covid,-troppi-contagi,-l’inghilterra-non-riapre-gli-stadi,-richiuderanno-anche-in-italia?

Gli appassionati hanno voglia di sport, ma il Covid-19 in Europa non è svanito con la passata stagione. Mentre in tutto il continente le federazioni di calcio, F1, MotoGp, tennis e altri sport le federazioni ragionano sul ritorno del pubblico sugli spalti, con qualche primo tentativo contingentato, i numeri della pandemia tornano a salire, non tanto in Italia, quanto soprattutto all’estero. Sotto i riflettori la decisione del governo inglese. L’impennata dei casi nel Paese ha spinto il cancelliere Michael Gove a riconsiderare il ritorno dei tifosi allo stadio dal primo ottobre, anche se contingentati. «Teniamo conto delle perdite economiche dei club e del dispiacere dei tifosi, ma questo non è il momento di abbassare la guardia, soprattutto di fronte ai numeri dei contagi», questa la versione he trapela dagli uffici del ministro. Con l’ultima accelerazione di oltre 3.900 contagi in un solo giorno, secondo stime degli esperti, il Regno Unito rischia infatti di ritrovarsi a ottobre con 50mila nuovi contagi ogni 24 ore e 200 morti quotidiani. Nonostante le previsioni, non è mancata una lettera aperta firmata da oltre cento organizzazioni sportive britanniche, Premier League e Football Association comprese, che mettono in evidenza le difficoltà che incontrerà il settore in caso di una estensione delle misure restrittive. «Una crisi economica per la quale serve un intervento e un pacchetto di rifinanziamenti immediato per impedire un definitivo tracollo di tutto lo sport inglese».

Spagna e Francia

In Spagna e Francia i numeri della pandemia sono addirittura peggiori con un’impennata dei casi nel Paese transalpino di anche 13mila al giorno, ma se negli stadi di calcio sono entrate finora fino a 5mila persone per le partite di Ligue1 e Ligue2, per il tennis al Roland Garros che sta per iniziare era stato predisposto l’accesso di 11.500 appassionati sugli spalti, numeri che Macron deve ora rivedere in tempi brevi, se non brevissimi. La riapertura era chiaramente soggetta a un «se le condizioni sanitarie lo permetteranno» ed evidentemente le condizioni di fine agosto e inizio settembre non ci sono più. Da Madrid il più prudente presidente della Liga Javier Tebas ha sempre detto di riaprire gli stadi solo quando ci sarà un vaccino, ma i club stanno proponendo diverse soluzioni, come «mini bolle» concentrate in poche strutture, anche delle Comunità Autonome, dove si svolgeranno la maggior parte delle partite, un po’ come accaduto negli Stati Uniti per l’Nba, ma in circostanze assai diverse.

Germania

In Germania i numeri del Covid-19 sono quelli di aprile, ma le condizioni cambiano da caso a caso. Gli stadi avrebbero riaperto al ritorno del pubblico sugli spalti, almeno per il 20% della capienza totale, ma per l’aumento dei contagi Bayern-Schalke, gara di apertura della Bundesliga, il 18 settembre si è giocata a porte chiuse, invece di ospitare 15mila tifosi. Per MotoGp e F1 le incertezze sono le medesime, con la parziale riapertura, ma la massima prudenza (3mila tifosi sugli spalti al primo Gran Premio di Formula Uno corso al Mugello il 13 settembre). Torna così in bilico anche a scelta di ammettere addirittura 20mila spettatori al Nuerburgring al GP di Germania in programma l’11 ottobre.

Italia

In vendita libera, anche se sempre a ingressi limitati, come avvenuto nel tennis in Italia per gli Internazionali a Roma, ma il calcio italiano? Al momento in Serie A i tifosi sono tornati sugli spalti e i numeri non sono drammatici come negli altri quattro Paesi d’Europa, ma pochi giorni fa la scelta di riaprire gli stadi a mille persone è già stata oggetto di contestazione. Troppo poco per i club, eccessivo per chi vuole mantenere una linea più prudente. I ministri Francesco Boccia, Roberto Speranza e Vincenzo Spadafora stanno valutando un contingentamento degli ingressi secondo la capienza delle strutture, ma tenere la stessa linea in tutte le regioni, un intento già fallito. Per Parma-Napoli e Sassuolo-Cagliari è andata così, ma al Tardini l’ingresso era solo su invito, senza prevendita, mentre per motivi organizzativi a Verona il Bentegodi è rimasto chiuso per Hellas-Roma, nonostante il presidente del Veneto Luca Zaia avesse firmato l’ordinanza per l’accesso di mille tifosi nelle strutture all’aperto e di 700 per i palazzetti sportivi. Non c’è chiarezza su un protocollo unico, ma è possibile che anche in Italia, a dispetto delle scelte politiche, a decidere possano essere ancora una volta i numeri del Covid-19, con un autunno che prevede una ripartenza molto lenta e tanta pazienza per i bilanci delle squadre e per chi vuole tornare a tifare dal vivo.

22 settembre 2020 (modifica il 22 settembre 2020 | 12:23)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *