cucinella:-«le-citta-dopo-l’emergenza-sanitaria?-emozionali-e-figlie-delle-piante»

Tratturi, alberi di olivo e vigneti: in mezzo, masseria Capece, astronave imbiancata da sempre con calce viva diluita nell’acqua, nella campagna di Cisternino, in Valle d’Itria. Privilegiato punto d’osservazione pugliese per il “Festival dei Sensi”, dal 28 al 30 agosto, e itinerante, toccando anche le masserie di Martina Franca e Locorotondo. Nel primo dei tre giorni di incontri, tutti dedicati alle emozioni, spazio alle città del futuro, raccontate, disegnate e progettate dall’architetto Mario Cucinella, pronto a parlarne nella serata del 28, in compagnia di Mauro Orazi, storico dell’architettura. Il tema è “Le città del futuro”, e che sanno emozionare.

D’accordo, sapranno pure emozionare, ma fino a quando e fino a che punto ci riusciranno: soprattutto dopo mesi di emergenza sanitaria?

«Se cercassimo di prendere il lato buono di ogni cosa, dovremmo dire che i sessanta-settanta giorni di lockdown ci hanno insegnato a riflettere: ripensando comunque alle città. Un’azione che non facevamo da un pezzo”, risponde Cucinella, fondatore dello studio internazionale M CA (“Mario Cucinella Architects”), secondo il quale, intorno alle città di domani, in un paese come l’Italia, puntellato da città storiche, ci sarebbe poco da fare, “Ma se provassimo a cambiare la modalità del nostro modo di viverle, apparirebbero più in sintonia con i nostri tempi».

Intanto, da dove si potrebbe incominciare?

«Inizierei dalle residenze sociali – troppo spesso disegnate come dei casermoni -, abbellendole con un balcone, un affaccio sul mondo. E penserei anche a nuovi spazi dedicati alla collettività condominiale».

Magari tra palestre e centri polivalenti: non le sembra una cosa già sentita?

«Per la verità, mi riferivo all’hub per eccellenza, la scuola, che dovrebbe tornare ad essere il centro della comunità, circondata da servizi essenziali, dove tutto accade in quel momento, e tutto è raggiungibile, a piedi o in bicicletta, in soli 15 minuti».

Seguendo un’espansione urbanistica emozionale e a portata di mano, che posto avrebbero nelle città gli spazi dedicati al verde?

«Guardi, noi in Italia viviamo una situazione paradossale. Escludendo città come Roma, Milano o Napoli, le altre città metropolitane non sono che l’unione di città più piccole, circondate da campagna. Che cosa voglio dire? Che la campagna è facilmente raggiungibile. Io stesso, abitando a San Lazzaro, mi trovo perfettamente equidistante sia dal centro di Bologna, sia da una campagna dalla vegetazione fantastica».

D’accordo, ma per chi è “costretto” a vivere in periferia, non trova che gli spazi verdi scarseggino?

«Certo. E piantiamoli pure gli alberi, però facciamo attenzione a non costruire una natura artificiale, per il solo gusto di lavarsi la coscienza. Sa che le dico? Presterei più attenzione ai materiali degli edifici dei quartieri – importantissimi in una ottica di cambiamento climatico – e ad una evoluzione del trasporto pubblico».

In che senso?

«È una conseguenza dell’emergenza sanitaria: con alcuni amici immobiliaristi stiamo pensando a tutta una serie di interventi sul trasporto pubblico nei nuovi quartieri delle città: nel caso di un nuovo lockdown dovremmo farci trovare pronti».

E della partita, immaginiamo facciano parte anche gli ospedali?

«Stiamo lavorando a ad un progetto per un nuovo ospedale nel Salento, tra le città di Maglie e Melpignano: non è una cattedrale nel deserto, o un palazzone isolato dal contesto».

Che cosa rappresenta?

«Per anni, l’ospedale, isolato dal contesto che lo circondava, è stato considerato l’unico luogo di cura: diciamo che stiamo lavorando a un ‘care system’ diffuso sul territorio, e che sia più vicino alla persona. Un vero e proprio luogo di aggregazione e basso impatto ambientale”. E che non sia una espressione buttata lì a caso, l’architetto della sostenibilità lo fa capire, invitando i progettisti delle città del futuro a prendere esempio dal passato: “Ci sarà pure un motivo se il mondo vegetale, che ha quattro milioni e mezzo più di noi, è riuscito ad adattarsi a qualsiasi cambiamento climatico».

27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 18:14)

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