Salute

Covid-19 e tumori: 7 pazienti su 10 hanno paura ad andare in ospedale (ma promuovono gli oncologi)

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I malati di cancro hanno paura. L’epidemia di Sars-CoV-2 ha colpito duro anche sul fronte psicologico persone che si trovavano a dover fare i conti con una diagnosi di tumore, già di per sé angosciante. E troppi pazienti in Italia temono il virus al punto tale da rinunciare a visite, esami di controllo o persino terapie così da non doversi recare in ospedale.  Gli esiti di una ricerca promossa dall’Università Politecnica delle Marche e dagli Ospedali Riuniti di Ancona su oltre 700 pazienti oncologici provenienti da tutto il territorio nazionale, indicano infatti che il 70% dei malati teme di essere colpito dal virus e di poterlo trasmettere a parenti e amici. Inoltre il 53% degli intervistati ha paura che la chemioterapia possa aumentare le probabilità di contagio e il 35% pensa la stessa cosa dell’immunoterapia.

Un buon dialogo con i medici tranquillizza i pazienti

«Per i pazienti colpiti da tumore esiste davvero un maggiore rischio di essere colpiti da Covid in quanto potenzialmente immunodepressi — chiarisce Rossana Berardi, ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona, che ha coordinato l’indagine —. In caso di contagio la gestione degli effetti negativi del virus sull’organismo risulta molto più complessa. Secondo gli ultimi dati della letteratura scientifica la mortalità dei pazienti oncologici con coronavirus è tripla rispetto alla popolazione generale. Il timore più grande deriva dal fatto che i malati devono frequentare le strutture sanitarie dove potrebbero essere maggiori le probabilità di contrarre l’infezione. La chemioterapia può determinare un’ulteriore immunodepressione in quanto riduce i globuli bianchi: è una delle controindicazioni più insidiose e in questo particolare momento storico viene percepita come ancora più pericolosa. Al tempo stesso viene giustamente riconosciuta la migliore sicurezza di un trattamento innovativo e molto efficace come l’immunoterapia. È utilizzata da diversi anni in un numero crescente di neoplasie e rispetto alla chemio ha minori effetti collaterali anche a livello delle nostre difese immunitarie. Solo un giusto dialogo da parte dei clinici può rassicurare i pazienti e stimolarli a proseguire con le cure oncologiche. Rispettando le norme di sicurezza è possibile continuare a curare i malati anche nei prossimi mesi quando, come sostengono gli epidemiologi, la curva epidemica potrebbe risalire in concomitanza dell’arrivo della brutta stagione».

Gli ospedali si sono organizzati con percorsi appositi

Anche nel pieno dell’epidemia di Coronavirus, durante i mesi del lockdown, il lavoro degli oncologi italiani è proseguito il più regolarmente possibile. Gli interventi indispensabili non sono stati rinviati, chemioterapia e radioterapia sono state effettuate con le dovute precauzioni. Per i consulti e le visite di controllo è stata privilegiata la via telematica. Insomma, nonostante lo tsunami che si è abbattuto sugli ospedali, gli specialisti che curano i malati di tumore hanno fatto del loro meglio per continuare a garantire le cure necessarie, rimandando visite e terapie solo quando era possibile farlo, come in presenza di tumori non aggressivi o di controlli «a lunga scadenza». Bisogna poi tener presente che gli ospedali si sono organizzati con percorsi appositi per limitare il contagio e che il pericolo di morte può essere grande non solo se si contrae Covid-19, ma anche se ad avanzare è il cancro dopo che il paziente ha deciso di sospendere visite o terapie.  «Il malato oncologico è fragile perché soffre già di una patologia molta seria ed è giustamente preoccupato per le sue condizioni e per l’incolumità dei suoi cari — sottolinea Berardi —. È perciò fondamentale riuscire ad instaurare un dialogo corretto, preciso e rassicurante con pazienti e caregiver. Le informazioni che dobbiamo dare, a una categoria molto particolare di uomini e donne, devono essere chiare e via via aggiornate in base alle nuove evidenze scientifiche emerse. Questo sta già avvenendo nei reparti attivi sull’intero territorio nazionale: il 59% dei pazienti sostiene infatti che è stato concesso il giusto tempo, durante i colloqui con i medici, per comprendere le raccomandazioni da seguire in questa situazione d’emergenza».

Oncologi italiani promossi dai pazienti

I risultati della ricerca promuovono l’oncologia italiana per la gestione dell’emergenza Covid: il 93% dei pazienti interpellati dichiara che lo staff sanitario è stato sempre raggiungibile via telefono o mail in questi ultimi mesi. Per il 97% i centri oncologici hanno pienamente rispettato le norme di sicurezza stabilite dalle autorità competenti. Otto malati su dieci ritengono che il personale medico-sanitario abbia dato la giusta attenzione alle loro ansie e preoccupazioni relative alla pandemia. L’89% afferma di avere ricevuto indicazioni precise sui dispositivi di protezione individuale (guanti o mascherine) al momento dell’accesso ai reparti o ai day hospital. «L’indagine dimostra come l’oncologia del nostro Paese sia riuscita finora a contenere gli effetti negativi di una pandemia devastante — conclude Berardi —. I giudizi espressi dai pazienti sono, infatti, largamente positivi sia per quanto riguarda il rispetto delle regole di sicurezza che il livello di assistenza garantito. Tutti noi oncologi siamo stati chiamati a uno sforzo enorme in quella che è stata l’ora più buia del Sistema sanitario nazionale. La ricerca è stata resa possibile grazie al costante e prezioso supporto di Michele Caporossi, direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona e Gian Luca Gregori, rettore dell’Università Politecnica delle Marche — conclude Berardi —. Ringrazio infine Zelmira Ballatore, Filippo Merloni, Nicoletta Ranallo e Lucia Bastianelli per il prezioso aiuto nella realizzazione».

6 luglio 2020 (modifica il 6 luglio 2020 | 18:23)

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