantatore e il Prof. Fabio Saggioro, coordinatore della ricerche al Mot al Castel. I due studiosi ritengono che il luogo interessato dagli scavi sia il fulcro di Piuro sin dai tempi dei Romani. Oltre ai reperti romani rinvenuti in queste ore, tale conclusione la si deve grazie ai ritrovamenti di sepolture risalenti alla fine del IV secolo. “Questa prima opera di messa in sicurezza dell’area di scavo e delimitazione delle strutture sepolte – dichiara entusiasta il Dott. Mattia Cantatore – si sta rivelando particolarmente proficua, non solo per il rinvenimento di pezzi di indubbio valore estetico, ma anche perché sta consentendo di aprire una finestra sugli edifici presenti nel 1618 e sulle loro caratteristiche. In particolare se si dovesse confermare che gli elementi rinvenuti facessero parte della cosiddetta “Canatina del Piocc”, il fabbrico sarebbe di maggior pregio di quanto preventivato”.

Un patrimonio storico unico, dal mare alle Alpi

“Questi nuovi ritrovamenti – gli fa eco il responsabile della Soprintendenza Stefano Rossi – confermano l’assoluta eccezionalità del contesto archeologico di Piuro nel panorama alpino. Diventa ora sempre più urgente trovare le risorse per valorizzare questo importante patrimonio e renderlo fruibile al pubblico con una modalità che sappia dare forma alle tante storie riportate alla luce da oltre sessant’anni di ricerche”. I preziosi reperti romani appena rinvenuti, ora oggetto di ricerca da parte degli studiosi del settore, evidentemente risalgono ad una struttura del periodo rinascimentale (XVI – XVII secolo). Dopo questa emozionante scoperta archeologica tra le nostre Alpi lombarde, adesso il comune e l’associazione Italo-Svizzera per gli Scavi di Piuro avvieranno la ricerca di nuovi fondi per proseguire gli scavi nell’area e valorizzazione al meglio il patrimonio archeologico di Piuro. Rimane stupefacente, comunque, constatare ancora una volta che, oltre ai grandi e più famosi centri, anche ogni singola e più piccola località della nostra penisola custodisca antichi tesori, testimonianze di un glorioso passato, che il mondo intero ci invidia.

Andrea Bonazza

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